HomeNotizieTerrorismoLa vera storia di un omicidio commesso dall'IRGC ( Pasdaran ) del...

La vera storia di un omicidio commesso dall’IRGC ( Pasdaran ) del regime iraniano

Perché l’Iran ha cercato di assassinarmi e come sono sopravvissuto

Questo articolo scritto da Hossein Abedini, un parlamentare iraniano in esilio e membro del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, è apparso su Forbes il 13 Febbraio  2017. Di seguito il testo completo.

Mentre la nuova amministrazione americana sta iniziando il suo lavoro, la grossa sfida che incombe all’orizzonte è come affrontare la teocrazia al potere in Iran. Il fattore-chiave per articolare una politica sana sull’Iran, è comprendere la natura fondamentalmente violenta e conflittuale del regime teocratico.

Il Generale James Mattis, nuovo Segretario alla Difesa, ha giustamente definito l’Iran “la principale fonte di instabilità in Medio Oriente”. Il regime iraniano ha istituzionalizzato il terrorismo in patria e all’estero. Questo è uno dei compiti principali delle famigerate Guardie Rivoluzionarie (IRGC) e del loro braccio extraterritoriale che compie questa missione nefasta, vale a dire la forza Qods.

Io sono un membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, la coalizione dei movimenti di opposizione iraniani, con al centro l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, il principale movimento di opposizione. (L’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano è nota anche come MEK, che sta per Mojahedin-e-Khalq). Io per primo sono la prova vivente delle nefande attività del regime teocratico al di là dei suoi confini, perché sono stato quasi ucciso da una di esse.

Nel pomeriggio del 14 Marzo 1990 sedevo accanto all’autista che mi stava portando all’aeroporto di Istanbul. Mentre discutevamo della situazione in Iran, improvvisamente una macchina ci sbarrò la strada. Pochi secondo dopo un’altra macchina ci bloccò da dietro.

Di colpo due strani uomini saltarono giù dalla macchina davanti con le loro armi automatiche. Presi una decisione in una frazione di secondo e corsi verso di loro con solo una piccola valigetta. Uno degli uomini sparò nove colpi. L’arma dell’altro uomo s’inceppò. Rimasi gravemente ferito. Gli assalitori fuggirono. I miei quattro mesi di lotta per la sopravvivenza erano appena iniziati.

Fui portato di corsa al vicino International Hospital di Istanbul. Rimasi in coma profondo per oltre 40 giorni e incosciente per tre mesi.

Dopo l’aggressione sono stato sottoposto a 14 difficili interventi chirurgici, ho ricevuto più di 70 litri di sangue ed ho perso l’80% del fegato. Per una delle operazioni, i medici chiesero il consenso ai miei colleghi, informandoli che le mie probabilità di sopravvivenza erano una su cento.

Pochi giorni dopo la TV di stato a Teheran annunciò che Mohammad Mohaddessin, Presidente del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, era rimasto gravemente ferito durante un attacco ad Istanbul ed era morto. Divenne allora evidente che era lui l’obbiettivo finale di quell’operazione.

Ciononostante Teheran in diverse occasioni cercò di eliminarmi mentre ero ricoverato in ospedale. In un caso la polizia chiuse l’ospedale perché il presidente turco si trovava in visita alla madre malata. Così facendo scoprì alcuni agenti iraniani travestiti da agenti della polizia turca, sventando il loro piano. In un altro episodio, gli assassini finsero di essere degli amici venuti a trovarmi, ma vennero spaventati dall’arrivo dei veri visitatori.

In quello stesso periodo ci furono molti altri che non furono così fortunati. Il noto attivista per i diritti umani Kazem Rajavi fu colpito a morte a Ginevra nel 1990 e diversi attivisti curdi vennero uccisi nei due anni seguenti. Inoltre l’Iran lasciò le sue impronte digitali su diversi attentati terroristici, come quello alle Khobar Towers in Arabia Saudita, nel quale rimasero uccisi molti soldati americani e l’attentato alla Argentine-Israeli Mutual Association di Buenos Aires.

Diverse sono le persone che sono rimaste vittime del terrorismo sfrenato di Teheran, ma nessuno ha sofferto più dei miei compagni attivisti del MEK. Due anni prima dell’attentato alla mia vita, circa 30.000 prigionieri politici erano stati messi a morte in una sola estate nell’ambito di un tentativo della leadership iraniana di distruggere definitivamente il MEK.

Ma a testimonianza della dedizione di questo gruppo e del suo vasto supporto, il MEK è sopravvissuto fino ad oggi e sta realmente prosperando, mentre si guadagna l’appoggio non solo dell’impaziente popolazione iraniana, ma anche a livello internazionale.

Siatene certi, l’attuale governo iraniano non ha in nessun modo moderato il suo atteggiamento, contrariamente alle promesse dell’amministrazione Obama. Il terrorismo è un pilastro su cui si regge la sopravvivenza dei tiranni col turbante in Iran. Hassan Rouhani, l’attuale presidente, è stato segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale per molti anni e ora è il suo presidente. Questa è l’organizzazione che ha ordinato i più grossi atti terroristici del regime, compreso l’attentato alla mia vita, e le sue funzioni sono rimaste le stesse fino ad oggi.

Rouhani ha anche aumentato moltissimo i finanziamenti all’IRGC, la principale forza trainante che sta dietro sia al contributo iraniano ai crimini contro l’umanità commessi in Siria, che alla ben nota repressione degli attivisti, dei giornalisti, degli artisti e delle persone con doppia cittadinanza in Iran. E da quando ha assunto la sua carica nel 2013, tra le lodi degli occidentali per le sue posizioni “moderate”, Rouhani ha ordinato più di 3000 esecuzioni.

Se questa amministrazione vorrà rendersi completamente conto della incessante storia di violenza e di violazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica, potrà solo concludere che è giunto il momento per una politica estera decisa, una politica che inizi a vedere il regime iraniano per ciò che realmente è, e che inizi a fare pressioni su di esso, in particolare sull’IRGC. Questa organizzazione deve essere inserita nella lista dei gruppi terroristici stranieri e sottoposta quindi a sanzioni gravi ed efficaci.

È ora di bloccare la macchina del terrore del regime iraniano, per il progresso degli iraniani, della regione e del mondo.