mercoledì, Febbraio 1, 2023
HomeNotizieResistenza IranianaAmb. Giulio Terzi: Restituire agli iraniani a Camp Liberty le loro armi...

Amb. Giulio Terzi: Restituire agli iraniani a Camp Liberty le loro armi per difesa personale

“L’eccezionale leadership del PMOI nelle mani di Madame Rajavi, la sua immediata e inequivocabile condanna dell’attacco terroristico di Parigi compiuto in nome del Profeta e il suo coraggio nel difendere i valori umani, conferisce una forza speciale alla celebrazione della Giornata Internazionale della Donna”.

“Una giornata nella quale i nostri pensieri e le nostre preghiere devono essere rivolte prima di tutto alle donne e ai membri del PMOI uccisi in modo atroce o abbandonati senza assistenza medica a Camp Liberty e a Campo Ashraf”.

Testo del discorso di Giulio Maria Terzi, ex-Ministro degli Esteri italiano, al gran raduno tenutosi a Berlino in occasione della Giornata Internazionale della Donna, il 7 Marzo 2015.

Madame Maryam Rajavi,

Illustri ospiti di questo gran raduno,

Cari Amici di Camp Liberty, donne e uomini a cui era stata garantita piena sicurezza dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti nella maniera più ufficiale, lasciatemi dire che ciò che sta accadendo ora a Baghdad richiede misure immediate per la vostra difesa e protezione. Il minimo che si deve fare è permettervi di riottenere le vostre armi per difesa personale che già possedevate.

La Giornata Internazionale della Donna 2015, giunge in un momento molto critico per le nostre società e le nostre culture.

In una maniera mai sperimentata prima in tempi moderni, due diverse ma ugualmente pericolose, razze di fondamentalisti stanno minacciando le basi stesse di un ordine mondiale pacifico e sicuro.

Stanno facendo ogni sforzo per dimostrare il più assoluto disprezzo persino per il più elementare concetto di umanità. Terrorizzano intere popolazioni con le più orribili esecuzioni, torture, rapimenti, pene brutali, lapidazioni, amputazioni di arti e con la repressione delle libertà religiose e politiche.

Una vasta coalizione internazionale è al momento impegnata in una battaglia cruciale contro lo Stato Islamico. Ma potremo vincere questa battaglia solo se ci sarà una vittoria finale per la libertà e la democrazia in Iran.

Una risposta efficace allo jihadismo sunnita e sciita, potrà scaturire solo dal mondo musulmano stesso.

Coloro che abbracciano una visione tollerante, pluralistica e democratica per le loro società devono assumerne la guida. Una convinzione profondamente radicata negli insegnamenti morali e politici di Massoud Rajavi.

Già nel 1983, durante un periodo di estrema violenza per la rivoluzione teocratica iraniana e di repressione contro tutti gli oppositori politici, Massoud Rajavi definì l’Islam con queste parole profetiche: “Una caratteristica peculiare dell’Islam in cui noi crediamo, è la sua natura democratica. Questo Islam riconosce i diritti delle altre religioni, opinioni e scuole di pensiero”.

Madame Rajavi sta guidando e sostenendo in modo ammirevole gli enormi sforzi del PMOI per l’affermazione della libertà religiosa, la separazione tra stato e religione, l’uguaglianza tra i sessi in Iran e in tutto il mondo musulmano.

Se il fondamentalismo islamico è il comune nemico delle società occidentali e musulmane, si deve accrescere la consapevolezza della necessità di fermare sia gli estremisti sunniti che gli sciiti, che marciano per conquistare, soggiogare e terrorizzare intere popolazioni in Siria, Iraq e Yemen.

L’eccezionale leadership di Madame Rajavi, la sua immediata ed inequivocabile condanna dell’attacco terroristico di Parigi compiuto in nome del Profeta e il suo coraggio nel difendere i valori umani, conferisce una forza speciale a questa celebrazione della Giornata Internazionale della Donna.

Una giornata nella quale i nostri pensieri e le nostre preghiere devono essere rivolte innanzitutto alle donne ai membri del PMOI che sono stati uccisi o abbandonati in modo atroce senza assistenza medica a Camp Liberty e a Campo Ashraf.

In questa Giornata Internazionale della Donna, i nostri pensieri e le nostre preghiere devono andare a quelle come Neda Agha-Soltan, ferocemente uccisa solo perché aveva osato manifestare contro le elezioni presidenziali truccate. O a quelle come Reyhaneh Jabbari, impiccata solo perché voleva proteggere la sua dignità di donna e di essere umano. E’ il loro coraggio e la loro integrità che dobbiamo onorare oggi in maniera particolare.

In questa occasione, così importante per la memoria di quelli che hanno combattuto per i diritti delle donne in Iran, lasciatemi ricordare una scrittrice italiana, che per lungimiranza e  impegno non è stata seconda a nessuno: Oriana Fallaci.

Molto presto Oriana fu estremamente preoccupata per la Rivoluzione Iraniana e per l’interpretazione dell’Islam di Khomeini. Non perse nessuna occasione per denunciare il pericoloso radicalismo che aveva sostituito l’iniziale spinta democratica in Iran. Le sue parole risuonano ancora.

“Dobbiamo prendere posizione. La nostra debolezza in Occidente è nata dalla cosiddetta obbiettività. L’obbiettività non esiste. La parola è ipocrisia. A volte la verità sta solo da una parte. Nel momento in cui rinunci ai tuoi principi e ai tuoi valori, sei morto, la tua cultura è morta, la tua civiltà è morta. Punto”.

L’incontro di Oriana con l’ayatollah Khomeini resta ancora un formidabile esempio di giornalismo non-convenzionale ed un momento di verità.

La Fallaci era arrivata a Qum ed aveva aspettato dieci giorni prima che Khomeini la ricevesse. Seguendo le indicazioni che le erano state date dal nuovo regime, arrivò alla casa dell’ayatollah scalza e avvolta in uno chador. Immediatamente scatenò una raffica di domande. Sulla chiusura dei giornali di opposizione, sul maltrattamento della minoranza curda iraniana, sulla moltitudine di esecuzioni sommarie praticate dal regime.

Quando Khomeini rispose che alcune delle persone uccise lo meritavano perché erano stati dei brutali servitori dello Scià, Oriana raddoppiò le domande: “E’ giusto sparare ad una povera prostituta o ad una donna infedele al marito o ad un uomo che ama un altro uomo?” L’ayatollah fu spietato: “Ciò che porta la corruzione” disse “deve essere estirpato come le erbacce che infestano un campo di grano”.

Oriana continuò ponendo domande offensive sul trattamento delle donne nel nuovo Stato Islamico e Khomeini replicò che le donne che avevano contribuito alla rivoluzione non erano come la Fallaci “che va in giro a capo scoperto strascinandosi dietro un codazzo di uomini”. E fu a quel punto che Oriana Fallaci si strappò via lo chador. Quella fu un’espressione di libertà e di ricerca della verità per Oriana Fallaci, una grande donna e una donna libera del nostro tempo.

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,635FollowersFollow
40,910FollowersFollow