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Iran: 450 mila a Diyala, Iraq sostengono i Mojahedin nella città di Ashraf

ImageBagdad (Al-Sharq Al-Awsat), 17 giugno 2007 – Più di diecimila Iracheni della provincia di Diyala e nel nord e nel sud dell’ Iraq, ieri, in una riunione, hanno espresso la loro solidarietà con l’organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano nel quadro della solidarietà per la pace e la libertà in Iraq. Lo Sceicco Mazen Habib Al-Keyzaran, leader della tribù di Al-Ezza in Iraq ha detto durante il congresso che le tribù irachene di Diyala in una dichiarazione firmata da 450 mila abitanti, hanno espresso completa solidarietà con i Mojahedin Khalq (MEK), i cui membri risiedono nell’accampamento di Ashraf sorvegliato  dalle forze multinazionali.

Il congresso ha inteso “rivelare gli interventi iraniani in Iraq in generale e nello specifico nella provincia di Diyala,„ ed ha richiesto l’unità di tutti gli schieramenti contro gli interventi stranieri. Ha chiesto che l’opposizione iraniana organizzata rimanga nella provincia di Diyala come unica forza capace arrestare questi interventi e di portare alla luce il ruolo dell’influenza iraniana che destabilizza la regione. Lo Sceicco Mazen ha riferito ad Al-Sharq Al-Awsat che la situazione in via di deterioramento nella provincia di  Diyala è causata da interventi esterni e che il ruolo delle tribù non è chiaro perché quegli interventi insidiano quel ruolo, ma c’è stata unanimità fra le tribù sul fatto che ogni tribù dovrebbe occuparsi della sicurezza della propria regione e ci sono futuri passi che contribuiranno alla stabilizzazione della situazione nella provincia. Mohsen Nadi, membro del Comitato degli Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha affermato che il congresso ha dato risalto alla necessità dell’unità e della solidarietà delle forze politiche democratiche dell’ Iraq, dei leader della comunità irachena nonché dei capi per impedire le interferenze iraniane nella provincia di Diyala.

 Nadi ha detto a Al-Sharq Al-Awsat che il regime iraniano è la fonte principale della crisi nell’intera regione  e l’intervento iraniano è attribuito alla sua crisi politica interna e alla difficile situazione economica, che intende esportare all’esterno per proteggersi. Nadi ha aggiunto che che la sua organizzazione ha dato risalto al fatto che la cospirazione ed i complotti del regime iraniano nella provincia di Diyala hanno assunto un’intensità maggiore, perché il controllo di questa provincia è estremamente importante a causa della sua frontiera condivisa con  l’Iran, che si estende per  circa 240 chilometri. Il regime iraniano ha tentato durante gli ultimi quattro anni di imporre l’egemonia a questa provincia impiegando  le legioni affiliate con la Forza  Quds grazie ad alcuni funzionari leali ad essa, per mettere in pratica le sue politiche sulla provincia e fra questi tentativi, sta fomentando la violenza settaria dietro slogan religiosi, da un lato per sradicare i suoi avversari e dall’altro per impedire alle forze progressive e patriottiche di prendere parte nel futuro processo politico.
 
 
 
Gli allievi del politecnico Iraniano condannano le torture dei compagni arrestati 19 giugno 2007 NCRI – In una dichiarazione pubblicata sabato, gli allievi del politecnico di Teheran hanno condannato la tortura fisica e psicologica degli allievi arrestati, trattenuti  nel reparto 209 della famigerata prigione di Evin dagli agenti del Ministero delle Informazioni dei mullah. La dichiarazione afferma: Gli allievi innocenti del politecnico sono da innumerevoli giorni e notti nel reparto 209 della prigione di Evin colpevoli di niente . Le notizie delle torture fisiche e psicologiche inflitte su di loro per ottenere confessioni forzate hanno causato grande preoccupazione. La dichiarazione conclude: “Invitare le forze amanti della libertà a non dimenticare gli allievi  del politecnico sotto arresto, il cui unico difetto è la lotta per la democrazia e la libertà in Iran e chiedere loro di non rimanere in silenzio„ 

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