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Una conferenza nei Paesi Bassi denuncia il regime iraniano per le violazioni dei diritti umani e sostiene il CNRI

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Il 9 dicembre, alla vigilia della Giornata dei diritti umani e dell’anniversario dell’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran ha tenuto una conferenza all’Aia, nei Paesi Bassi.
Politici olandesi, attivisti iraniani e sostenitori della Resistenza iraniana hanno discusso delle atrocità del regime iraniano all’interno e all’esterno del Paese e hanno invitato il governo nederlandese e l’Unione Europea ad adottare una politica ferma nei confronti di Teheran e delle sue attività maligne sul suolo europeo così come in Medio Oriente.
Come relatore principale alla conferenza, Maryam Rajavi, presidente-eletta del CNRI, ha evidenziato l’allarmante aumento delle esecuzioni in Iran, rivelando che almeno 120 prigionieri sono stati giustiziati a livello nazionale solo nel mese di novembre, con una media di un’esecuzione ogni sei ore. Ha ricordato che il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) ha denunciato la reclusione di oltre 5.000 persone nei bracci della morte nelle carceri controllate dalla “Guida Suprema” Khamenei.

Smascherando la recente strategia del regime, la signora Rajavi ha affermato: “Negli ultimi mesi, la magistratura dei mullah ha suscitato notevoli polemiche annunciando processi in contumacia per 104 membri dell’OMPI/MEK. Hanno già reso pubblici i verdetti attesi di questi processi farsa, promettendo di agire ‘con decisione e fermezza’. Queste azioni drammatiche riflettono l’allarme del regime contro la rete in espansione delle Unità di Resistenza, la natura ispiratrice delle loro attività e la crescente credibilità della Resistenza iraniana. I mullah temono il potenziale allineamento delle giovani generazioni con il MEK”.
Criticando la politica di pacificazione o accondiscendenza occidentale, la presidente-eletta del CNRI ha condannato l’invito a Ebrahim Raisi, presidente del regime, a Ginevra, affermando: “Sotto Raisi e il regime clericale, milioni di iraniani hanno cercato asilo in altri Paesi a causa delle dilaganti esecuzioni, torture e incarcerazioni in Iran. Il suo curriculum abbraccia oltre quattro decenni di perpetrazione di crimini contro l’umanità. La sua partecipazione al Global Refugee Forum di Ginevra offuscherebbe la reputazione delle Nazioni Unite, minerebbe i diritti umani e deriderebbe il sacro diritto di asilo. Incoraggerebbe ulteriori esecuzioni, torture, aggressioni, bellicismo e terrorismo. Piuttosto che partecipare a questo forum, Raisi deve essere chiamato a rispondere delle atrocità degli ultimi 44 anni. La giustizia richiede che affronti la responsabilità per le morti, le carneficine e le aggressioni sotto il suo controllo”.
La signora Rajavi ha invitato la comunità internazionale a designare l’IRGC (Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche) come terrorista, ad attivare il meccanismo di ripristino delle sanzioni previsto dalla Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza, a collocare il regime sotto il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite e a riconoscere la lotta del popolo iraniano per rovesciare il regime, insieme alla coraggiosa lotta della gioventù iraniana ribelle contro il terrorista IRGC.

La deputata olandese del Parlamento europeo Dorien Rookmaker ha condannato fermamente il ripetersi di atti di genocidio sotto il regime teocratico, citando il massacro del 1988, le rivolte del 2019 e del 2020 e il numero scioccante di esecuzioni nel 2023. Ha espresso profonda preoccupazione per l’invito al presidente Raisi da parte dell’UNHCR a Ginevra, chiedendo una condanna da parte della comunità internazionale. Ha inoltre condannato la continua impunità per il massacro del 1988 e ha applaudito la determinazione della Resistenza iraniana nel chiedere giustizia per le responsabilità del regime iraniano.
L’eurodeputata Rookmaker ha dichiarato: “Nel prossimo mese, le autorità giudiziarie iraniane intendono organizzare un tribunale fittizio a Teheran per processare i membri della resistenza in contumacia. Dobbiamo chiederci perché questo regime permette scene così ridicole. La risposta sta principalmente nell’inerzia dell’Occidente. Dobbiamo esaminare questo e agire. I mullah hanno interpretato questa mancanza di fermezza come un segnale che l’Occidente avrebbe continuato a compiacerli. È fondamentale che noi, come membri del Parlamento europeo o membri dei nostri Parlamenti nazionali, esprimiamo i veri sentimenti dei cittadini europei e i loro valori”.
Ha aggiunto: “La realtà è che il regime iraniano non può più ingannare la comunità internazionale. La gente chiede giustizia in Iran, soprattutto oggi. Siamo dalla parte degli uomini e delle donne, delle ragazze e dei ragazzi iraniani che, durante le proteste in Iran, hanno detto chiaramente: ‘Abbasso l’oppressore, sia esso lo scià o Khamenei’. Hanno denunciato ogni forma di dittatura”.

Nel suo discorso, Ad Melkert, ex rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite e capo della missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq, ha condannato le continue violazioni dei diritti umani da parte del regime iraniano. Ricordando la rimozione del regime dal Gruppo delle Nazioni Unite sui diritti delle donne nel dicembre 2022, Melkert ha evidenziato quella decisione unica della comunità internazionale di inviare un messaggio potente contro la violazione dei diritti delle donne.
Melkert ha anche discusso una recente risoluzione del Parlamento europeo che condanna le violazioni dei diritti delle donne da parte del regime e la sua detenzione arbitraria di cittadini dell’UE.
Esprimendo preoccupazione per la prevista partecipazione del presidente del regime iraniano Ebrahim Raisi al Forum Globale 2023 sui Rifugiati a Ginevra, ha affermato: “Molte organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto che Raisi venga processato per il suo coinvolgimento in crimini contro l’umanità, come membro della ‘Commissione della morte’ di Teheran durante le esecuzioni extragiudiziali di massa e le sparizioni forzate di prigionieri politici del 1988. Organismi internazionali, comprese le Procedure Speciali delle Nazioni Unite, hanno condannato quegli eventi e lui dovrebbe essere chiamato a rispondere anche dell’uccisione dei manifestanti nel novembre 2019 mentre era capo della magistratura, e dell’uccisione di 750 persone e dell’arresto di 30.000 durante la rivolta del 2022 sotto la sua presidenza”.
Nel suo discorso, l’ex senatrice e candidata alla presidenza della Colombia Ingrid Betancourt ha indicato la crescente influenza di Teheran in Europa, esortando i governi occidentali a rivalutare le loro politiche. Ha ricordato casi allarmanti di interferenza del regime, tra cui un attentato sventato nel 2018 e il recente attacco contro l’ex primo vicepresidente del Parlamento europeo Alejo Vidal Quadras a Madrid.
Betancourt ha accusato il regime iraniano di impiegare una sofisticata campagna di disinformazione, di infiltrarsi nelle istituzioni europee e di manipolare l’opinione pubblica. Ha fatto riferimento alle e-mail trapelate che mostrano una massiccia strategia di comunicazione per influenzare le decisioni occidentali a favore degli interessi dell’Iran.
L’ex senatrice ha criticato la debole risposta dei governi occidentali alle azioni di Teheran, indicando la necessità di un fronte unito contro le attività terroristiche del regime. Ha evidenziato il ruolo del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) e del Mujahedin-e Khalq (OMPI/MEK) come unica opposizione democratica ai mullah, dissipando le affermazioni secondo cui essi non avrebbero influenza politica in Iran.
Citando una delle tattiche del regime di utilizzare giornalisti, accademici e autoproclamati “esperti iraniani”, ha detto: “Lo scopo di questi pseudo-esperti non è solo quello di fare il lavaggio del cervello a noi come opinione pubblica per influenzare un governo, per fare quello che il regime iraniano vuole, ma anche attaccare l’unica organizzazione democratica, l’opposizione contro il governo iraniano, il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran, il MEK… Ci diranno che è una setta”.
La signora Betancourt ha raccontato il suo iniziale scetticismo nei confronti del Mujahedin-e Khalq (MEK) dopo avere partecipato a un incontro con il CNRI, quando trovò il suo computer inondato di informazioni e podcast che dipingevano il MEK come un gruppo terrorista, comunista e misogino. Sentendosi a disagio, si chiese la fonte di questo improvviso afflusso di informazioni e scavò più a fondo, a causa della sua passata esperienza di rapimento sotto un’organizzazione comunista, per poter distinguere i terroristi dalle vere forze della resistenza.

Nel suo intervento alla conferenza, il professor Henk de Haan, ex presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento nederlandese, ha espresso una critica feroce alle tattiche oppressive del regime iraniano e ha chiesto un’azione internazionale per affrontare le sue continue violazioni dei diritti umani.
Riferendosi alle proprie esperienze con gli Amici dell’Iran Libero (Friends of Free Iran – FOFI), il professor de Haan ha indicato il contesto storico del suo coinvolgimento, ricordando gli incontri con membri della Resistenza iraniana nei Paesi Bassi in un momento in cui l’OMPI era ancora sulla lista delle organizzazioni terroristiche. Ha raccontato le sfide affrontate dagli associati dell’OMPI e la loro successiva rimozione dalla lista grazie alle iniziative internazionali.
L’ex presidente della Commissione Affari Esteri ha condannato il regime iraniano, definendolo un “regime criminale” e indicando la necessità di un’azione collettiva contro di esso. Ha lamentato lo sconcertante numero di esecuzioni in Iran, affermando che la situazione non è migliorata nel corso degli anni ma è peggiorata.
Richiamando l’attenzione sull’attività dei rappresentanti del gruppo FOFI, il professor de Haan ha elogiato la loro recente iniziativa che invita il governo nederlandese a classificare il movimento rivoluzionario e i suoi leader come un’organizzazione vietata. Ha inoltre esortato il governo a intensificare l’impegno per includere il regime iraniano nella lista delle organizzazioni terroristiche e ha indicato la necessità che i privati nei Paesi Bassi boicottino i rapporti commerciali con l’Iran, isolando ulteriormente il regime.
L’ex senatore olandese e rinomato Gran Maestro di scacchi Loek van Wely ha tenuto un discorso, affermando il proprio impegno a contribuire alla causa di un Iran libero. Esprimendo gratitudine per l’invito, van Wely ha riconosciuto l’impatto agghiacciante della mostra sui sacrifici fatti da quanti lottano per la libertà.
Riflettendo sulla sua partecipazione a un torneo di scacchi in Iran, il senatore van Wely ha discusso delle complessità legate alla pratica sportiva in un ambiente politicamente pesante. Ha ricordato le limitazioni imposte agli atleti dall’attuale regime, indicando la necessità di un cambiamento.
Passando all’arena politica, van Wely ha affrontato il lento processo politico, ha indicato l’importanza di una pressione sostenuta per il cambiamento e ha espresso sostegno all’inserimento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica tra le organizzazioni terroristiche.
Nel suo discorso all’incontro, l’ex deputato olandese Derk Jan Eppink ha evidenziato la crescente minaccia del regime fondamentalista iraniano, soffermandosi in particolare sul ruolo dell’IRGC e chiedendone l’inclusione nella lista dell’UE delle organizzazioni terroristiche. Ha espresso preoccupazione per le crescenti ambizioni nucleari di Teheran, ha criticato l’interazione diplomatica con il regime e ha citato dettagli inquietanti sul suo sostegno ai gruppi terroristici regionali scatenando il caos in Medio Oriente.
Eppink ha anche criticato il ministro degli Affari esteri olandese per aver parlato con il ministro degli Esteri del regime Hossein Amir-Abdollahian legittimando il regime. Ha accusato Amir-Abdollahian di essere un membro dei Basij e ha affermato che una figura violenta come lui dovrebbe essere in prigione. Ha messo in guardia sull’alleanza tra Iran e Russia, esortando le nazioni occidentali a condannare il presidente del regime Ebrahim Raisi e a boicottare la sua partecipazione internazionale. In conclusione, Eppink ha chiesto un’azione decisiva contro Teheran, sollecitando sanzioni globali contro le figure chiave del regime e l’IRGC.
L’ex senatore olandese Bob van Pareren ha espresso il suo sostegno alla ricerca di libertà e democrazia da parte del popolo iraniano. Ha condannato l’oppressione dell’attuale regime iraniano, evidenziando le sue atrocità quotidiane e sostenendo un’azione internazionale contro la rilevanza dei suoi dirigenti. Ha condannato fermamente l’imminente visita di Ebrahim Raisi a Ginevra e ha esortato colleghi e governi a impedirla. Riconoscendo le sfide affrontate dalla diaspora iraniana, ha elogiato la loro perseveranza e il loro coraggio nel sostenere il cambiamento.
Lodando la leadership della signora Maryam Rajavi, van Pareren ha delineato i punti chiave per un futuro Iran democratico, in particolare l’uguaglianza e la libertà. Ha concluso assicurando al popolo iraniano il sostegno e l’impegno dei Paesi Bassi a unirsi attivamente alla lotta per un futuro migliore.
Dowlat Nowruzi, la rappresentante del CNRI nel Regno Unito, ha evidenziato il rifiuto della dittatura da parte del popolo iraniano, richiamando l’attenzione internazionale sulle violazioni dei diritti umani e sulle atrocità del regime.

Ha condannato la presenza del presidente Raisi al forum dell’ONU di Ginevra, chiedendo l’annullamento del suo invito e un procedimento giudiziario per crimini contro l’umanità. La signora Nowruzi ha anche chiesto sanzioni globali contro il regime, indicando la necessità di inserire l’IRGC nella lista nera e di fermare il suo sostegno al terrorismo.
Affrontando la campagna di disinformazione contro l’opposizione, la rappresentante del CNRI nel Regno Unito ha screditato la magistratura del regime e ha chiesto il rifiuto globale della sua credibilità. Ha concluso esplicitamente: “Uno dei loro sforzi è stato una sorta di mascherata, che chiamano tribunale, contro 104 membri del MEK, le principali persone che hanno sacrificato tutto ciò che avevano per decenni e decenni per riportare la democrazia e la libertà al popolo iraniano. Adesso il tribunale ovvero la mascherata afferma di produrre dossier di accuse contro i leader dell’opposizione. Questo deve essere assolutamente condannato”.
“Come ha affermato il leader della Resistenza iraniana, Massoud Rajavi, se questo regime vuole un tribunale, lo invitiamo noi a un tribunale internazionale per i milioni di vittime iraniane delle sue atrocità. In un tribunale internazionale dovrà affrontare la giustizia. E spetta ai leader mondiali decidere se stare dalla parte della giustizia o dalla parte del male”.

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