
La Resistenza Iraniana chiede che si indaghi con immediatezza sullo stato di salute, da tempo precario, del prigioniero politico Arzhang Davoodi, detenuto in isolamento nella prigione di Zabol e sollecita il rappresentante dell’ Onu e del Consiglio per i diritti umani a fargli visita.
Arzhang Davoodi, 67 anni, è in prigione da ormai 17 anni, dal 2003, con accuse palesemente costruite ad hoc, come ” l’insulto a Khamenei”, motivo per cui il suo stato di salute peggiora di giorno in giorno. Gli scagnozzi del regime intendono torturarlo a morte a causa della sua ostinata resistenza e determinazione a non cedere alle loro minacce. Inizialmente era stato condannato a 15 anni di prigione e 5 anni di privazione dei diritti sociali, pena da scontare nelle prigioni dell’Iran meridionale con trasferimento successivo a Zabol. Allo scadere della sua pena, è stato nuovamente condannato ad altri 5 anni di carcere con l’accusa di sostenere l’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (PMOI/MEK). Arzhang Davoodi è stato tenuto a lungo in isolamento a Zabol, senza le più basilari strutture igieniche e abitative. A causa delle condizioni disumane a cui ha dovuto sottostare, soffre di varie patologie, in particolare di infezioni intestinali. Sopporta molto dolore e la sua vita è costantemente in pericolo, tuttavia le autorità competenti gli negano il trasferimento in ospedale per le adeguate cure.
Gli è consentito una sola ora all’aria aperta al giorno e per aumentare il suo disagio, le guardie carcerarie gli hanno sottratto alcuni piccoli elettrodomestici che si era comprato con i suoi soldi.
Negli ultimi 17 anni, Arzhang Davoodi è stato detenuto in varie prigioni, tra cui la famigerata Evin,Ahvaz, la prigione di Bandar Abbas, quella di Gohardasht, poi a Zahefan ed infine a Zabol, dove si trova dall’ottobre del 2016. Nel 2007 la sua casa e la sua auto sono state confiscate da agenti del governo. Nel lungo periodo citato non si è mai arreso, più volte ha intrapreso lo sciopero della fame, ma ora la vita di questo prigioniero politico è pericolosamente a rischio.
La Resistenza Iraniana ribadisce con determinazione la necessità di un intervento immediato da parte delle Nazioni Unite allo scopo di rilasciare i prigionieri politici e la Resistenza Iraniana invoca a gran voce anche una missione internazionale per visitare le carceri iraniane ed incontrare i detenuti, in particolare i detenuti politici e fare luce sulle accuse per le quali si trovano in stato di detenzione.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
4 settembre 2020
