
CNRI – Al fisico e prigioniero politico iraniano Omid Kokabee, che la scorsa settimana è stato sottoposto ad un’operazione per rimuovere un cancro al rene destro, è giunto il sostegno morale dell’ex-rettore dell’Università di Tehran.
Sia Kokabee, 34 anni, che i suoi familiari avevano ripetutamente denunciato le sue gravi condizioni di salute, ma il regime dei mullah ha sistematicamente ignorato le loro denunce negli ultimi cinque anni che ha passato in carcere. Le organizzazioni per i diritti umani dicono che Omid Kokabee è un prigioniero di coscienza, detenuto unicamente per il suo rifiuto di lavorare su progetti militari in Iran e a causa di false accuse relative ai suoi legittimi contatti in ambito scolastico, con istituzioni accademiche fuori dall’Iran.
Dopo l’operazione subita da Kokabee mercoledì scorso, il Dr. Mohammad Maleki, primo rettore dell’Università di Tehran dopo la rivoluzione, in un video-messaggio ha denunciato la sua detenzione “disumana”, che viola i “diritti umani”.
Il Dr. Maleki ha esortato i giovani iraniani a “ribellarsi e protestare” contro il regime dei mullah che imprigiona gli accademici e gli studenti universitari.
Omid Kokabee stava seguendo i suoi studi post-dottorato negli Stati Uniti quando è stato arrestato a Gennaio 2011, mentre si recava in Iran per visitare la sua famiglia. È stato tenuto in isolamento per 15 mesi, sottoposto a lunghi interrogatori e maltrattato per ottenere una “confessione”.
A Maggio 2012, dopo un processo ingiusto svoltosi nel cosiddetto Tribunale Rivoluzionario, durante il quale è noto che non è stata presentata alcuna prova contro di lui, Kokabee è stato condannato a 10 anni di carcere per “legami con governi ostili”, secondo quanto riferisce Amnesty International. La sua condanna è stata confermata in appello ad Agosto 2012.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, le autorità iraniane avevano illegalmente ritardato l’accesso di Kokabee alle cure mediche già in passato. Nel 2012, dopo un primo esame si era scoperto che aveva un tumore, ma Kokabee ha subito un lungo ritardo nell’ottenere il permesso di essere trasferito dall’infermeria del carcere ad un ospedale per essere sottoposto ad esami clinici essenziali.
In una lettera aperta scritta dal carcere ad Aprile 2013, Omid Kokabee dice: “Durante gli interrogatori, condotti mentre ero in isolamento, mentre tutte le comunicazioni con la mia famiglia e il mondo esterno erano state interrotte e mentre ero costantemente sotto pressione e minacciato di ricevere notizie sul terribile stato fisico e mentale della mia famiglia, mi è stato chiesto più e più volte di scrivere varie versioni della mia storia personale dopo il 2005”.
Omid Kokabee ha anche detto che da quando si era laureato nel 2005, era stato “invitato varie volte a lavorare come scienziato e direttore tecnico per alcuni progetti militari e di intelligence”. Ciò prevedeva un’offerta di ammissione ad un dottorato di ricerca totalmente sponsorizzato dall’Organizzazione per l’Energia Atomica Iraniana. Ma egli aveva rifiutato tutti gli inviti.
Omid Kokabee è stato insignito del Premio Andrei Sakharov dall’American Physical Society nel 2013, “per il suo coraggio nel rifiutare di utilizzare la sua conoscenza della fisica per lavorare su progetti che ha ritenuto pericolosi per l’umanità, nonostante le estreme pressioni fisiche e psicologiche”.
