Il discorso di Maryam Rajavi, Presidente eletto dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
Parlamento Europeo, 11 Novembre 2009

Innanzi tutto desidero congratularmi con voi in occasione della nuova sessione del Parlamento e per il vostro successo elettorale. Durante numerose sessioni precedenti ho avuto l’occasione di vedere il Parlamento Europeo promuovere attivamente il cambiamento democratico in Iran. Consentitemi di lodare i membri di questo Parlamento, in particolare il “Gruppo interparlamentare degli Amici di un Iran Libero” ed il Comitato Internazionale di “In Cerca di Giustizia” per il ruolo da loro svolto a sostegno di Ashraf.
Esattamente una settimana fa, il 4 Novembre, il popolo dell’Iran si è sollevato un’altra volta. A confronto con le sollevazioni degli ultimi cinque mesi, un numero maggiore di città è stato scosso da proteste molto diffuse. Folle piu’ numerose sono scese in piazza a Tehran ed in 20 altre città maggiori, in tutto il Paese. Queste persone provenivano da gruppi sociali e demografici diversi: c’erano giovani di 15 o 16 anni assieme ad anziani, uomini e donne.
Ma insiema cantavano un solo slogan contro la dittatura.
Chiedevan tutti assieme la stessa cosa: il regime deve essere cambiato. Un ritratto molto grande di Ali Khamenei, il Leader Supremo del regime, è stato abbattuto dalla folla di Teheran e calpestato.
I dimostranti hanno anche deplorato l’atteggiamento indulgente di Obama verso i mullahs. Hanno inoltre cantato: “Non vogliamo armi nucleari”; ed anche “Pace nel mondo, democrazia in Iran”.
Questa era la vera voce della gente dell’Iran.
Come il capo della Resistenza Iraniana ha dichiarato il 4 Novembre: “Questi sviluppi dimostrano la determinazione, a scala nazionale, di abbattere l’odiato potere assolutista clericale e di sostituirlo con la libertà e la sovranità popolare”.
Il regime, d’altra parte, ha aumentato la repressione popolare in Iran, la propria intromissione nella vita di diversi paesi della regione ed i propri sforzi per la produzione di armi nucleari.
Voi stessi avete potuto vedere come il regime abbia sabotato il confronto sul nucleare di Ottobre; questo perchè vuole avere la propria bomba atomica.
I mullah seguono un percorso chiaro. Hanno avuto istruzioni dirette di Khamenei ed hanno usato il dialogo sul nucleare come strumento di progressivo avvicinamento alla produzione diretta di armi nucleari. Mentre discutevano sul nucleare, hanno fatto progredire tutti e tre gli aspetti del programma di produzione di armi nucleari, cioè: l’arricchimento dell’uranio, lo sviluppo dei missili e la costruzione delle testate.
Il regime è attualmente impegnato in un programma, chiamato “P 111” per la produzione di testate nucleari. Allo stesso tempo il regime sta cercando di produrre uranio arricchito al 20% all’interno del paese. A questo fine sta chiedendo di acquistare uranio all’estero, alla ricerca del primo pretesto possibile che consenta loro di produrre uranio arricchito al 20% non appena si presenti un problema nelle procedure d’acquisto. La verità è che il regime ha necessità della bomba come non mai per riconsolidare il proprio status a com’era prima delle recenti ribellioni. Per questo la comunità internazionale deve agire con determinazione quando tratta con il regime.
Cari amici, nel momento in cui una nuova era inizia per l’Iran, il ruolo della Resistenza Iraniana, le sue proposte e la sua visione trovano importanza di rilievo.
Consentitemi di ricordare ora brevemente il programma politico della Resistenza Iraniana:
• Il nostro obiettivo è di abbattere il regime assolutista dei mullah e sostituirlo con una democrazia pluralista;
• La nostra soluzione è la “terza via” che si oppone sia alla politica di accondiscendenza che all’intervento militare straniero e si basa sul cambiamento democratico prodotto dal popolo dell’Iran e dalla sua resistenza. La validità di questa posizione è stata confermata dalle recenti ribellioni in Iran;
• Noi abbiamo chiesto libere elezioni in Iran e continueremo a chiederle, sotto l'egida delle Nazioni Unite e non del Velayat-e Faqih (o controllo assoluto dei chierici);
Nella nostra opposizione alla tirannia religiosa in Iran contiamo sul popolo dell’Iran e sul suo senso di solidarietà nazionale.
Il rifiuto del regime clericale è l’obiettivo comune della maggioranza assoluta degli Iraniani, al di la delle loro convizioni politiche o ideologiche e delle loro appartenenze religiose o etniche.
La Resistenza Iraniana ha proposto un piano per la creazione di un fronte di solidarietà nazionale. Questo fronte comprende tutti i partiti politici, gruppi e personalità che si oppongano completamente al regime clericale e si propongano la formazione di una repubblica laica.
Non appena è iniziata la sollevazione popolare sulla scala nazionale, noi abbiamo persino proposto alle fazioni rivali al regime di rifiutare completamente il regime di Velayat-e Faqih ed abbiamo dichiarato che li avremmo accolti se lo avessero fatto.
In mesi recenti, dopo che le forze Irachene avevano attaccato il Campo Ashraf su richiesta del regime Iraniano, tutti i gruppi e personalità Iraniane lo hanno condannato unanime nonostante le loro posizioni e tendenze politiche divergenti e, in alcuni casi, anche contro di noi. Tale unità senza precedenti in Iran è stata una chiara indicazione del progresso verso una forte solidarietà nazionale.
Per quanto riguarda il futuro:
• Vogliamo la formazione di una repubblica laica e pluralista;
• Nell‘Iran del futuro non ci saranno esecucuzioni o torture;
• Le donne godranno degli stessi diritti degli uomini in tutti i campi, compreso quello della leadership politica;
• Vogliamo un Iran non nucleare;
• Vogliamo vivere in pace ed armonia con i nostri vicini e con il resto del mondo.
Cari amici,
contemporaneamente all’uccisione dei dimostranti in Iran, i mullah hanno anche tramato per annullare Ashraf, dove risiedono 3,400 membri del PMOI. Essi consideravano la soppressione di Ashraf essenziale al contenimento della rivolta popolare in Iran.
Abbiamo appena visto alcune scene dell’attacco mortale contro Ashraf del 28 e 29 luglio, durante il quale 11 residenti indifesi sono stati uccisi, piu di 500 sono stati feriti e 36 sono stati tenuti in ostaggio per 72 giorni. La liberazione degli ostaggi ed il loro rientro ad Ashraf è stato reso possible grazie alla vostra determinazione ed a quella dei residenti di Ashraf assieme ad un’ampia campagna di sostegno lanciata a livello mondiale.
Questo è stato un colpo devastante per i mullah. Ora essi progettano di disperdere i residenti di Ashraf all’interno dell’Iraq per aprirsi la possibilità di un massacro generale. Questo progetto rappresenta una minaccia diretta per la vita di 1,000 donne residenti ad Ashraf.
Il trasferimento forzato dei residenti di Ashraf in Iraq, dopo 23 anni di residenza legale nel paese, è illegittima e violerebbe la Legge Umanitaria Internazionale ed i diritti umani. La presenza degli abitanti di Ashraf , in Iraq, è in accordo con le leggi internazionali ed ampiamente sostenuta dagli stessi cittadini Iracheni.
Il fatto che i nostri moniti sul pericolo rappresentato dai piani dei mullah contro Ashraf siano stati ignorati, durante l’anno passato, ha reso loro possibile il massacro del 28 luglio. Spero che i governi e la comunità internazionale questa volta diano ascolto alle nostre parole.
La nostra soluzione per Ashraf è molto chiara:
• Le Nazioni Unite debbono formalmente proibire lo spostamento forzato dei residenti di Ashraf all’interno dell’Iraq;
• Il governo americano deve fornire le necessarie garanzie per prevenire attacchi e violenze contro i residenti di Ashraf e la loro forzata dispersione all’interno dell’Iraq, sino al ritiro delle forze USA dall’Iraq alla fine del 2011;
• Il Governo Iracheno deve conformarsi alla risoluzione del 24 aprile del Parlamento Europeo, terminare l’assedio di Ashraf, riconoscere i diritti dei residenti di Ashraf secondo la Convenzione di Ginevra e trattenersi dalla loro spostamento forzato all’interno dell’Iraq.
Conto sul vostro aiuto per ottenere questo risultato.
Desidero rammentare come Ashraf sia stata interamente costruita dai suoi residenti, utilizzando risorse della Resistenza.
Dall’inizio, nel 1986, l’integrità territoriale di Ashraf è stata sempre rispettata. Questo è stato riaffermato anche dalle Nazioni Unite negli anni ’90. Su questa base l’integrità territoriale di Ashraf deve continuare ad essere rispettata e protetta contro attacchi ed aggressioni.
Oggi il regime iraniano è sopraffatto dal sollevamento popolare in Iran ed è giunto ai suoi momenti finali.
Ci rivolgiamo agli stati membri dell’Europa perchè adottino una politica di fermezza in difesa dei diritti umani del popolo iraniano e per evitare la possibilità che il regime utilizzi i propri legami economici e diplomatici con l’Unione Europea per giustificare l’oppressione della società iraniana.
Cari amici, conto sui vostri sforzi come non mai per sostenere una soluzione iraniana ad un problema iraniano.
