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Appello del Comitato Internazionale di Giuristi in Difesa di Ashraf per il licenziamento immediato di Martin Kobler

Comunicato Stampa rilasciato dal Comitato Internazionale di Giuristi in Difesa di Ashraf – 8 Aprile 2013
Le bugie e le accuse criminali di Martin Kobler contro i residenti dei Campi Ashraf e Liberty sono concordi con le posizioni prese dal Ministro dell’Intelligence iraniano e sono penalmente perseguibili come atti preparatori ad ulteriori crimini contro l’umanità commessi dal regime iraniano e dai suoi complici in Iraq. Appello per il licenziamento immediato di Martin Kobler, per l’assunzione di piena responsabilità su Ashraf e Liberty da parte dell’UNHCR e il ritorno di tutti i residenti ad Ashraf.
Il Comitato Internazionale di Giuristi in Difesa di Ashraf (ICJDA), formato da 8500 giuristi ed avvocati di Europa e Stati Uniti, mette in guardia contro le  bugie criminali e le accuse mosse da Martin Kobler nei confronti dei residenti di Ashraf e Liberty, nonché delle sue attività che consentono al regime iraniano e al governo iracheno di perpetrare ulteriori crimini contro l’umanità a Liberty ed Ashraf e che preparano il terreno ad ulteriori crimini contro i rifugiati iraniani in Iraq.
Le molteplici lettere di Martin Kobler, in particolare prima e dopo il viaggio in Iraq di Moslehi, Ministro dell’Intelligence del fascismo religioso al potere in Iran, riportanti le stesse bugie, le stesse affermazioni e le stesse politiche adottate da Tehran e da Baghdad allo scopo di esercitare pressione sui residenti, sono estremamente sospette.
Queste lettere, che sono state distribuite a Washington, New York e Ginevra, contengono delle accuse  penalmente perseguibili. Queste accuse preparano il terreno per ulteriori bagni di sangue. La verità è che Martin Kobler si rifiuta di rispondere alle ripetute domande, sollevate dai residenti, dai loro rappresentanti e avvocati fino al 9 Febbraio giorno in cui hanno interrotto i loro contatti con lui e riguardanti i dettagli, l’ora e il luogo di tali affermazioni false. Questo fatto rivela ulteriormente i suoi scopi illegittimi. Queste accuse sono  concordi con le dichiarazioni fatte da Moslehi, che aveva definito lo scopo del suo viaggio in Iraq “un coordinamento tra i servizi di intelligence e sicurezza dei due paesi”, “Intrappolare i Monafeqin (= ipocriti, termine usato dal regime per definire i residenti) e cacciarli dal territorio iracheno.” (agenzia di stato iraniana ISNA – 7 Aprile 2013).
Vi sono delle bugie veramente sconcertanti nella lettera del 6 Aprile di Martin Kobler a Maryam Rajavi, alla quale avevano già precedentemente risposto in diverse occasioni il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), i rappresentanti e i legali dei residenti.
L’utilizzo dei bunkers e delle loro pareti da parte dei residenti per scopi che non siano di sicurezza come, conservare cose o creare campi da gioco e cemento armato rinforzato; o utilizzare i sacchetti di sabbia come barriere per separare le diverse sezioni o per costruire un palco sono tra le più ridicole bugie menzionate nella sua lettera.
In un comunicato stampa del 6 Aprile, il CNRI ha replicato a bugie simili disseminate da Martin Kobler in ambito statunitense, europeo e delle Nazioni Unite prima della sua lettera.
Il comunicato recita: “Dopo il viaggio in Iraq del mullah Moslehi, Ministro dell’Intelligence del regime  teocratico, per comunicare gli ordini di Khamenei, Nouri-al-Maliki con la collaborazione di Martin Kobler, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite in Iraq, continua con la solita, infinita storia di diffondere falsità contro i residenti di Liberty. E questo per ingannare la comunità internazionale e giustificare gli intenzionali ritardi nel prendere le misure necessarie per la sicurezza dei residenti.”
Il 5 Aprile il CNRI ha rivelato: “Nel suo rapporto all’ufficio di Khamenei, Moslehi ha sottolineato che Maliki e Faleh Fayyaz lo hanno rassicurato sul fatto che avrebbero trattato i residenti di Camp Liberty nella maniera più dura e che il riposizionamento dei muri a T di protezione, l’estensione dell’area di Camp Liberty, le costruzioni nel campo e l’arrivo dei sacchetti di sabbia richiesti dall’OMPI per aumentare il fattore sicurezza a Camp Liberty, sarebbero stati rifiutati.”
Due mesi dopo l’attacco missilistico del 9 Febbraio e a dispetto delle centinaia di lettere, e-mails e meeting con i funzionari iracheni, statunitensi e delle Nazioni Unite a Liberty, Parigi, Ginevra, New York e Washington, il governo iracheno non ha accettato nessuna delle richieste dei residenti riguardo alla loro sicurezza come il riposizionamento dei 17.500 muri a T che proteggevano i containers, il trasferimento degli elmetti e dei giubbotti anti-proiettile e quello delle attrezzature mediche dei residenti da Ashraf a Liberty, l’aumento dell’area di Liberty ed il permesso di realizzare costruzioni nel campo che verrebbero fatte tutte a spese dei residenti.
Nonostante i residenti e i loro rappresentanti abbiano ripetutamente dichiarato nei loro comunicati e lettere di opporsi veementemente a qualunque intervento di Martin Kobler nelle loro relazioni con l’UNHCR, egli continua con i suoi sabotaggi e le sue falsità a riguardo. Per esempio ha scritto: “…la partecipazione alle interviste dell’UNHCR è ancora lontana dall’essere soddisfacente. Le interviste dell’UNHCR non dovrano essere boicottate …. tutti quelli convocati per le interviste dovranno andarci…”
I rappresentanti dei residenti hanno precisato in diverse lettere il 22, 23 e 24 Febbraio: “Tenendo conto di tutti i precedenti e del sangue che è stato versato a Liberty, i residenti non vogliono e non accettano assolutamente il coinvolgimento di Martin Kobler e dell’UNAMI nel processo per la determinazione del loro status di rifugiati e in qualunque loro relazione con l’UNHCR e non si fidano di loro. Noi, perciò, non risponderemo a nessuna sua lettera riguardantel’UNHCR ed il processo per la determinazione dello status di rifugiati.”
I residenti già in diverse occasioni hanno messo in guardia contro il ruolo di sabotatore ricoperto da Martin Kobler, del suo approfittare a scopo propagandistico dell’offerta dell’Albania di accettare un gruppo di residenti che era stata seguita dal CNRI, dall’UNHCR e dagli Stati Uniti sin dall’inizio del 2012. Ma ancora Martin Kobler insiste nel continuare con questa sua intromissione. A proposito dei residenti ha anche scritto: “… il loro caso potrà essere sospeso se non parteciperanno alle interviste.” Secondo le opinioni di illustri giuristi internazionali, questo è assolutamente illegale ed avviene nonostante egli sappia molto bene che la questione più essenziale per i residenti è la sicurezza comune, che dovrà essere garantita con o senza uno status ufficiale. Non ci si può aspettare che 3000 residenti rinuncino alla loro sicurezza solo perché alcuni di loro andranno in Albania. È divenuto chiaro ormai che persino quelli che possedevano uno status ufficiale non sono risultati immuni all’attacco del 9 Febbraio infatti: o hanno perso la vita o sono rimasti mutilati.
Martin Kobler sta seguendo l’ignobile tattica di ripetere una bugia perché tutti la credano. E ripete: “.. sembra che ci sia ancora l’ordine secondo il quale i nostri osservatori non possono parlare agli individui residenti” e che agli osservatori venga impedito di entrare “…in alcune zone, come nell’area triangolare.” A questa affermazione falsa è stato ripetutamente risposto dettagliatamente, ma ancora si continua a farla. E questo nonostante negli ultimi 14 mesi oltre 2000 residenti siano stati intervistati, in alcuni casi fino a 17 volte, singolarmente o in gruppo, fuori dal campo dallo staff dell’UNHCR con i loro stessi interpreti. Ripetere queste evidenti bugie mira solo a creare una immagine misteriosa del campo facendo credere che alcuni residenti siano stati privati della libertà e che degli atti illegali siano stati commessi nel campo. Martin Kobler si è intenzionalmente rivolto a Maryam Rajavi con lo scopo di attribuire a lei la responsabilità, poiché questo è necessario per giustificare il compimento di un altro bagno di sangue.
Considerando i suddetti fatti, il ICJDA si rivolge ai residenti di Ashraf e Liberty chiedendo loro di stare allerta riguardo alle conseguenze delle attività di Martin Kobler, legate al regime fascista di Khamenei e ai suoi alleati in Iraq, il governo di Al-Maliki. Dato che la questione della sicurezza e protezione non è oggetto di compromesso, l’ICJDA sottolinea anche ciò che segue:
1.Visto che le false affermazioni di Martin Kobler rappresentano una palese minaccia alla sicurezza e all’incolumità dei residenti, l’ICJDA sollecita la formazione di una delegazione investigativa indipendente da parte degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite con la presenza dei rappresentanti e i legali dei residenti, per visitare Camp Liberty, osservare da vicino la verità ed indagare sulle false affermazioni fatte da Martin Kobler.
2.Non solo Martin Kobler non rappresenta realmente le Nazioni Unite, i valori umanitari e i diritti umani, ma le sue affermazioni e le sue azioni stanno chiaramente appoggiando gli spaventosi ed orribili obbiettivi del regime iraniano e dei suoi alleati del governo di Al-Maliki. Questa persona non gode di alcuna legittimità. Maryam Rajavi, il CNRI, i residenti e i loro rappresentanti hanno giustamente dichiarato in diverse occasioni negli ultimi due mesi, che non avranno contatti cono lui in nessun luogo e non risponderanno alle sue lettere. Si sono rifiutati fermamente di incontrarlo quando ha chiesto un meeting lo scorso Febbraio a Ginevra. Nonostante ciò, Kobler sta subdolamente fingendo di essere in contatto con i residenti e i loro rappresentanti. Ha anche falsamente affermato nella sua lettera del 6 Aprile che alla sua precedente lettera aveva risposto il rappresentante dei residenti.
3.Viste le attuali circostanze, la sicurezza del gruppo è la questione più essenziale e l’ICJDA si rivolge agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite perché riportino i residenti ad Ashraf per fornire loro una relativa sicurezza. Il “Manuale dell’UNHCR sulla Sicurezza e i Soggetti Beneficiari” pubblicato a Novembre 2011, sottolinea che in caso di attacco “se il governo ospitante non è in grado o disposto a fornire una sicurezza adeguata e non può garantire l’incolumità e il benessere dei soggetti beneficiari, consideri la possibilità di trasferire il campo o la popolazione dell’insediamento.”

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