
di Esmail Mohades
Rimane un mistero l’infatuazione dell’Occidente, dell’intellighenzia occidentale, per Khomeini e il khomeinismo. L’hanno aiutato affinché arrivasse a Teheran, dove fondò, sotto gli occhi increduli degli iraniani, il suo innaturale Stato islamico. Ciò di cui siamo testimoni negli ultimi anni è soprattutto una passione commerciale degli affaristi occidentali, soprattutto dell’Europa in perenne crisi economica, nei riguardi dell’Iran. Rimane comunque inspiegabile questa fatale attrazione del laico Occidente illuminista verso la teocrazia oscurantista iraniana.
Tutto l’establishment occidentale, governanti, giornalisti e intellettuali, con poche eccezioni, hanno partecipato allegramente al balletto dei “moderati contro oltranzisti”, messo in scena dagli assassini del popolo iraniano. L’Alta rappresentante della politica estera dell’Europa si materializza esclusivamente quando c’è da mostrarsi al fianco di un regime che ha prodotto una lunga catena di cadaveri in ogni parte del mondo.
Nel 79 furono proprio gli intellettuali di sinistra in occidente ad incoronare l’uomo più reazionario del Novecento che marchiò come islamica una magnifica rivoluzione che rivendicava il diritto alla libertà e alla democrazia degli iraniani. Fu quella miope ubriacatura l’inizio di un decadimento che portò i governanti europei a chiudere tutte e due gli occhi sull’espansionismo dell’integralismo di stampo khomeinista e sulla violazione dei diritti umani in Iran. Così il seme dell’integralismo islamico si è potuto diffondere e i movimenti integralisti sono un suo naturale e amaro frutto.
Gli anni ottanta quando il regime ha eliminato decine di migliaia dei dissidenti il mondo non aprì gli occhi; quando nell’estate dell’88, in poche settimane, impiccò oltre 30.000 dissidenti nessuno batté ciglio. Mentre gli USA invadevano l’Iraq, l’Iran occupava di fatto l’Iraq. Nell’82, il regime iraniano fondò Hezbollah libanese prendendo in ostaggio l’intero Libano; la massiccia presenza dei pasdaran accanto al dittatore siriano ha cagionato centinaia di migliaia di morti. La presenza del regime in Afghanistan o Yemen e perfino in America Latina passa quasi in cavalleria presso le cancellerie europee, che stanno a guardare. Ecco questo è il regime iraniano: campione della perpetua violazione dei diritti dell’uomo e sul podio più alto per impiccagioni, che opprime il suo popolo e che, dovunque metta piede, lascia una scia di sangue.
Un eminente professore italiano, consigliere di molti ministeri e molti ministri, tempo fa sosteneva che nella politica di oggi non c’è posto per la moralità. Sosteneva il professore che non vedeva perché l’Italia non dovesse fare affari con l’Iran. Il tale non avrà una morale, ma fare affari con i pasdaran, sponsor principale dell’integralismo e del terrorismo, non so quanto convenga al suo paese o alla sua gente.
La Resistenza Iraniana crede che la politica senza morale sia sinonimo di inciviltà e barbarie. Ha sempre agito con dignità perseverando sui propri principi. Bussa alle porte delle coscienze libere in ogni parte del mondo. Molte porte non si aprirono, ma molte altre sì. Il Partito Radicale è un eccellente esempio che ha spalancato le sue porte. Il Partito e Nessuno Tocchi Caino sono stati sempre, senza indugio e con pannelliana generosità, accanto al popolo iraniano e alla sua resistenza organizzata. Ci sono mille motivi perché viva lo storico Partito Radicale; il suo cammino accanto alla lotta degli iraniani è uno di questi.
In Iran la dittatura religiosa è in pieno svolgimento e non può avere altro comportamento. La teocrazia iraniana non ha un briciolo di democrazia nelle sue corde, né vuole né può essere diversa da ciò che è stato in questi decenni. Asma Jahangir Inviato Speciale sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran nella sua ultima relazione, il 25 ottobre due giorni fa, ha espresso ancora preoccupazioni sulla drammatica situazione dei diritti umani in Iran. Jahangir ha detto che le fustigazioni, le amputazioni degli arti e l’escavazione degli occhi in Iran continuano. Le minoranze etniche e religiose e le donne subiscono vessazioni continue. Negli ultimi mesi in Iran hanno arrestato almeno 12 giornalisti e 14 blogger e sono tuttora una prassi i maltrattamenti dei prigionieri politici. Mentre accade ciò, il ministro degli Esteri del regime Zarif, che dopo il discorso di Trump e le sanzioni applicate dal Dipartimento del Tesoro contro i pasdaran si è definito uno dei pasdaran, va in giro dicendo che in Iran non ci sono i prigionieri politici. Il regime iraniano genera crisi ed è la quintessenza dell’integralismo islamico. Non ha l’appoggio del popolo e sta perdendo il compiacimento dell’Occidente. Oggi il cambio di regime in Iran conviene agli iraniani, ai popoli della Regione e al mondo intero.
Come ha ribadito Asma Jahangir, per andare avanti torniamo indietro. I governi occidentali riconoscano il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, con la leadership di Maryam Rajavi che ha lanciato un piattaforma per il futuro dell’Iran democratico, laico, pluralista in cui sia garantito l’uguaglianza tra donne e uomini. I governi europei, il Governo italiano chiedano la formazione di un comitato indipendente di indagine sull’eccidio dell’88 per individuare i responsabili, che ricoprono tuttora i ruoli chiave nel regime iraniano. Nessun altro paese può liberare l’Iran e gli iraniani dalla tirannia più complicata della loro lunga storia. L’onore e l’onere di questo spetta al popolo iraniano, e a nessun altro. L’Occidente non lo ostacoli più!
