60 anni, con due infarti, si trova in gravissime condizioni nel carcere di Evin
CNRI – La dittatura religiosa al potere in Iran ha intensificato gli arresti e le pressioni sui famigliari dei Mojahedin del popolo residenti al Campo di Ashraf, condannando molti di loro con l’accusa di mohareb a lunghissimi anni di prigionia. Nello stesso tempo da più di due mesi il ministero delle Informazioni del regime ha radunato all’ingresso del Campo di Ashraf alcuni dei suoi agenti che si spacciano per famigliari ed effettua pesantissime azioni di provocazione.
Martedì 6 aprile un tribunale farsa ha minacciato di condanna a morte Hamid Haeri, padre di uno dei Mojahedin del popolo residente ad Ashraf. Haeri, che ha sessant’anni, è malato e in seguito alle torture e ai maltrattamenti subiti in carcere versa in gravi condizioni.
Hamid Haeri è stato trascinato in tribunale legato con una catena ad un altro prigioniero e processato senza un difensore. Il presidente del tribunale era il mullà Moghesi, un membro del “comitato di morte” del genocidio dei prigionieri politici avvenuto nell’88.
Haeri era stato arrestato in seguito all’irruzione violenta nella sua abitazione il 6 dicembre 2009 e trasferito ad Evin. L’uomo, già malato di cuore, aveva subito negli anni 80 tre anni torture nel famigerato carcere di Evin, con l’accusa di aver aiutato suo fratello a fuggire dall’inferno khomeinista. Hamid Haeri soffre di diverse malattie ed ha avuto due infarti, le autorità del regime si rifiutano di fornire alcuna informazione sulla sua situazione.
La Resistenza Iraniana s’appella alle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani, in particolare all’Alto Commissariato per i diritti umani dell’ONU e al Reporter per gli arresti arbitrari dell’ONU, affinché intervengano urgentemente sulla drammatica situazione dei prigionieri politici in Iran.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
8 aprile 2010
