giovedì, Dicembre 1, 2022
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Iran: il regime dei mullah prepara i prigionieri politici al massacro durante la crisi del Coronavirus

Iran, Evin prison in Tehran

Prigione di Evin a Tehran

Dopo un’enorme pressione sociale e internazionale, il regime iraniano ha deciso di liberare temporaneamente una parte dei prigionieri a causa del coronavirus. Il mondo ha incolpato il regime per la negligenza e per l’insabbiamento circa l’epidemia di coronavirus e in seguito all’ansia delle famiglie di prigionieri per la diffusione del virus nelle carceri.
Inoltre, il capo della magistratura del regime ha annunciato la liberazione di 90.000 prigionieri, ma nessuna fonte indipendente ha confermato il rilascio di tanti prigionieri. I disordini delle ultime settimane in varie carceri in tutto il Paese hanno dimostrato che la dichiarazione del regime era solo una manovra e che nessun prigioniero politico sarebbe stato rilasciato.
La comunità internazionale, diverse organizzazioni, attivisti civili e politici hanno chiesto ripetutamente al regime di liberare temporaneamente i prigionieri in modo che non affrontino la diffusione del virus mortale nelle carceri. Tuttavia, nonostante le richieste della comunità internazionale, la magistratura del regime ha respinto il rilascio dei prigionieri politici, anche se con una cauzione pesante. Al contrario, è stato impedito a qualsiasi struttura sanitaria di entrare in prigione.
Ciò ha causato numerose rivolte nelle carceri, come ad Abadan, dove il 3 aprile le guardie carcerarie hanno aperto il fuoco sui prigionieri provocando 20 morti e circa 100 feriti.
Tra il 27 marzo e il 29 marzo eventi simili si sono verificati a Saqqez, a Tabriz e nella prigione di Adel Abad a Shiraz, dove le guardie carcerarie sono entrate nelle celle e hanno attaccato i prigionieri.
Il 4 aprile un testimone di Ahvaz ha dichiarato: “Questa prigione è come un grande deposito. In ciascuno dei capannoni sono custoditi 1.000 prigionieri. In totale, circa 8.000 persone sono detenute qui”.
Per spingere le guardie ad aprire le porte della prigione, i prigionieri hanno dato fuoco alle celle, ma le guardie si sono rifiutate di farlo e un prigioniero di 25 anni è morto a causa dell’incendio.
Il 30 marzo, sette prigionieri – Mohammad Tamoli, Mohammad Lafteh, Mohammad Salamat, Ali Khafaji, Majid Zobeydi, Shahin Zoheyri e Seyedreza Khorassani (Maghinami) – sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco dalle forze repressive e dalle guardie carcerarie e molti altri sono rimasti feriti. Il regime ha cercato di nascondere questo orribile crimine e impedirne la divulgazione.
Sabato 31 marzo, i detenuti della prigione di Sheyban di Ahvaz si sono ribellati al regime mentre il timore del coronavirus si diffondeva nelle carceri. Le forze dell’IRGC e guardie carcerarie speciali hanno attaccato i prigionieri e per ore sono stati sentiti colpi di arma da fuoco all’interno della struttura. Testimoni oculari hanno detto che quando è diventato buio delle ambulanze sono entrate nella prigione e hanno trasferito da lì i feriti con una scorta militare.
Il portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani Rupert Colville, in un briefing virtuale a Ginevra sabato 4 aprile, ha espresso preoccupazione per i prigionieri dopo le notizie di disordini nelle strutture provocati dalle preoccupazioni per un focolaio di coronavirus.
“Come vedete in Iran e in alcuni altri Paesi, assistiamo a rivolte, prigionieri che hanno paura, che sono angosciati dalla grande perdita di contatto con i membri della famiglia e così via. Quindi ci sono molte, molte questioni intorno a questo”, ha detto Colville.
“Siamo inorriditi dalla morte di un detenuto minorenne dopo che, secondo quanto riferito, è stato gravemente picchiato dagli agenti di sicurezza”, ha aggiunto Colville. “I prigionieri stavano protestando per le condizioni carcerarie e per la mancata decisione da parte delle autorità di rilasciarli temporaneamente per la pandemia di COVID-19”.
Secondo detenuti della prigione di Evin, i funzionari della prigione non hanno adottato misure o assistenza efficaci per prevenire la diffusione del coronavirus nelle carceri. Non ci sono maschere per il viso o gel disinfettanti e alcune celle vengono disinfettate solo una volta.
Ci sono notizie tristi sull’epidemia di coronavirus in varie prigioni del Paese come la prigione di Fashafouyeh di Teheran, Gohardasht, Ghezelhesar e la prigione centrale di Karaj ma anche a Urmia, Ahvaz (prigione di Sheyban) e Kashan.
“Nella Repubblica Islamica non abbiamo veri prigionieri politici”, ha detto Gholamhossein Esmayili, portavoce della magistratura del regime, che ha cercato di negare il problema dei prigionieri politici quando si è trovato di fronte a una domanda sull’omicidio di Alireza Shir Mohammad Ali nella prigione di Fashafouyeh. Il regime detiene anche i prigionieri politici nei reparti dei criminali comuni.
Esmayili ha etichettato i prigionieri politici come “terroristi” e “spie straniere” e li ha definiti “criminali contro la sicurezza” e “tristi esempi”. “Hanno agito contro la nostra sicurezza nazionale e sono stati condannati a più di cinque anni, e non possiamo dar loro una licenza” – ha detto Esmayillisaid, cercando di preparare il terreno per il massacro dei prigionieri.
Nel timore di un’altra rivolta, il regime ha consegnato la sicurezza della prigione di Fashafouyeh a Teheran alle forze dell’IRGC.
Il regime non ha mai cercato di aiutare il popolo o di liberare i prigionieri politici, ma usa la situazione attuale per distruggere i suoi dissidenti in prigione con il Coronavirus o per soppressione e per colpire il potenziale del pubblico di sollevarsi e rovesciare il regime. Il regime cerca di rafforzare l’IRGC per la repressione del popolo iraniano, e la maggior parte del budget per il 2020 è riservato alle sue istituzioni repressive.
La signora Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza, ha esortato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, il Relatore Speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran e altri organi internazionali competenti ad agire immediatamente per costringere il regime a rivelare dove si trovano e in quali condizioni i detenuti feriti che sono scomparsi. Ha anche invitato le famiglie, i parenti e gli amici dei prigionieri a indagare sulle condizioni dei prigionieri e a perseverare fino a quando non vengano rilasciati incondizionatamente. Il regime clericale deve liberarli tutti e questo è l’unico modo per salvarli dal Coronavirus.

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