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L’incidente navale rivela il modello di disinformazione del regime iraniano

Una nave della marina iraniana è stata silurata e affondata da un missile partito da un’altra nave, sempre iraniana, durante un’esercitazione navale e nell’incidente hanno perso la vita almeno 20 membri dell’equipaggio.
Tale episodio ci permette, ancora una volta, di constatare come la disinformazione perpetrata dal regime iraniano sia fondamentale per tenere in vita un potere ormai inviso all’intera popolazione. Le prime notizie sull’accaduto, riportate dai media nazionali, facevano trapelare una certa mancanza di coordinamento tra il lavoro che doveva svolgere il Konarak e l’esercitazione navale del Jamaran, tanto che questi ha finito col colpire involontariamente il suddetto Konarak con i suoi missili.
Ma, questa versione dell’accaduto è stata quasi subito ritrattata, lasciando posto ad illazioni su presunti guasti tecnici, dovuti ad una fantomatica “guerra elettronica” messa in atto dal nemico, ossia gli USA.Tutto l’apparato di informazione statale, e quindi del regime, si è subito prodigato a limitare i danni d’immagine e di reputazione della marina militare su cui il governo iraniano investe tantissime risorse, sottraendole al fabbisogno economico-sociale della popolazione.
In breve tempo il racconto ometteva di citare i missili e invece di fornire un resoconto accurato e dettagliato, poneva l’accento su presunti colpevoli.
Le trasmissioni televisive si sono servite di foto di repertorio del Konarak attraccato al porto di Jask per smentire l’inabissamento della nave.
Nel medesimo contesto si sono svolti i funerali di stato per le vittime, che Khamenei ha dichiarato “martiri”: atto ingannevole per silenziare qualsiasi voce critica a riguardo.
Il burattinaio di tutta questa pantomima è lui, la guida suprema, Khamenei e mettere in discussione il suo giudizio è considerato tabù all’interno dell’entourage clericale.
Qualsiasi commento pubblico ritenuto “offensivo”per il leader supremo può essere oggetto di pene severissime, tanto che la magistratura vi si appella per garantire la condanna dei prigionieri politici.
Nonostante l’impegno del regime nel celare la verità, ci sono stati tentativi di far emergere quanto in realtà fosse accaduto e l’esercito per contrastare ciò ha pubblicato un video su un sito web affiliato in cui si fa riferimento ad un guasto tecnico.
Il copione del malfunzionamento tecnico lo abbiamo già visto mettere in scena a gennaio, quando il sistema di difesa antimissilistico gestito dall’Islamica Revolutionary Guard Corps causò l’abbattimento di un volo dell’Ucraina International Airlines, partito da Teheran, uccidendo tutte le 176 persone a bordo.
I tentativi del regime di negare la sua responsabilità durarono solo tre giorni circa, prima che le immagini satellitari e alcuni video mostrassero al mondo intero che due missili avevano colpito l’aereo di linea. Una volta emersa la volontà di voler deliberatamente ingannare l’opinione pubblica, la reazione del popolo iraniano non si è fatta attendere: proteste nei campus universitari e in moltissime città, segnando una nuova impennata del sentimento antigovernativo dopo la rivolta nazionale di due mesi prima. Tutte queste reazioni di massa hanno una forte impronta politica e il loro scopo è quello di porre fine ad uno dei più sanguinari regimi al mondo.Quando, a marzo, l’Iran si è trovato a fronteggiare un grave focolaio di coronavirus, un think tank, vicino a Khamenei, ha pubblicato un’analisi in cui la fiducia degli iraniani a proposito delle notizie dei media nazionali e statali era crollata proprio dopo l’incidente all’Ukraine Airlines, pertanto difficilmente gli iraniani avrebbero creduto alle notizie sulla pandemia. Il regime continua la sua disinformazione sulla crisi, servendosi dei canali nazionali.
Hossein Ashtari, capo delle forze di polizia, il 9 maggio ha annunciato che 320 cittadini stavano per essere accusati di “ fomentare l’opinione pubblica” e che la Cyber Police del regime aveva identificato e “ gestito in modo deciso” 1300 siti web che avevano avuto un ruolo nel contraddire le narrazioni ufficiali.
La censura in Iran è tra le più gravi al mondo, lo è sempre stato, durante le manifestazioni di novembre il regime ha bloccato l’accesso ad internet come risposta repressiva al dissenso popolare. Come per il recente incidente navale, il tentativo da parte del regime di non fornire informazioni dettagliate sul coronavirus va esaminata nell’ottica di una crescente preoccupazione a giustificare le scelte fatte da Khamenei nell’affrontare la crisi legata al covi-19. Dall’11 aprile, infatti, il regime ha iniziato ad allentare la quarantena per far riprendere le attività economiche del paese, nonostante l’epidemia fosse tutt’altro che sotto controllo, con l’intento di evitare rivolte popolari per la mancanza di un welfare che sopperisse alla mancanza di guadagno dovuto alla quarantena. Così ancora una volta la vita del popolo iraniano viene calpestata per i soliti interessi di potere.Alla luce di questi avvenimenti, la signora Maryam Rajavi,presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha dichiarato:”Per Khamenei e Rouhani la vita e il benessere del popolo sono privi di valore.Vogliono solo proteggere il loro regime dalla minaccia della rivolta. La decisione nefasta di mandare le persone al lavoro è un crimine contro l’umanità e causerà un numero infinito di vittime per il covi-19 in Iran”