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Iran – Ghozali: Offrire segnali di pace all’Iran non porterà la pace in Medioriente

Sid Ahmed Ghozali
l’ex primo ministro e ministro degli esteri dell’Algeria

ImageEuropean Voice, 8-14 Marzo – L’estremismo islamico non è più una minaccia solo per il mondo islamico. La sua inquietante presenza oramai incombe anche sull’Europa occidentale. Mentre il problema diventa sempre più invasivo, la soluzione sembra sempre più evasiva. Ma non dobbiamo giungere alla conclusione che uno scontro di civiltà sia inevitabile.

Esso può essere evitato ma solo se i politici europei prenderanno iniziative coraggiose, cosa che non fanno da decenni.

Nel confronto con la crescente violenza islamista, il sistema politico e i metodi d’intelligence offrono rimedi di breve durata che si rivelano controproducenti nel lungo periodo. Quello che serve è una soluzione socio politica. In termini reali, l’unica opzione possibile è incoraggiare e supportare, all’interno delle società islamiche, la democrazia, la tolleranza e la modernità come antidoti alla violenza religiosa.

Questa conclusione non si basa su discussioni accademiche o argomentazioni ferree. L’amara realtà di governare un paese che si è trovato ad affrontare questa minaccia mi ha insegnato la lezione nel più duro dei modi. Alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90 l’Algeria ha dovuto fronteggiare una importante sfida da parte degli estremisti islamici che hanno cercato d’imporre il loro sistema di pensiero e il loro modo di vita in Algeria.

Era evidente che il fermento e la violenza non erano esclusivamente indigene, ma che c’erano anche forti pressioni straniere. C’è voluto un po’ per riuscire a vedere i tentacoli di Teheran, è questa scoperta è stata abbastanza sorprendente dato che, al tempo, l’Algeria, apparentemente, era il paese che, nel mondo arabo, deteneva uno dei migliori rapporti con il regime iraniano.

Ma in realtà, i mullah di Teheran hanno sfruttato la buona disposizione dell’Algeria per fomentare l’estremismo islamico e per esportare la loro versione belligerante dell’Islam. In qualità di primo ministro mi sono trovato a dover fare una scelta difficile:benefici economici immediati contro il futuro del paese. A fine giornata, ho troncato i rapporti con il regime iraniano per impedirgli di aumentare le violenze e per porre fine alla sua intromissione negli affari interni dell’Algeria.

Adesso l’Europa si trova di fronte allo stesso dilemma, nel confronto con l’estremismo islamico. Dato che Teheran si muove velocemente verso la conquista dell’arma nucleare e nel frattempo diffonde la sua violenza in tutto il mondo musulmano, nonché in Europa, è arrivato il tempo per una nuova politica. Per sedici anni, l’occidente, e in particolare l’UE, hanno seguito la chimera dei moderati all’interno dell’establishment clericale.

Mentre provavano a placare Teheran hanno tradito l’opposizione iraniana cioè l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI) il principale movimento di resistenza iraniano, un’organizzazione islamica moderna, democratica e anti fondamentalista.

Per anni i governanti dell’Iran hanno chiesto all’UE di marginali la resistenza per ottenere l’approvazione dei mullah, e i diplomatici dell’UE hanno acconsentito, in maniera vergognosa, inserendo nel 2002 il PMOI nella lista nera in cambio di scambi commerciali redditizi. Questa politica, non sorprendentemente, ha fatto il gioco degli estremisti iraniani- e il risultato finale è la crisi che sta ora affrontando la comunità internazionale.

Il 12 dicembre del 2006 la Corte Europea di Giustizia con sede a Lussemburgo ha annullato la decisione dell’UE di bollare il PMOI come terrorista. Durante l’udienza della Corte, alla quale mi è capitato di essere presente, il consiglio dell’UE non è stato in grado di apportare alcuna evidenza, perfino a porte chiuse, di una connessione tra il PMOI e il terrorismo.

Al contrario, la Corte ha sostenuto che il PMOI “si è prefissato l’obiettivo di rimpiazzare il regime dello shah d’Iran, poi quello del regime dei mullah, con una democrazia,” fornendo così una perfetta opportunità all’UE per dare impulso a un atteggiamento nuovo riguardo all’Iran, e anche di schierarsi con un movimento islamico democratico.

Ma di fronte allo shock e all’incredulità di molti osservatori, il Consiglio dei ministri ha sfidato l’ordine della corte e hanno annunciato, il 30 gennaio, che avrebbe mantenuto il PMOI sulla “lista dei beni congelati” delle persone dei gruppi e delle entità coinvolte in atti terroristici a meno che il PMOI non fosse riuscito a fornire prove documentali per una sua rimozione dalla lista.

Ancora una volta l’UE ha offerto un ramoscello d’ulivo ai mullah di Teheran e ha inviato il peggior messaggio possibile ai fondamentalisti islamici – un messaggio di sottomissione. Quando la smetteranno i politici dell’UE di essere schiavi di guadagni economici a breve termine?

Se l’UE vuole evitare un’altra crisi che comprenda tutto il medioriente, deve porre un freno all’intento degli estremisti islamici di diffondere il loro messaggio di odio. I primo passo deve essere rimuovere le catene al PMOI e permettergli di liberare dall’oppressione dei mullah tutti gli iraniani amanti della libertà.