CNRI – In una mossa criminale e deplorevole, il 26 aprile, il fascismo religioso al potere in Iran ha condannato a morte Jafar Kazemi, un prigioniero politico,presso la corte d'appello dei mullah con l'accusa di "moharebeh" (fare la guerra contro Dio) e "propaganda contro le istituzioni attraverso la cooperazione con i gruppi di opposizione".
Jafar Kazemi, 47 anni, è padre di due figli e lavoratore autonomo. E’stato arrestato il 18 settembre 2009, e trasferito al carcere di Evin di Teheran, dove è stato sottoposto a tortura e immensa pressione.
Gli scagnozzi del regime hanno fatto pressioni su di lui perché prendesse parte alla terribile propaganda dei mullah', ai processi farsa e alle confessioni forzate il 27 dicembre (La giornata religiosa dell’ Ashura).
Quando queste misure disperate sono fallite, un caso di falso è stato montato contro di lui ed è stato condannato a morte da un giudice identificato come Zargar. La punizione crudele, che non era stata comunicata prima a Kazemi, è stata inaspettatamente confermata in corte d'appello. Secondo le leggi del regime, le sentenze pronunciate da una corte d'appello puٍ essere attuata dopo tre giorni.
La tendenza all'aumento di rilasci e l'attuazione di punizione crudeli per impiccagione, unitamente all’ accresciuta pressione sui prigionieri politici in prossimità della "Giornata Internazionale dei Lavoratori", è un mezzo per intensificare il clima di terrore nella società e impedire movimenti di protesta in solidarietà con i lavoratori e gli operai iraniani.
La resistenza Iraniana chiede al Segretario Generale delle Nazioni Unite, del Consiglio di Sicurezza, alla comunità internazionale in generale e a tutti i sostenitori dei diritti umani di adottare urgenti misure vincolanti per evitare l'impiccagione del prigioniero politico Jafar Kazemi, nonché per il rilascio di tutti i prigionieri politici Iran.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
29 APRILE 2010
