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11 milioni di iraniani non hanno accesso ai servizi fondamentali

CNRI – Il ministro degli interni del regime iraniano, Abdolreza Rahmani Fazli, ha ammesso lunedì 6 Giugno durante una seduta del parlamento che: “Ci sono 11 milioni di persone che vivono nelle baraccopoli in Iran, tre milioni dei quail vivono nelle periferie di Tehran, Mashhad e Ahwaz.”

Fazli ha detto: “Abbiamo circa 2,7 milioni di persone in quartieri emarginati, un problema che può danneggiare il paese. Il governo deve monitorare le loro condizioni ed essere più attento ai cambiamenti della comunità”.  

Fazli ha fatto anche riferimento all’inadeguato sistema di previsione economica del regime dicendo: “L’allocazione e la distribuzione delle risorse in Iran viene fatta in base alla popolazione e all’attività, che alla fine conduce a luoghi come Tehran, attirando oltre il 52% delle risorse e lasciando zone come il Sistan-Baluchistan o l’Ilam a corto di risorse”.

Fazli ha anche discusso della grave questione della disoccupazione. “Circa 3,5 milioni di persone sono disoccupate nel paese e la loro distribuzione non è equilibrata né normale”, ha spiegato. “Ci sono zone nel paese in cui oltre il 60% della popolazione è disoccupata e dovremmo stare attenti al fatto che un tasso superiore al 50-60% possa causare un danno sociale irreparabile”.

Anche altri esponenti del regime dei mullah in passato avevano ammesso che il dato reale sulla disoccupazione in Iran è molto maggiore.

Il quotidiano ufficiale Shahrvand già nel 2014 aveva riportato che c’erano 15 milioni di persone che vivono in zone scarsamente popolate, al di fuori della portata dei servizi sociali.

“Sei anni fa, nove milioni di persone vivevano nelle zone periferiche e ora sono 15 milioni”, aveva precisato Shahrvand. “Secondo un annuncio del Direttore dell’Ufficio per lo Sviluppo e dell’Organizzazione per gli Insediamenti Spontanei, basato su studi condotti in 77 città su persone che vivono nelle zone periferiche, è stato previsto che la popolazione emarginata del paese abbia raggiunto i 15 milioni, tutte persone che vengono private di strutture adeguate e di servizi municipali”.