I fondi sbloccati favoriranno Khamenei e l’IRGC e non verranno utilizzati per risolvere i problemi del popolo iraniano
L’adozione del JCPOA da parte del regime iraniano e la sua frettolosa implementazione, in aperta trasgressione delle disposizioni e dei limiti dichiarati da Khamenei, prima di tutto indicano la situazione esplosiva in cui si trova la società iraniana, soprattutto in vista delle elezioni del parlamento e dell’Assemblea degli Esperti, poi l’effetto erosivo delle sanzioni e il timore di ulteriori sanzioni da parte del Congresso U.S.A.
Come la Resistenza Iraniana aveva dichiarato la scorsa estate, sei mesi dopo che il regime aveva adottato il JCPOA, la lotta di potere ai massimi livelli del regime, alla vigilia delle elezioni ha interessato tutto il regime nel suo complesso, portando ad una diminuzione del potere del leader supremo che ha reso tutto il regime più debole e vulnerabile. Soprattutto le continue sconfitte subite dal regime in Siria hanno aggravato la crisi interna del regime. Ecco perché, in concomitanza con l’implementazione del JCPOA, il regime teocratico ha aumentato le sue esecuzioni criminali, tanto che solo nelle prime due settimane del nuovo anno ha giustiziato 53 prigionieri per intensificare il clima di terrore e paura.
Alleggerire alcune sanzioni e consegnare le ricchezze del popolo iraniano a questo regime illegittimo e usurpatore che governa l’Iran, non migliorerà affatto le condizioni economiche del popolo iraniano, ma piuttosto servirà alle politiche repressive del regime, all’esportazione del fondamentalismo e del terrorismo e alle attività guerrafondaie, in particolare al massacro del popolo siriano. Come ha dichiarato Maryam Rajavi, la Presidente eletta della Resistenza Iraniana, il 14 Luglio 2015: “Perché questo patrimonio non vada a finire in Iraq, Siria, Yemen e Libano e perché non vada a riempire ulteriormente le tasche delle guardie rivoluzionarie, dovrà essere speso sotto stretto controllo delle Nazioni Unite per i bisogni urgenti del popolo iraniano, come il pagamento dei miseri salari arretrati degli operai, degli insegnanti e delle infermiere e per fornire cibo e medicine alla popolazione”.
Vale la pena ricordare che il grosso dell’economia iraniana (che rappresenta oltre il 50% del PIL) è concentrato in 14 enormi centri tutti appartenenti ad istituti militari e della sicurezza, o a fondazioni che operano sotto il controllo di Khamenei. La gran parte del commercio estero del regime è legato a questi 14 centri economici. Una buona porzione delle spese dell’IRGC e dell’assistenza finanziaria mensile al dittatore siriano, viene pagata con i profitti di questi istituti. Il grosso dei fondi sbloccati confluirà in questi centri economici favorendo perciò Khamenei e le guardie rivoluzionarie.
Intanto, vista la struttura economica di questo regime, ricolma di corruzione e ladrocini, e considerando le molte crisi che avviluppano il regime, i fondi consegnati al regime iraniano non creeranno nessuna via di fuga strategica per questo regime, ma aumenteranno solo il disprezzo e la rabbia del popolo iraniano nei confronti del regime teocratico e di tutte le sue bande e fazioni, che hanno portato al popolo iraniano solamente povertà e disoccupazione.
Il problema tra il popolo iraniano e il fascismo religioso al potere non si limita alla questione nucleare, ma prima di questo c’è la questione della brutale violazione dei diritti umani, della soppressione di tutte le libertà, della totale repressione praticata da questo regime in particolare nei confronti delle donne, dei giovani, dei seguaci di altre fedi e religioni e degli appartenenti alle varie minoranze etniche presenti all’interno della società iraniana. Ignorare i crimini commessi da questo regime in Iran, o la sua esportazione del terrorismo e del fondamentalismo, con la scusa di un accordo sul nucleare, accrescerà la minaccia alla pace e alla sicurezza nella regione e nel mondo, incoraggiando così il regime a proseguire i suoi progetti nucleari in violazione proprio di questo accordo.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
17 Gennaio 2016
