HomeNotizieResistenza Iraniana“I giovani iraniani desiderano libertà dalla tirannia religiosa”

“I giovani iraniani desiderano libertà dalla tirannia religiosa”

CNRI – “La giovane generazione iraniana desidera libertà dalla tirannia religiosa”, dice una ragazza dissidente fuggita recentemente dell’Iran e che si è unita alle fila del movimento di Resistenza.

L’attivista dell’opposizione iraniana Paria Kohandel, 18 anni, lo ha affermato alla manifestazione “Iran Libero”, svoltasi a Parigi all’inizio di questo mese. Il padre di Paria, Saleh Kohandel, è un prigioniero politico detenuto nel famigerato carcere di Gohardasht (Rajai-Shahr) a Karaj, a nord-ovest di Teheran, per il suo appoggio al principale gruppo di opposizione iraniano, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI, Mujahedin Khalq, MEK). 

“Guardavo questa manifestazione ogni anno, quando ero in Iran. Mi sintonizzavo sul canale televisivo dell’opposizione (Simay-e Azadi) per dare un’occhiata al raduno annuale (Iran Libero). Potevo solo guardalo in TV, ma essere presente qui personalmente e vederne da vicino la grandezza incredibile è completamente diverso dal guardarlo in TV. È un’esperienza totalmente diversa”, ha detto Paria Kohandel alla grande manifestazione di Parigi del 9 Luglio.

“Sono felice di aver sviluppato una relazione con voi, amici della Resistenza Iraniana, che siete arrivati qui da ogni angolo del mondo, a formare un mare infinito affamato di libertà… Io sono qui per essere la voce di mio padre, che è la fonte del mio orgoglio ed è il mio eroe. Mio padre ha passato gli ultimi 10 anni in carcere per il suo impegno di portare libertà alla nostra generazione. Sta resistendo e perseverando nelle carceri del regime teocratico”.

“Io avevo otto anni quando hanno arrestato mio padre. Per 10 anni ho potuto vederlo per 20 minuti una volta alla settimana, con un pannello di vetro che ci separava. Ma abbiamo molti ricordi di quei 20 minuti insieme. Lui era con me quando ero triste, era con me nei momenti felici, ridendo con ogni fibra del suo essere… Il suono delle sue risate riecheggia ancora nelle mie orecchie”.

“Neanche il rumore dei telefoni della prigione ha potuto spegnere le sue risate. Quando ero triste, è stato mio padre a consolarmi. Ma quando lui era triste, io non avevo nulla da dire per lenire il suo dolore. Come nei momenti in cui il regime ha preso i suoi amici e compagni di cella per giustiziarli”.

“Mio padre diceva sempre: ‘In carcere ci sono molte ragazzi di 17 o 18 anni condannati a morte o a lunghe pene detentive per reati minori. Diceva che vedeva le sue figlie nei loro volti”.

“Vorrei che quei ragazzi fossero qui, così potrebbero gridare liberamente le cose che non hanno potuto dire per colpa di questo regime… così potrebbero dirle senza essere puniti”.

“Questa è una generazione che ha assistito alle esecuzioni pubbliche e che ha subito il dolore del lavoro minorile per tutta la sua vita. Una generazione che è stata gettata inconsapevolmente in una guerra che continua ancora. Il mio paese, l’Iran, è in guerra. Una guerra per la libertà. Un guerra per poter respirare liberamente. Una guerra per creare un Iran senza prigioni ed esecuzioni”.

“Il regime ha cercato costantemente di farci diventare i nostri stessi nemici, cercando di convincerci che siamo completamente soli in questa lotta. Ma noi non siamo soli. Noi abbiamo qualcosa su cui appoggiarci, su cui contare, che ci ha insegnato in questi anni … che ci si può ribellare all’oppressione, che possiamo essere liberi”.

“Quando stavo lasciando l’Iran, ho incontrato immigrati iraniani che mi sono stati accanto in ogni momento. In quei momenti così duri, senza tutto questo aiuto, non penso proprio che avrei potuto rivederli di nuovo. Ma sorprendentemente, ho incontrato alcuni di loro qui oggi. Come me hanno trovato quello che stavano cercando”.

“Noi vogliamo dimostrare il nostro impegno ed accettare nuove responsabilità per rovesciare questa dittatura. Questo è il nostro compito. Perché abbiamo provato con ogni fibra del nostro essere quello che questi aguzzini hanno fatto al nostro paese”.

“Noi libereremo l’Iran, perché Maryam Rajavi (la leader dell’opposizione iraniana), il cui nome è bandito in Iran perché incute paura al regime al potere, ci ha insegnato che ‘noi possiamo e noi dobbiamo’”.

“Noi possiamo e noi dobbiamo portare questa luce splendente in Iran”, ha aggiunto Paria Kohandel.

Il noto dissidente iraniano Saleh Kohandel è stato arrestato il 4 Marzo 2007 e condannato a 10 anni di reclusione per aver appoggiato il PMOI (MEK).

Paria ha visto suo padre l’ultima volta nel carcere di Gohardasht l’anno scorso, un mese prima di fuggire dall’Iran.