mercoledì, Novembre 30, 2022
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Epidemia di coronavirus in Iran: censura e inazione da parte del regime condurranno a una catastrofe umanitaria nelle prigioni

Coronavirus outbreak in Iran: Regime’s cover-up and inaction will result in humanitarian catastrophe in prisons

Rapporti ottenuti dall’Organizzazione del Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI / MEK) indicano che, a causa della diffusione del coronavirus e dell’inazione e della censura da parte del regime, la situazione nelle carceri iraniane è diventata molto grave.
Gli effetti della diffusione del COVID-19 sono terribili. La maggior parte dei prigionieri nel Reparto 4 della prigione di Evin è stata infettata dal coronavirus e soffre di tosse secca, febbre, brividi e diarrea.
Dall’inizio dell’epidemia di coronavirus in Iran, il regime dei mullah, al fine di evitare una rivolta popolare, è ricorso a un insabbiamento criminale e all’inazione. Il regime ha cercato di minimizzare la crisi. La gente non è stata allertata e il periodo di quarantena è iniziato molto tardi e non è stato accompagnato dal sostegno finanziario alla popolazione da parte del governo. Pertanto, il popolo iraniano è stato devastato dalla povertà e dalla fame. Temendo che un esercito di persone affamate si sollevasse, il regime ha costretto la gente a tornare al lavoro, accettando il rischio che ci sarebbero state più vittime e la possibile indignazione sociale.
La situazione nelle carceri iraniane era più deplorevole. Invece di rilasciare prigionieri o migliorare le strutture igieniche, il regime ha ulteriormente aumentato le misure oppressive e negato ai detenuti l’accesso alle cure mediche.
Il sistematico insabbiamento e le misure oppressive da parte del regime hanno provocato decine di ribellioni di detenuti che giustamente chiedono di essere rilasciati. Tuttavia, il regime ha risposto con proiettili. Decine di detenuti sono stati uccisi. Mostafa Salimi e due rei minorenni, Shayan Saeedpor e Danial Zeinolabedini, sono stati uccisi, i primi due per impiccagione e il terzo sotto tortura, per avere partecipato alle rivolte.
I disordini nelle prigioni in varie città del Paese hanno indebolito le argomentazioni del regime e indicato che le sue affermazioni erano ingannevoli e che i prigionieri, in particolare i prigionieri politici, sono ancora rinchiusi in condizioni estremamente pericolose.
Sebbene la destabilizzazione del controllo delle carceri da parte del regime dimostri la profondità della sua instabilità e della sua disperazione nel controllo dell’esplosiva società dell’Iran, che si trova in una prigione di fatto più grande, la decisione criminale del regime di non rilasciare i prigionieri non dovrebbe essere ignorata.
Il regime iraniano, attraverso i suoi lobbisti e apologeti, ha cercato di usare il coronavirus come una leva della pressione sulla comunità internazionale per revocare le sanzioni. Il regime cerca di descrivere le sanzioni degli Stati Uniti, che hanno in effetti paralizzato la sua macchina del bellicismo e il suo finanziamento del terrorismo, come motivo dell’elevato tasso di mortalità del coronavirus in Iran.
Il modo in cui i mullah gestiscono la situazione nelle carceri e il loro approccio nei confronti dei detenuti bastano a rendere evidente quanto sia falsa tale affermazione. Pertanto, è dovere della comunità internazionale non soccombere al ricatto del regime e intervenire immediatamente per evitare una catastrofe umanitaria nelle carceri iraniane.
La signora Maryam Rajavi, presidente-eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha espresso sgomento per l’inazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sullo stato eclatante dei prigionieri in Iran. Ha detto: “I prigionieri politici di Evin e di altre carceri hanno contratto il coronavirus, ma il regime non li sta rilasciando, né mettendo in quarantena, né curando”. Questa è morte per logoramento. Allo stesso tempo, il regime sta effettuando una serie di impiccagioni anche nel mese di Ramadan per intimidire e terrorizzare il popolo, comprese le impiccagioni di oggi nelle carceri di Urmia e Sanandaj.
La signora Rajavi ha nuovamente esortato la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza, ad agire per fermare le esecuzioni e garantire la liberazione di prigionieri, in particolare dei prigionieri politici. Ha aggiunto: “Il silenzio nei confronti delle atrocità perpetrate nelle carceri dal regime clericale equivale a ignorare i principi umanitari che l’umanità ha offerto a milioni di vittime”.

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