sabato, Gennaio 28, 2023
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Amnesty: a rischio la tutela dei dissidenti iraniani di Campo Asraf in Iraq

I sostenitori del gruppo d'opposizione iraniano in Iraq non devono essere sfrattati con la forza: è la denuncia di Amnesty International che interviene a proposito del Campo Ashraf, che si trova a 60 km a nord di Baghdad. 

ImageIl servizio di Fausta Speranza: 

Radio Vaticana, 13 dicembre – Si tratta di un campo che esiste dalla metà degli Anni ’80 e che ospita iraniani dissidenti del regime di Teheran, oltre 3.000 persone di cui 1000 donne. Dopo mesi di intimidazioni, ufficiali del Governo iracheno sono stati inviati nel campo per rimuovere a forza la gente nei prossimi giorni e portarla in altri luoghi interni all'Iraq.

Ma Amnesty International teme che la rimozione forzata dei residenti di Campo Ashraf li esporrà al rischio di arresti arbitrari, torture o altre forme di maltrattamenti e uccisioni illegali. Alcuni di loro corrono anche il rischio di essere riportati in Iran. Sembra sia stata data ai residenti la scadenza del 15 dicembre 2009 per abbandonare il campo. Il Direttore del Progetto per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International, Hassiba Hadj Sahraoui, ha detto che "a fronte di qualsiasi misura che le autorità irachene decideranno di utilizzare contro Campo Ashraf, si dovrà garantire la protezione dei diritti di tutti i residenti in qualsiasi momento” e ha aggiunto che “nessun iraniano che si trova in Iraq ed è a rischio di serie violazioni dei diritti umani in Iran dovrebbe essere costretto con la forza a tornare lì.” Da parte sua, il primo Ministro al-Maliki ha annunciato che i residenti di Campo Ashraf saranno trasferiti nella provincia meridionale di Muthanna. Il governo iracheno ha ripetutamente avvisato che voleva chiudere Campo Ashraf, e che i suoi residenti avrebbero dovuto lasciare l'Iraq, altrimenti sarebbero stati espulsi a forza dal Paese, ma si tratta di persone che abitano lì da 20 anni. Il 28 e 29 luglio scorso le forze di sicurezza irachene hanno invaso il campo e nell’operazione hanno ucciso 9 persone e lasciato molti feriti. Altre 36 persone sono state arrestate. Sono state rilasciate il 7 ottobre dopo ben 3 sentenze di rilascio da parte del tribunale competente. Erano in cattive condizioni di salute per i maltrattamenti subiti e per lo sciopero della fame fatto per tutta la durata della detenzione.

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