
Il 9 Aprile Amnesty International ha pubblicato un rapporto in cui dichiarato: “Si teme che le forze di sicurezza del regime iraniano abbiano fatto ricorso all’uso della forza letale per il controllo delle proteste dei detenuti, uccidendo circa 36 prigionieri. Le proteste erano scoppiate a causa dei timori dei detenuti circa la propria sicurezza in seguito alla diffusione del COVID-19”.
Amnesty ha poi aggiunto: “Nei giorni scorsi migliaia di prigionieri hanno organizzato proteste in almeno 8 diverse carceri del paese, dando voce alla propria preoccupazione di contrarre il coronavirus, scatenando la mortale risposta delle guardie carcerarie e delle forze di sicurezza.”
Dall’inizio della pandemia in Iran il regime si è rifiutato di rilasciare i prigionieri, ed ha portato avanti una politica di insabbiamento ed inazione. Giovedì l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI, Mojahedin-e Khaleh o MEK) ha annunciato che il numero di vittime del Coronavirus ha superato le 23.100 persone. Tuttavia, il regime continua a rifiutarsi di mettere le città in quarantena, ed ha lasciato che i prigionieri si trasformassero nel settore più vulnerabile della società di fronte al Coronavirus. Questo ha provocato diverse rivolte tra i prigionieri del paese.
Invece che aiutare i detenuti o rilasciarli, il regime ha fatto ricorso ad una brutale repressione. A questo proposito, Amnesty ha scritto: “Fonti affidabili riportano che in diverse prigioni sono stati impiegati proiettili e gas lacrimogeni per mettere a tacere le proteste, e che questo ha portato all’uccisione di circa 35 ed al ferimento di centinaia di prigionieri.”
Diana Eltahawy, vicedirettrice regionale di Amnesty International per il Medio Oriente ed il Nord Africa, ha dichiarato: “È ripugnante che invece che rispondere alle legittime richieste dei prigionieri, che chiedevano protezione dal COVID-19, le autorità iraniane abbiano fatto ricorso alle uccisioni come mezzo per mettere a tacere le preoccupazioni dei detenuti.”
In un’altra parte del suo rapporto Amnesty scrive: “I media indipendenti e le organizzazione per i diritti umani hanno riportato che i detenuti di diverse prigioni sono risultati positivi al virus. In conseguenza di ciò, diversi prigionieri hanno organizzato scioperi della fame in protesta contro la decisione delle autorità di non rilasciarli, di non fare loro i test, di non fornire loro i prodotti igienico-sanitari necessari e di non mettere in quarantena i casi sospetti.” Il rapporto ha aggiunto: “Secondo fonti indipendenti, incluse le famiglie dei prigionieri, il 30 e 31 Marzo le forze di sicurezza avrebbero fatto ricorso ad un uso eccessivo della forza nelle prigioni di Sepidar e Sheiban della città di Ahvaz, nella regione del Khuzestan. Il capo della polizia del Khuzestan ha ammesso che le Guardie della Rivoluzione ed i membri della forza paramilitare Basij hanno represso le proteste dei detenuti dando fuoco ai cassonetti della spazzatura.”
La sig.ra Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha denunciato più volte i crimini contro l’umanità in corso nelle prigioni del regime ed ha lanciato appelli al Segretario Generale, al Consiglio di Sicurezza, al Consiglio per i Diritti Umani ed all’Alto Commissario per Diritti Umani delle Nazioni Unite, nonché all’unione Europea, per un’azione urgente per salvare le vite dei prigionieri. La sig.ra Rajavii ha anche domandato il rilascio dei prigionieri, in particolare dei prigionieri politici.
Mentre il regime iraniano, con l’aiuto dei suoi apologeti e delle sue lobby, addossa la responsabilità dello scoppio della pandemia e del suo alto tasso di mortalità alle sanzioni americane, si contraddice da solo, dimostrando al mendacità delle proprie dichiarazioni circa la volontà di proteggere il popolo iraniano, uccidendo i prigionieri e impedendo il loro rilascio. Questo dimostra che fin quando i mullah saranno al potere la pandemia di coronavirus ed altre crisi continueranno a mietere vittime tra i civili. Il regime infatti non attribuisce alcun valore alle vite dei propri cittadini, e continua a dare la priorità al finanziamento del terrorismo all’estero (fornendo denaro a gruppi come Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen) ed all’aumento della repressione all’interno del paese. Inoltre, a causa della corruzione istituzionalizzata del regime, in particolare dei membri e dei comandanti del Corpo Guardie della Rivoluzione Islamica e del leader supremo Khamenei, che hanno il controllo di miliardi di dollari ma continuano a depredare le ricchezze del paese, il regime non è in alcun modo in grado di aiutare il popolo iraniano.
Nel suo discorso di Giovedì, durato 45 minuti, Khamenei non ha fatto alcun riferimento alle innumerevoli vittime del Coronavirus, non ha porto le proprie condoglianze alla popolazione in lutto, non ha menzionato i gravi problemi che gli iraniani si trovano ad affrontare, né ha promesso di devolvere parte della sua ricchezza multimiliardaria alla lotta alla pandemia (parliamo di centinaia di miliardi di dollari americani accumulati depredando le ricchezze del paese e del popolo iraniano attraverso cartelli finanziari di sua appartenenza).
Khamenei ha dichiarato: “Questo, rispetto ad altri, è un problema di minore importanza; abbiamo visto, nel mondo e nel nostro paese, molti problemi, non meno importanti di questo […]. Non dobbiamo essere negligenti nei confronti delle cospirazioni dei nostri nemici […]. Nessuno deve pensare che mettendo fine alle ostilità non avremmo più nemici. Loro non possono accettare, comprendere né tollerare la Repubblica Islamica.”
A questo proposito la sig.ra Rajavi, presidente eletta del CNRI (Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana) ha dichiarato: “Ancora una volta Khamenei ha dimostrato che il regime clericale si trova di fronte ad un impasse mortale e che non attribuisce alcun valore alla vita umana. Khamenei ha chiarito che la sua unica preoccupazione è mantenere al potere la teocrazia. Ancora una volta, ha cercato di distogliere l’attenzione dai crimini compiuti dal regime a partire dallo scoppio dalle pandemia, parlando di “cospirazioni dei nemici”. Il tutto mentre 80 milioni di persone sono vittime delle pressione e della repressione del regime dei mullah.”
