mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Le vite dei prigionieri politici nelle carceri iraniane sono sempre più in pericolo a causa del propagarsi del Coronavirus

La gravità della situazione è tale da aver costretto, sabato, lo stesso presidente Hassan Rouhani a riconoscere il dilagare del contagio da Covid-19 nelle strutture di detenzione. In particolare, Rouhani, ha dichiarato che, in un carcere, risulterebbero positivi al Coronavirus 100 detenuti su 120. Il contagio, presumibilmente, è stato introdotto da qualcuno positivo, diventato, a sua volta, oggetto di detenzione. E cosi, dopo mesi di censura su i reali effetti catastrofici dell’epidemia, sia per la perdita di vite umane, che secondo i Mojahedin del popolo iraniano (Pmoi/Mek) finora ha causato la morte di oltre 40.500 persone, sia per l’aggravarsi della già persistente crisi economico-sociale il regime ha dovuto affrontare l’argomento con tale ammissione. In generale, tutta la gestione dell’emergenza sanitaria per il Covid-19, da parte dei funzionari iraniani, è stata fin da subito, fallimentare per l’intero paese, quindi si può solo immaginare l’entità del disagio, che il contagio ha causato nelle affollatissime carceri iraniane. Qui, inevitabilmente, si sone registrate infezioni di massa e moltissimi detenuti sono in seguito deceduti. Questo drammatico scenario non ha impedito al regime di effettuare numerosi arresti, invece di alleggerire la situazione carceraria e mettere in sicurezza prigionieri; molteplici, infatti, sino stati gli imprigionati tra gli oppositori politici e tra coloro hanno espresso un giudizio reale sull’argomento Coronavirus e quanto ne deriva. Di recente sono stati arrestati anche due studenti, molto noti per la loro preparazione intellettiva (elite), a dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, di quanto sia dura e terribile la repressione del regime e di quanto conti poco la vita del popolo iraniano e, in modo particolare, dei detenuti per coloro che avrebbero il dovere di proteggere e tutelare. In occasione del capodanno iraniano, la propaganda menzoniera dei Mullah aveva gridato hai quattro venti di avere liberato migliaia di detenuti, in realtà tutti i detenuti sono rimasti al loro posto e, con l’avanzare ineluttabile del contagio e la precarietà delle strutture igenico sanitarie, hanno dato origine a numerose sedizioni in molti penitenziari. Tutte le rivolte sono state represse in uno spargimeto di sangue e la risposta del regime alle loro richieste di sicurezza è stata la giustizia sommaria dicoloro che erano insorti. La situazione carceraria è tutt’ora molto grave, sopratutto per i prigionieri politici a causa dell’ ulteriore inasprimento delle misure di detenzione. Il consiglio nazionale della resistenza iraniana (NCRI) ha diffuso alcuni documenti della organizzazione dell’emergenza dell’iran secondo cui il regime a conoscenza della diffusione del virus Covid-19 fin da gennaio, ma per incrementare l’affluenza alle elezioni parlamentari, poi boicottate comunque dalla popolazione, aveva, deliberatamente, negato la presenza del contagio in territorio iraniano. Neanche in seguito, quando l’epidemia era ormai palese, ha elaborato un piano per il contenimento del virus e la quarantena per il popolo iraniano è arrivata quando la situazione era fuori controllo. Gli iraniani sono stati sottoposti ad una quarantena senza nessun ammortizzatore economico-sociale per le fasce più deboli né per tutti coloro costretti a chiudere le loro attività e a lasciare i loro posti di lavoro. Così intere famiglie si sono aggiunte al già numeroso esercito della fame. Questo scenario è il prodotto della profonda corruzione, che vice nelle istituzioni iraniane e per mantenere i propri privilegi adotta politiche economiche che causano sempre più sofferenza e disagio alla intera popolazione. Alla fine, per evitare che il paese, ormai allo stremo, potesse insorgere, il regime ha riaperto le attività economiche a discapito della salute di milioni di esseri umani. Alla luce di tutto ciò, la Signora Maryam Rajavi, presidente eletto del NCRI, chiede con forza e determinazione che la comunità internazionale, il segretario generale delle nazioni unite, l’alto commisario per i diritti umani, il consiglio per i diritti umani e i relatori speciali delle nazioni unite, dovrebbero intervenire immediatamente per fermare le esecuzioni dei prigionieri e metterli in sicurezza. Per prevenire, nelle carceri iraniane, una catastrofe umanitaria già annunciata.

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