martedì, Febbraio 7, 2023
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200° giorno del sit-in dei familiari e sostenitori dei residenti di Ashraf sit-in davanti sede delle Nazioni Unite – Ginevra

Giuristi internazionali, sostenitori dei diritti umani, figure politiche e parlamentari svizzere avvertono: gli ostacoli governo iracheno nel lavoro dell’UNHCR ad Ashraf stanno gettando le basi per la strage dei residenti

CNRI – 200° giorno del sit – in di parenti e sostenitori dei residenti di Ashraf a Ginevra, in una conferenza stampa tenuta nell’ufficio stampa della città, importanti giuristi internazionali, sostenitori dei diritti umani, personaggi politici e parlamentari svizzeri hanno condannato fermamente l’ultimatum illegale del governo iracheno per chiudere Campo Ashraf entro la fine dell’anno. Hanno avvertito che per volere del regime iraniano, il governo iracheno sta invece ricorrendo a vari ostacoli per impedire il lavoro dell’UNHCR ad Ashraf al fine di preparare il terreno per il massacro dei residenti.
I relatori alla conferenza stampa hanno compreso: Geoffrey Robertson (QC), il giurista britannico di primo piano, e ex giudice della Corte delle Nazioni Unite sui crimini di guerra in Sierra Leone, il Prof. Eric David, Presidente del Centro di Diritto Internazionale, la Libera Università di Bruxelles; Yves Bonnet, Governatore onorario ed ex capo dell’Organizzazione francese antiterrorismo (DST), Christiane Perregaux, co-presidente dell’Assemblea Costituente del Consiglio di Ginevra, Jean-Charles Rielle e Eric Voruz, i membri del Parlamento federale svizzero; Gianfranco Fattorini, co-presidente del Movimento contro il Razzismo e per l’Amicizia fra i Popoli (Mrap), il professor Alfred Zayas, alto consigliere legale dell’Alto Commissario per i Diritti Umani per 22 anni, e il signor Abol-Qassem Rezai, che ha parlato a nome dei familiari dei residenti di Ashraf.
La Conferenza è stata presieduta da Eric Sotas, ex presidente dell ‘Organizzazione Mondiale contro la Tortura e una prominente figura svizzera dei diritti umani.
 
I relatori hanno sottolineato che a seguito delle petizioni di ogni singolo residente di Campo Ashraf, l’UNHCR ha fatto un passo positivo il 13 settembre, annunciando il riconoscimento dei residenti di Ashraf come richiedenti asilo, chiedendo che loro diritti siano rispettati. Tuttavia, nonostante siano trascorsi di 50 giorni e con tutta la flessibilità dimostrata dalla leadership del campo e dei residenti di Ashraf, nessuna misura concreta è stata presa in questo senso a causa del continuo ostruzionismo del governo iracheno e degli ostacoli per volere del regime iraniano.
I relatori hanno sottolineato che vero obiettivo del governo iracheno – che Teheran ha imposto – è quello di ammazzare il tempo durante i restanti 50 giorni per ricorrere a tattiche diverse compresa la questione del luogo delle richieste UNHCR, o che i residenti di Ashraf non abbiano il diritto di tornare al campo dopo aver lasciato Ashraf per le richieste all’UNHCR. Alla fine dell’anno il governo iracheno sta cercando di annunciare che le procedure non sono progredite e l’unica soluzione è quella di chiudere il campo a tutti i costi. Questo significherà il massacro degli abitanti indifesi di Ashraf, una catastrofe umanitaria del tutto evitabile.
Autorità di primo piano presenti alla conferenza hanno chiesto la proroga del termine illegale per chiudere Ashraf, l’UNHCR, ONU, USA e UE di annullare immediatamente le barriere per l’UNHCR per avviare il suo processo per quanto riguarda i residenti di Ashraf nel più breve tempo possibile e riconfermare il loro status di rifugiati; e osservatori delle Nazioni Unite da stazionare ad Ashraf per i diritti dei residenti da rispettare fino al loro trasferimento in paesi terzi.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
11 novembre 2011
 
 
 

 

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