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525.000 persone in Iraq – la Provincia di Diyala firma una dichiarazione di condanna del massacro ad Ashraf, sollecitando la protezione delle Nazioni Unite dei residenti

Comunicato Stampa: Consiglio Nazionale delle tribù in Iraq – provincia di Diyala
 Luglio 2011

I Mojahedin sono gli ospiti stimati del’iraq e di Diyala, la loro presenza ad Ashraf è un imperativo nazionale per gli iracheni; il loro spostamento in Iraq sarebbe un preludio al loro massacro.

La Segreteria del Consiglio Nazionale delle Tribù in Iraq è orgogliosa di annunciare che oltre 525 mila residenti in provincia di Diyala hanno firmato una dichiarazione in cui hanno condannato fermamente il brutale attacco da parte delle forze sotto comando di Nouri al-Maliki contro Ashraf in data 8 aprile 2011. Essi hanno dichiarato che la presenza dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI / MEK) in Iraq e ad Ashraf è in linea con gli interessi nazionali dell’Iraq. Hanno inoltre definito le pressioni imposte ai residenti di Ashraf, in quanto si riferiscono a un’espulsione dall’Iraq o ad uno spostamento in Iraq, misure che servono gli interessi del fascismo religioso al potere in Iran, che è nemico di entrambe le nazioni.

I firmatari sono stati tutti gli adulti di età superiore ai 18 anni e la dichiarazione comprende i loro nomi, insieme con indirizzi specifici e disponibili, che sono stati confermati e convalidati da sceicchi tribali, avvocati, giuristi e figure di fiducia a livello locale.

La dichiarazione afferma:

Per anni, il regime iraniano ha mandato squadroni della morte, commesso omicidi, contrabbandato varie armi, munizioni, e ha inviato apparecchi radio e televisivi, creando una serie di asserviti mezzi di comunicazione, in modo da intervenire giorno e notte negli affari interni dell’Iraq.
Nel suo tentativo di dominare completamente l’Iraq, il regime iraniano ha deciso di distruggere le basi culturali, economiche e sociali della nostra società.

Attraverso il loro grido di “Iran, via, via” durante le sue persistenti proteste, il popolo iracheno ha proclamato a gran voce al mondo intero il suo odio nei confronti di questo regime e della sua ingerenza.
Uno degli aspetti più significativi di questa ingerenza è lo sforzo isterico di annientare i residenti di Ashraf, che sono stati nostri ospiti negli ultimi 25 anni e che ci hanno portato nulla, se non la gentilezza e il senso di fratellanza.

Continuando tali sforzi, il regime iraniano cerca di coprire sia le sue crisi interne che il suo isolamento internazionale. Vuole anche togliere la più forte barriera politica e culturale che si oppone alla sua ingerenza in Iraq ed al suo espansionismo religioso estremista.
Il feroce attacco dell’8 aprile contro Ashraf da parte delle forze sotto il comando di al-Maliki per ordine del dittatore di Teheran ha lasciato 36 martiri, tra cui 8 donne, e oltre 350 membri feriti dell’OMPI. Questo attacco ha provocato una forte avversione e condanna tra tutti gli iracheni di tutte le tribù e gruppi.

Per il popolo arabo, il popolo dell’Iraq e di Diyala, tollerare questo crimine equivarrebbe a provocare vergogna e disonore.

L’Ambasciata del regime iraniano a Baghdad ha utilizzato i suoi agenti nella provincia di Diyala per cercare di minacciare e adescare i suoi residenti, allestendo ridicole messe in scena, al fine di ritrarre popolo iracheno come un sostegno dei piani di espellere l’OMPI dall’Iraq. In questo modo, vuole lavare il sangue dalle mani del governo che lo sostiene e spianare la strada per la perpetrazione di crimini futuri.

Ma il regime è molto sbagliato.
 
Noi, il popolo di Diyala, vediamo l’OMPI come nostro gradito ospite, e consideriamo la loro presenza in Iraq e ad Ashraf come un imperativo nazionale contro l’ingerenza del regime iraniano.
Noi, sottoscritti:

1. Avvertiamo il governo iracheno di astenersi da ulteriori salassi ad Ashraf, e rivolgersi alle forze armate per evitare il fuoco o l’attaccare contro l’OMPI.

2. Appello a tutte le parti indipendenti e nazionaliste, ai membri del Parlamento e ai leader religiosi, di condannare a gran voce i crimini commessi l’8 aprile e di evitare che l’attuale governo continui i suoi crimini contro Ashraf per ottenere l’appoggio da parte del regime iraniano.

3. Dichiarare che i residenti di Ashraf hanno avuto presenza legale in Iraq per 25 anni, e sono considerati rifugiati politici in conformità della Quarta Convenzione di Ginevra. La loro presenza in Iraq è in linea con gli interessi del popolo iracheno. Pertanto, la decisione del governo iracheno di espellere dall’Iraq viola le leggi e le convenzioni internazionali e cerca di adempiere alle richieste del regime iraniano di annientare i residenti di Ashraf.

4. Sollecitare le Nazioni Unite e gli Stati Uniti a proteggere l’OMPI ad Ashraf finché rime lì, e di condannare con forza la proposta di spostare i residenti in Iraq, che è essenzialmente un complotto da parte del regime iraniano e dei suoi mercenari per assassinare i residenti iracheni.
5. Sostengono fortemente la soluzione proposta dal Parlamento europeo, così come le sue condizioni ed esigenze, e chiedono il ritiro immediato delle forze armate dall’Iraq, l’accesso gratuito per i residenti alle risorse mediche, la fine immediata dell’assedio, il perseguimento dei responsabili del massacro dell’8 aprile, e la restituzione dei beni rubati ad Ashraf.

Il Segretariato del Consiglio Nazionale delle tribù in Iraq – Diyala
2 luglio 2011
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La dichiarazione dei 525.000 residenti di Diyala, che è stata presentata ai giornalisti dal Segretariato del Consiglio Nazionale delle Tribù in Iraq, include firme di oltre 100 membri delle tribù della provincia irachena di Diyala.
Secondo l’Alto Commissariato per le Elezioni, Diyala, dove si trova Ashraf, aveva una popolazione di circa 1,3 milioni alla fine del 2009, immediatamente prima delle elezioni parlamentari. La Commissione ha annunciato al momento che più di 813.000 persone sopra i 18 anni di età sono stati ammessi al voto nella provincia.

 

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