CNRI – Maryam Rajavi, la Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha inviato un messaggio ai partecipanti alla grande manifestazione di lunedì a New York contro la presenza del presidente del regime iraniano Hassan Rouhani alle Nazioni Unite. La manifestazione vuole sollecitare la comunità internazionale a non consentire al regime dei mullah di continuare le sue vergognose violazioni dei diritti umani in Iran.
Rouhani non è un rappresentante del popolo iraniano. Lui e il suo regime sono gli assassini del popolo iraniano e la principale causa della crisi nella regione
28 Settembre 2015
Miei Compatrioti,
Sostenitori della Resistenza,
Saluto tutti voi che vi siete sollevati a protestare contro la presenza dell’illegittimo e disumano presidente del regime teocratico negli Stati Unite e alle Nazioni Unite.
Proprio in questo momento, decine di milioni di nostri compatrioti in Iran sentono nei vostri canti le loro stesse voci, censurate e represse. Essi lodano ed elogiano voi che dichiarate chiaro e forte che questo regime ha usurpato il diritto del popolo iraniano alla sovranità popolare, che nessuno dei suoi rappresentanti gode di legittimità e che tutti devono essere espulsi dalle istituzioni internazionali. Rouhani fa parte di un regime la cui sopravvivenza viene garantiva solo dalle esecuzioni quotidiane, dalla tortura dei prigionieri, dalla repressione delle donne e dal saccheggio delle ricchezze del popolo, nonché dal terrorismo e dalla distruzione della regione.
Egli è in competizione con le altre maggiori fazioni per la sua fetta di potere mentre, allo stesso tempo marcia assieme a Khamenei quando si tratta di giustiziare i giovani dell’Iran, il cui numero è arrivato a 700 solo nella prima metà di quest’anno, e quando si tratta di esportare il terrorismo.
Dall’inizio del mandato di Rouhani, che afferma di essere “un moderato”, la situazione dei diritti umani è peggiorata sotto ogni aspetto. Le proteste degli insegnanti e degli operai sono state affrontate con gli arresti o i licenziamenti. Gli avvocati, i difensori dei diritti umani, i bloggers, i giornalisti, i musulmani sunniti, i cristiani, i preti, gli ebrei, i dervisci, i Baha’i, i curdi, i baluci e gli arabi continuano ad essere incarcerati, mentre i diritti e le libertà delle donne e dei giovani vengono calpestate quotidianamente. In questo periodo la portata del coinvolgimento del regime nella regione e nel massacro di gente innocente in Iraq, in Siria e nello Yemen, è sostanzialmente aumentata. Pochi giorni fa Rouhani, senza alcuna vergogna, ha definito quest’ingerenza “il sostegno agli sforzi della lotta contro il terrorismo” ed ha giurato di intervenire anche in altri paesi.
Perciò noi dichiariamo alla comunità internazionale e a tutti i leaders riuniti alle Nazioni Unite:
Rouhani non è un rappresentante del popolo iraniano. Lui e il suo regime sono gli assassini del popolo iraniano e la causa principale della crisi nella regione.
La soluzione al problema iraniano e regionale è nelle mani del popolo iraniano, il quale chiede il rovesciamento di questo regime e il ristabilimento della libertà e della democrazia.
Il popolo deluso dell’Iran si è ripetutamente ribellato in tutto il paese, espandendo la sua resistenza. Tutti vogliono una cosa sola: il rovesciamento di questo regime.
Non c’è da meravigliarsi se i mullah hanno da una parte aumentato le esecuzioni, la repressione e l’oppressione nel paese, mentre dall’altra intensificano i complotti contro l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e la Resistenza Iraniana sia dentro che fuori il paese ed in particolare contro i combattenti per la libertà a Camp Liberty. Questo regime, che è arrivato agli sgoccioli, considera questa alternativa democratica una minaccia esistenziale oggi più che mai.
In un paese nostro vicino, l’Iraq, le proteste dei giovani e degli emarginati, che ancora una volta sono riemersi dalle ceneri della repressione e del tradimento, chiedono l’espulsione di questo regime e la cacciata dei suoi complici.
Il popolo della Siria sta affrontando la calamità del genocidio perpetrato dal regime teocratico e della distruzione del suo paese. Senza l’incessante appoggio del regime, il sanguinario dittatore siriano non sarebbe ancora al potere oggi, né i nostri fratelli e sorelle siriani sarebbero stati cacciati dalle loro case, mettendo in pericolo la loro vita solo per raggiungere le coste dell’Europa. I principali responsabili del dolore e delle sofferenze subite dai rifugiati siriani e dal tutto il popolo siriano, sono Khamenei e Bashar Assad. I popoli di Siria, Iraq e Iran hanno nemici comuni ed ecco perché sono uniti, a dispetto di tutte le difficoltà e delle amare esperienze.
Oggi, la teocrazia al potere è in declino in Siria e nello Yemen e la soluzione alla fine della crisi, della guerra e dell’instabilità è l’espulsione di questo regime. Allo stesso modo la lotta all’ISIS, nella quale la coalizione internazionale e gli altri sono ad un impasse, non potrà avere successo senza la cacciata del regime del velayat-e faqih e delle sue milizie.
Consentitemi di sottolineare qui una realtà: per privare i mullah delle armi nucleari in maniera efficace, promettente e permanente, c’è solo un modo e cioè cambiare questo regime.
Qualunque atto di accondiscendenza, mostrare debolezza e dare false speranze sul fatto che i religiosi al potere rinunceranno ai loro sforzi per acquisire le armi nucleari, sarebbe deleterio e rappresenterebbe un tradimento. Pertanto, qualunque via o scappatoia che questo regime traditore potrebbe usare per costruire la bomba atomica, deve essere chiusa e allo stesso tempo la libertà, i diritti umani e la resistenza del popolo iraniano per un cambio di regime devono essere riconosciuti. Un movimento di resistenza che, finora, è stato la fonte principale di denuncia del diabolico programma nucleare del regime e che, in futuro, sarà l’unico garante che impedirà la costruzione di armi nucleari.
E io avverto coloro che inseguono relazioni e accordi commerciali con il regime al potere che trattare con questo regime vuol dire trattare con Khamenei e con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), e che questo rafforzerebbe le aziende e le banche loro affiliate, le quali non hanno altro scopo se non quello di sostenere finanziariamente la dittatura di Bashar Assad, Hezbollah in Libano e le milizie criminali in Iraq, Yemen e negli altri paesi.
Riassumendo: se la comunità internazionale, ed in particolare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, vuole davvero ottenere la pace e la tranquillità nella regione e nel mondo, deve:
Primo: espellere i rappresentanti di questo regime illegittimo dalle istituzioni internazionali e riconoscere il diritto del popolo iraniano e della Resistenza Iraniana a rovesciare questo regime e a ristabilire i diritti umani e la democrazia.
Secondo: ritirare le concessioni fatte nell’accordo sul nucleare con il regime e privarlo di ogni opportunità di costruire la bomba.
Terzo: subordinare le relazioni e gli accordi commerciali con il regime al potere alla fine delle esecuzioni.
Ed infine: obbligare il governo iracheno a porre fine al disumano assedio imposto alla Prigione di Liberty. In particolare è necessario che gli Stati Uniti garantiscano protezione ai residenti di Liberty sulla base dei suoi obblighi o che, quantomeno, restituiscano loro alcuni mezzi di difesa personale per assicurarsi una protezione minima contro la minaccia rappresentata dalla forza terroristica Quds e dalle sue milizie.
Come Massoud Rajavi, leader della Resistenza Iraniana, ha detto nel suo messaggio: “Il popolo iraniano non sarà soddisfatto con nulla di meno del rovesciamento del regime teocratico e del ristabilimento della libertà e della sovranità popolare. La guerra di liberazione e il rovesciamento del califfato reazionario, le libere elezioni e la creazione della costituzione della nuova repubblica da parte dell’assemblea consultiva nazionale, sono diritti inalienabili del popolo iraniano.
Viva tutti voi
Viva il popolo dell’Iran
Viva la libertà.
