Delta News, Parigi- La folla la acclama ancora prima di vederla apparire: tailleur verde chiaro, a coprire il capo foulard di seta, in tinta con labito e con gli occhi, verdi e brillanti come smeraldi, il viso sorridente, il contorno occhi appena solcato da rughe despressione che non ne tradiscono minimamente letà anagrafica. E Maryam Rajavi, leader indiscussa, politica e carismatica della resistenza iraniana e ancor di più delle donne che combattono contro gli effetti brutali di un fondamentalismo devastante che ha fatto della misoginia la sua bandiera.
Saluta tutte le donne, Madame Rajavi, iraniane e di tutto il mondo, quelle presenti nella sala del Palazzo dei Congressi di Parigi per il convegno di WAFE e le sorelle irachene, soprattutto quelle che hanno manifestato in solidarietà con le sorelle di Ashraf city. E si congratula con le attiviste di tutto il mondo nella ricorrenza della Giornata Internazionale della Donna, ricordando le migliaia di donne cadute vittime della violenza di genere e del fondamentalismo, le migliaia di donne eroiche che a Teheran hanno manifestato e manifestano coraggiosamente il proprio dissenso dal regime teocratico.
Ricorda le sorelle di Ashraf (City) che combattono per la libertà e luguaglianza. Ashraf City, lo ricordiamo, è quel lembo di terra sul confine tra Iran e Iraq dove, da oltre 20 anni, vivono oltre 3.000 profughi iraniani rientrati da tutto il mondo per combattere quello che viene definito il fascismo religioso imposto dai mullah.
Ci siamo riuniti qui per affermare che luguaglianza è un diritto delle donne. Abbiamo molte responsabilità in tutto il mondo. L8 marzo punta i riflettori sulle donne, sui loro traguardi e responsabilità afferma Rajavi, ripercorrendo le principali tappe dei movimenti delle donne, dalle lotte per il diritto al voto, a quelle per la salute riproduttiva e chiedendosi ancora quali obiettivi dovrebbero porsi oggi tali movimenti?. Domanda alla platea, con tono perentorio ma suadente: Vogliamo accontentarci di alcune riforme per i diritti delle donne?. La risposta, ovvio, è No. Le donne devono assumere il proprio ruolo nel cambiamento del mondo, partecipando attivamente alla politica, sostiene Rajavi. Ma, nessun cambiamento sociale, per quanto ratificato dalla legge, può essere definitivo se continuiamo a subire gli effetti della discriminazione. La storia ci ha insegnato che da nessuna parte loppressore rinuncia al potere volontariamente. Care sorelle incalza – finora siamo tutte daccordo che sia inevitabile per noi donne entrare nellarena politica contro la violenza, per affermare i diritti riproduttivi e per un obiettivo ancora più elevato.
Che Madame Rajavi sia una leader carismatica si evince dallesultanza delle donne nella sala che la acclamano a gran voce Maryam, Maryam, battendo ritmicamente le mani, cercando di avvicinarla, a fine serata, anche solo per sfiorarla, per fotografarla, mentre le guardie del corpo osservano guardinghe tentando di fare discretamente da scudo. E lei, alle fortunate, che si trovano più vicine, si rivolge con un sorriso, una parola, un ringraziamento, una carezza.
E con grande emozione che Laila Jazayeri, direttora dell Associazione Anglo-Iraniana delle donne nel Regno Unito e parte di WAFE, mi racconta della sua esperienza con Madam Rajavi. Lho incontrata una seconda volta dopo quindici anni, in mezzo ad una folla enorme di persone e quando mi si è avvicinata, mi ha salutata chiamandomi per nome e chiedendomi come stesse mio figlio. Incredibile, dopo 15 anni, si ricordava non solo me, ma anche il nome del mio bambino!
E proprio questa sua empatia verso le vicende altrui che la rende così attraente alle altre donne, secondo Jazayeri, che spiega così laffastellarsi di tante donne, come api su un fiore, attorno a Rajavi. Riguardo al ruolo delle donne nella Resistenza iraniana, Jazayeri spiega enfaticamente: Lintera leadership è in mano alle donne. Le donne sono in prima linea in Iran. Il presidente eletto è una donna. Questo è ciò che rende ancora più straordinario il nostro caso.
Il medio oriente è nella morsa del fondamentalismo e Rajavi è il simbolo della lotta al fondamentalismo, o meglio della lotta delle donne al fondamentalismo.
Lessenza del fondamentalismo è la misoginia, spiega Sarvi Chitsaz, segretaria generale di WAFE (International Federation of Women Against Fundamentalism and for Equality). Quando cè unidea di fondamentalismo che si affaccia, le donne sono le prime ad essere attaccate, ad essere ridotte a cittadine di seconda classe. E necessario che le donne combattano insieme contro il fondamentalismo, è una questione che impatta sulla loro stessa sopravvivenza.
Penso che il meeting sia stato molto importante – afferma Chitsaz nel portare allattenzione di tutte le donne quelli che sono i veri pericoli del fondamentalismo e soprattutto perché è importante che le donne partecipino coese nella lotta. Il fondamentalismo è sempre più un fenomeno che riguarda non solamente i paesi mediorientali. E un problema di tutti sottolinea Chitsaz e tutte le donne devono essere coinvolte con le altre donne. E una sorellanza. E sempre stato così. Il ché ci fa capire di cosa sono capaci le donne quando si mettono insieme.
C.Park
