mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Iran-Maryam Rajavi:La direzione delle donne, fonte di potere e coesione della resistenza

Comunicazione di Maryam RAJAVI Presidente della Repubblica in esilio del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in occasione dell’ 8 Marzo

ImageCNRI-Sono molto contenta di trovarmi tra voi, perché vedo una assemblea che mantiene viva la speranza nelle idee del movimento per l’uguaglianza. La speranza di costruire un mondo nuovo fondato sulle relazioni umane  e di superare gli ostacoli che imprigionano oggi in un modo o nell’altro gli esseri umani.

Saluto tutte le eroiche donne  che nel mondo soffrono e si sacrificano per gli ideali della legalità. Sia quelle che ci hanno aperto la strada, sia  quelle che la storia non ha potuto ricordare nonostante la loro immensa abnegazione, a causa del regnare della misoginia.

Sì, ecco il problema: Sperare di lottare per un ideale d’avanguardia.

E’ lo stesso ideale per il quale nel mio paese, decine di migliaia di donne coraggiose hanno donato la loro vita per combattere l’integralismo al potere da 27 anni. A loro si aggiunga Achraf Raiavi che, a ventiquattro anni, è stato a Teheran il bersaglio dei proiettili dei pasdarani e ha perduto la sua vita.
Io saluto tutte coloro che rappresentano la fierezza del movimento per l’uguaglianza nel mondo!

L’anno scorso i popoli di quattro paesi: Germania, Cile, Liberia e Finlandia hanno scelto le donne per dirigerli e ciò rappresenta un notevole passo avanti per tutte le donne del nostro pianeta. 

In quest’ultimo decennio le donne hanno ottenuto numerose conquiste, anche se il mostro dell’ineguaglianza predomina, e la violenza, l’umiliazione e la repressione contro le donne infuriano. Bisogna aggiungere anche l’integralismo islamico, che è in testa a tutti questi mali. Un movimento che nulla ha a che vedere con l’Islam autentico e a questa religione di misericordia e di tolleranza del profeta Maometto. Ma la condotta del fascismo religioso in Iran  mette in pericolo non solamente le conquiste delle donne ma di tutta l’umanità.

E dunque, oggi, desidero parlarvi della soluzione di questa crisi e del ruolo che vi possono giocare le donne.

Il pericolo del fascismo religioso in Iran

Esaminiamo subito la situazione.  Il fascismo religioso in Iran che ha stroncato  e massacrato 120.000 oppositori politici,  è sul punto di acquisire la bomba atomica.
E’ dotato anche di missili a lunga gettata capaci di trasportare testate nucleari che arrivano sino in Europa. L’arma atomica nelle mani di un dittatore selvaggio i cui attentati terroristici  hanno diffuso il crimine e la paura in più parti del mondo, a Buenos Aires, Parigi, Berlino, Beirut, Riad, Manila, Instanbul e Bagdad, è  di per sé sufficientemente pericolosa.
Ma c’è un pericolo ben più grave: sono gli sforzi incessanti dei mollah per instaurare un impero totalitario sotto la bandiera dell’Islam.

In questo modo si sono largamente infiltrati in Irak per dominare questo paese. Essi sono ostili ai processi di pace  nel Medio Oriente,  ed hanno formato un fronte di movimenti integralisti nella regione per impedire ogni tipo di cambiamento in Iran.

Ahmadinejad, il presidente di questo regime, che la Cancelliera tedesca ha giustamente paragonato a Hitler, ha dichiarato: “Le onde della rivoluzione islamica toccheranno ben presto tutto il mondo intero!”.  Egli minaccia tutto il mondo e malgrado l’invio del dossier atomico da parte dei mollah al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, egli moltiplica le attività ed accelera la corsa all’armamento atomico.

UN’ARMA FATALE E’ DUNQUE ENTRATA IN SCENA, COSTITUITA DALLA BOMBA ATOMICA E DALL’INTEGRALISMO.

Dall’esperienza di Komeini – che ha portato l’integralismo al potere – e dallo studio delle concezioni reazionarie dei mollah, io so che essi  non pongono alcun limite ai massacri e alla distruzione di massa della popolazione. E tutto il mondo ha potuto constatarlo dagli attentati terroristici di questi ultimi anni.
Quindi, si tratta di una crisi che progredisce con la belligeranza e le minacce isteriche dei mollah, e che spinge la regione sull’orlo del baratro a discapito di tutti.

Tre soluzioni al problema dell’IRAN     

La questione essenziale che si pone il mondo interno, é: quale è la soluzione?
Contro il mostro dell’integralismo che è pronto come dice il  suo presidente, a mettere la regione a ferro e fuoco per la propria sopravvivenza, cosa possiamo fare?

Voi siete, senza alcun dubbio, a conoscenza di certe analisi ed articoli di stampa  che vantano soluzioni a queste minacce. Se si vuole classificare queste opinioni, noi ci ritroviamo finalmente davanti a due scelte: la compiacenza verso la dittatura dei mollah o la guerra straniera.

La compiacenza verso i mollah si è manifestata col pretesto di  spingere il regime alla moderazione attraverso i compromessi e l’acquietamento.  I paesi occidentali pretendono che si pratichi la compiacenza verso il regime per evitare la guerra.
Ora è stato dimostrato che questa politica di compiacenza ingenera la guerra. Sedici anni di compromessi hanno portato ad  Ahmadinejad e tre anni di negoziazioni della  troika europea hanno condotto i mollah verso la bomba atomica.
LA GUERRA NON DEVE ESSERE PIÙ UNA SOLUZIONE AI PROBLEMI DELL’IRAN.
Di conseguenza, già da due anni, a nome della resistenza Iraniana, ho presentato la TERZA VIA, cioè UN CAMBIAMENTO DEMOCRATICO PER IL POPOLO IRANIANO E LA SUA RESISTENZA.
  
Ma questa Terza Via, per quanto attiene al nostro dibattito, solleva due domande cruciali:
1. Come la partecipazione attiva e in parti uguali delle donne alla direzione politica, può offrire la capacità e la forza sufficiente per trovare questa Terza Via?
2. Come la resistenza Iraniana può garantire che si tratta di una soluzione democratica?

La risposta a queste due domande, mette in rilievo un fattore determinante e ispiratore della resistenza Iraniana, come dimostrano vent’anni di esperienza e soprattutto la perseveranza di questi ultimi tre anni.

Questo “fattore” è la DIREZIONE (leadership) DELLE DONNE.

Oggi vorrei spiegarvi perché la presenza concreta delle donne nella direzione è la risorsa del potere e della capacità della resistenza, perché è garanzia di democrazia, perché  essa è stata ed è tuttora il fattore di sopravvivenza del movimento della resistenza contro l’integralismo, e perché provocherà la sconfitta totale dell’integralismo.  
 

Il potere di operare un cambiamento democratico

 La resistenza iraniana possiede l’attitudine e la capacità politica e sociale necessaria per realizzare un cambiamento democratico. Inoltre essa si appoggia ad una base sociale, beneficia di una forza concentrata nei pressi della frontiera con l’Iran, è organizzata e basata su un ideale legittimo e d’avanguardia. Ma  lo spirito che anima questo potenziale e che lo può condurre, è il fattore della LEADERSHIP DELLE DONNE.

Poiché  nella storia,   le donne sono state vittime della repressione e dell’emarginazione, esse hanno una motivazione ed una forza inesauribile  nella lotta per recuperare i loro ritardi.
Nell’esperienza di scontro con il regime dei mollah, abbiamo visto che le donne sono paragonabili ad una molla particolarmente compressa che, dal momento in cui le si libera , dal momento in cui si liberano dalle catene della discriminazione e si ritrovano ad assumersi le responsabilità, esse progrediscono a passi di gigante.
La massiccia presenza delle donne nella rivoluzione antimonarchica del 1978, il loro eroico ruolo nella lotta contro la dittatura dei mollah e particolarmente la loro sorprendente  resistenza nei luoghi di tortura, il loro brillante ruolo nella resistenza organizzata, DIMOSTRANO CHE LE DONNE SONO LA FORZA VIVA DELLA NOSTRA EPOCA.

Questa forza si è  messa in marcia a grandi passi nella società  per realizzare un cambiamento democratico.
Ella si è trasformata in una forza immensa per liberare l’Iran. Le donne sono dunque la base fondamentale della resistenza Iraniana.

La partecipazione attiva delle donne alla direzione e le soluzioni che propongono, trasformano anche gli uomini in forza di cambiamento.  La direzione delle donne significa così spezzare le catene materiali e spirituali dello sfruttamento degli esseri umani. E’ perciò che gli uomini, alienati dalla cultura maschilista, riconciliano con la loro umanità.
Si può chiamare questa esperienza, un  vero risveglio, un cambiamento culturale che è sorgente di emancipazione e di energia inesauribili.

Da una prima valutazione, sembrerebbe che quando gli uomini accettano la direzione   delle donne regrediscano e diventino passivi di fronte alle responsabilità avendo perduto la propria egemonia.
Ma l’esperienza del movimento di resistenza mostra che quando gli uomini scelgono coscientemente questa via, la qualità della loro responsabilità è dieci volte più elevata rispetto all’epoca in cui gestivano il potere, perché si sono liberati dall’idea e dalla cultura disumane che ostacolavano il progresso e la creatività.

continua…

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