mercoledì, Febbraio 28, 2024
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Il senatore americano Joseph Lieberman: il regime iraniano non potrà mai fermare la Resistenza

Senator Joseph Lieberman (1)

L’ex senatore degli Stati Uniti Joseph Lieberman ha tenuto un discorso appassionato il 19 settembre in una manifestazione a New York, condannando con veemenza il regime iraniano e il suo presidente, Ebrahim Raisi, in concomitanza con la sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il senatore Lieberman è solidale con l’instancabile lotta del popolo iraniano per la libertà e ha chiesto un’azione internazionale decisiva contro il regime oppressivo. Il suo discorso è risuonato come un grido di battaglia per la giustizia e ha evidenziato la forza incrollabile della Resistenza iraniana.
Il senatore Lieberman ha ricordato che le Unità di Resistenza del MEK continuano la loro lotta nonostante i brutali attacchi del regime oppressivo. Ha inoltre affermato che, nonostante i tentativi del regime, la determinazione del MEK e del CNRI per la libertà è diventata più forte e ha citato i loro ultimi risultati a livello sia nazionale che internazionale.
Di seguito il testo del discorso di forte impatto del senatore Joseph Lieberman
Grazie. Buongiorno a tutti. Penso che siate emozionati e felici di essere qui quanto lo sono io, giusto?
Sì, è una bellissima giornata a New York. Il sole splende su di noi e voglio dirvi che il sole splende sul movimento per un Iran libero. E vi dirò un’altra cosa: il sole sta tramontando su Raisi e sul regime di Teheran.
È passato un anno dall’ultima volta che ci siamo riuniti nelle vicinanze dell’Assemblea Generale dell’ONU e naturalmente protestiamo ancora, come è doveroso per la presenza qui di Raisi. Bob Torricelli ha detto eloquentemente che si tratta di un assassino. Ha sulle mani il sangue di migliaia di persone, eppure ha il diritto di parlare dal podio delle Nazioni Unite. So che siete d’accordo con me: dovrebbe essere nel registro degli imputati presso la Corte Penale Internazionale dell’Aja a causa dei crimini contro l’umanità che ha commesso.
Signore e signori, oggi non voglio parlare molto di Raisi. Voglio parlare di dove splende il sole sul movimento Iran Libero. Ma voglio dire ai nostri amici delle Nazioni Unite: dovreste provare un po’ di pentimento per il fatto che Raisi ha avuto un podio qui e voglio darvi alcune idee.
È tempo di fare marcia indietro e ripristinare le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla base di ciò che ha fatto l’Iran.
In secondo luogo, è ora di espellere l’Iran da ogni agenzia e organizzazione internazionale perché quel regime è uno Stato criminale e non merita di far parte delle organizzazioni internazionali. Quando sono arrivato oggi, ho sentito una delle donne qui citare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che è un documento adottato dalle Nazioni Unite, e voglio leggervi una delle sue clausole, dice che le persone e le nazioni possono ricorrere alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione.
Dicono che sia l’ultima risorsa, ma secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti delle Nazioni Unite noi e il popolo iraniano abbiamo il diritto di ribellarci e vi ricordo qualcosa che ho già detto in passato: all’inizio dell’America, a un comitato piuttosto di alto livello con Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e John Adams fu chiesto di disegnare il sigillo degli Stati Uniti e un motto. E il primo motto che scelsero fu “La ribellione ai tiranni è obbedienza a Dio”.
I mullah in Iran dicono che stanno facendo l’opera di Dio. Dio vorrebbe forse che loro o chiunque altro torturasse le persone, uccidesse le persone, uccidesse i bambini per fermare il popolo? Ovviamente no.
No, ed è per questo che torno a quanto detto all’inizio. Questo movimento per un Iran Libero è più forte oggi di quanto non sia mai stato. Ed è importante ricordare che è stato circa un anno fa, come tutti sapete, che la polizia morale, la polizia del regime iraniano, arrestò e poi uccise Mahsa Amini. La ribellione che covava contro i tiranni a Teheran si è trasformata nella minaccia più seria per il regime e il regime lo sapeva.
E così hanno agito brutalmente: almeno 750 persone sono state uccise, 30.000 arrestate e 3.600 membri della resistenza del MEK sono scomparsi. Ma cosa è successo in risposta? La resistenza non si è indebolita, è diventata più forte. Per ogni persona presa dal regime, due, tre, quattro, cinque si sono uniti alla lotta.

Le forze della libertà non verranno fermate. E so che siete d’accordo con me, ecco perché non ci fermeremo finché non verrà raggiunta la liberazione in Iran.
[La folla canta “Cambiamento di regime in Iran, da parte del popolo iraniano!”.]
Lo adoro. Adoro quel canto. Dovremmo gridarlo ogni giorno, più volte al giorno, e farlo ora, in modo che le persone che combattono il regime in Iran ci ascoltino.
Stanno soffrendo brutalmente. L’economia è terribile. I mullah e l’IRGC [il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica] si appropriano della ricchezza del Paese. Negli ultimi cinque anni in Iran il numero delle persone che vivono in povertà è triplicato rispetto a prima. La valuta ha perso valore 34 volte.
Questo governo non solo è malvagio, è corrotto e incompetente. Ma lasciate che vi dica questo, amici miei, questo tipo di regime malvagio che si nutre delle sue posizioni al potere non lascerà il potere di propria volontà. Deve essere abbattuto.
Ricordate la famosa frase del dottor Martin Luther King: “L’arco morale dell’universo si piega lentamente, ma si piega sempre verso la giustizia e la libertà”. Ma in seguito, quando gli fu chiesto di parlarne, il dottor King disse: “Noi qui sulla Terra abbiamo l’obbligo di piegare noi stessi l’arco, con la nostra azione, in modo da raggiungere la giustizia e la libertà più presto”.
E voglio dire qui che non esiste forza più efficace per piegare l’arco verso la libertà del popolo iraniano del Consiglio Nazionale della Resistenza in Iran sotto la guida della signora Mariam Rajavi e del MEK all’interno del Paese.
Quindi, sappiamo che la grande aggiunta alla ribellione in Iran quest’anno, in risposta all’omicidio di Mahsa Amini, sono state le donne iraniane – e mia moglie non è rimasta sorpresa da questo, come potete immaginare. Ma guardate questo movimento molto in anticipo sui tempi, guidato da una donna brillante, forte, patriottica e con principi, la cui leadership ha fatto la differenza per il popolo iraniano, la signora Mariam Rajavi. Sono orgoglioso di stare con lei.
Quindi, in Iran, i combattenti della resistenza del MEK sono il cuore pulsante di questo movimento ed è per questo che i mullah hanno attaccato il MEK in modo così feroce. La settimana scorsa, come sapete, Alireza ha diffuso i documenti riservati del governo che descrivevano gli incontri tenuti ai massimi livelli a Teheran con un unico obiettivo: “Come possiamo fermare il MEK? Stanziando centinaia di milioni di dollari a questo scopo”.
Ma ho una notizia per il regime, per Raisi, per Khamenei e per tutti gli altri: non fermerete mai il MEK. Non fermerete mai il MEK o il CNRI. Perché sono guidati dalla lotta per la libertà. Sono guidati dalla determinazione di riconquistare da quei ladri e tiranni la loro patria, il loro Paese benedetto e riportarlo alla sua grandezza nel corso della storia.
Ora, lasciatemi dire brevemente qualcosa sul CNRI: non solo il regime non è stato in grado di fermare la Resistenza, ma la Resistenza è diventata più forte. A livello internazionale, questo è stato un anno di svolta. Penso che i Paesi del mondo, i leader del mondo abbiano finalmente superato questa fantasia che avevano di poter fare accordi con il regime iraniano. Come si può essere d’accordo con gli assassini? Come si può essere d’accordo con imbroglioni e bugiardi? Come ci si può accordare con gli estremisti?
Si potrebbe dire che il CNRI e il MEK insieme, se fossero un governo, sarebbero il MEK il ministero della Difesa sul campo in Iran, e il CNRI, a livello internazionale, il ministero degli Affari Esteri.
Ma ascoltate questo: nell’ultimo anno 3600 legislatori di 61 Parlamenti di 40 Paesi del mondo – inclusa, ovviamente, la maggioranza del Congresso degli Stati Uniti – hanno approvato il Piano in Dieci Punti del CNRI e della signora Rajavi.
A ciò si aggiungono 124 ex leader mondiali, cioè capi di Stato e membri di governo, e 75 vincitori di premi Nobel… Voglio solo ricordare che c’è stato un tempo in cui, in un certo senso, il regime riusciva a dipingere la propria opposizione come estremista o terrorista. Ma la verità è venuta fuori con il passare del tempo. Perché non ci siamo mai arresi.
I terroristi gestiscono il regime di Teheran, i combattenti per la libertà combattono nel CNRI, nel MEK, e io dico che guarderemo indietro a quest’ultimo anno e diremo che è stato un punto di svolta nel sostegno mondiale al popolo della libertà dell’Iran.
Quindi, cari amici, sono sempre onorato di essere qui perché per me questa è una causa che è al centro di ciò che rappresenta l’America. E so che questa è una folla di iraniani americani, orgogliosi della vostra eredità, storia e legame con l’Iran ma americani patriottici e leali.
Mentre aspettavamo di parlare con il senatore Brownback, pensavo che quando vengo a questi incontri sento di parlare per me stesso. Ma parlo anche per il mio caro amico e vostro caro amico, che ci ha lasciato cinque anni fa: e sto parlando del senatore John McCain dell’Arizona.
Sarebbe qui… e conosco McCain. È lassù in paradiso, a spostare le cose, per cercare di rendere le cose più difficili per il regime e più facili per il popolo iraniano.
Cari amici, vi dico questo: siamo più forti di quanto eravamo un anno fa e – si spera – questo sarà il momento in cui il regime cadrà perché non cederemo.
Sapete, la Guardia Costiera degli Stati Uniti ha un motto in Latino che è “Semper Paratus”, che significa sempre preparato, sempre pronto. Ma ho imparato un modo diverso per esprimerlo in Farsi.
Quindi vi chiederò: siamo pronti e disposti a restare accanto a quanti lottano per la libertà in Iran finché il regime non cadrà e la libertà ritornerà in questo grande Paese che è l’Iran? Hazer, Hazer, Hazer, Hazer” [Persiano per “Pronto”].
Grazie mille. Dio vi benedica.

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