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La protesta dei parlamentari italiani alla decisione della procura di Svizzera a chiudere il fascicolo dell’assassinio del Prof. Kazem Rajavi

EDITORIAL: Swiss Send Wrong Message to Iran

Roma 17 Giugno 2020
Siamo rimasti scioccati nell’apprendere che la Procura della contea di Vaud in Svizzera ha deciso di chiudere presto il fascicolo relativo all’assassinio del professor Kazem Rajavi. Terroristi inviati da Teheran assassinarono il professor Rajavi, fratello del leader della Resistenza iraniana Massoud Rajavi, rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) in Svizzera nonché suo rappresentante nel quartier generale europeo delle Nazioni Unite a Ginevra, alla periferia di Ginevra il 24 aprile 1990. Il professor Rajavi era uno dei più importanti sostenitori dei diritti umani. La decisione di chiudere il fascicolo è un insulto alla giustizia e una violazione dei valori democratici e dei diritti umani, in nome di un opportunismo politico che incoraggia il fascismo religioso al potere in Iran a compiere ulteriori omicidi impunemente.
Il 20 marzo 2006 il giudice investigativo nella contea di Vaud ordinò l’arresto dell’allora ministro dell’Intelligence iraniano Ali Fallahian per la sua complicità nell’assassinio. Secondo documenti e rapporti del CNRI, oltre a Fallahian, Ali Khamenei, il leader supremo del regime iraniano, l’allora ministro degli Esteri Ali Akbar Velayati e Hassan Rouhani, all’epoca rappresentante di Khamenei nel Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale del regime e Segretario del Consiglio stesso, furono coinvolti in questo omicidio e in quelli di molti dissidenti all’estero. I tribunali di Germania e Argentina hanno emesso mandati di arresto internazionali per numerosi di tali casi.
Il mandato di arresto di Ali Fallahian recita: “L’esecuzione di Kazem Rajavi fu pianificata con cura. Le squadre del commando arrivarono in Svizzera nell’ottobre 1989, poi alla fine di gennaio e all’inizio di febbraio del 1990 e infine dal 10 al 24 aprile 1990 […]. Le indagini hanno rivelato che 13 persone furono coinvolte nella preparazione e nell’esecuzione dell’omicidio. I tredici avevano passaporti di servizio iraniani con il marchio “in missione” stampato. Alcuni di questi documenti erano stati rilasciati simultaneamente a Teheran nello stesso giorno […]. I passaporti di servizio iraniani erano stati rilasciati solo per ordine del ministero sotto la guida di Ali Fallahian e furono confiscati nello stesso aeroporto quando gli esecutori tornarono in Iran. Tutti i passaporti di servizio delle 13 persone i cui nomi sono stati menzionati sopra erano stati rilasciati in Via Karim Khan a Teheran. Due edifici in questa strada sono il quartier generale di una sezione del servizio di intelligence iraniano, Vavak”.
Il terrorismo e i crimini contro l’umanità non sono soggetti a prescrizione, in particolare nel caso di un regime in cui un ambasciatore e sei diplomatici sono stati espulsi per aver partecipato a tentativi di omicidio contro dissidenti solo negli ultimi due anni, e un altro diplomatico è stato in carcere in Belgio per quasi due anni per il suo complotto criminale per attaccare con esplosivi un grande raduno di iraniani a Parigi il 30 giugno 2018.
Gli accordi economici e le considerazioni politiche non giustificano mai i cedimenti al terrorismo. Rivolgiamo pertanto un appello al Presidente della Confederazione Svizzera, ai ministri degli Affari Esteri e della Giustizia, nonché al Procuratore Generale e al Procuratore della contea di Vaud e alle altre autorità svizzere competenti affinché siano emessi mandati di arresto internazionali per coloro che sono noti come mandanti e autori materiali di questo crimine e, se necessario, essi siano processati in contumacia perché sia fatta giustizia.
Rivolgiamo un appello a tutti i difensori dei diritti umani, ai parlamentari e alla società civile in Svizzera affinché chiedano alle autorità di continuare a perseguire la giustizia su questo caso.
L’azione penale contro i criminali è il modo migliore per affrontare il terrorismo; la chiusura di questo fascicolo facilita e promuove più terrorismo.

Comitto Italiano Parlamentari per Iran Libero

 

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