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L’irrealistica e contraddittoria rappresentazione delle condizioni di prigionia a Camp Liberty preparano la scena per un attacco e la soppressione dei residenti di Ashraf

Martedi sera, 31 Gennaio, l’Ufficio Informativo dell’UNAMI a Baghdad ha rilasciato una dichiarazione sull’approntamento di Camp Liberty per il trasferimento dei residenti di Ashraf, ed ha annunciato: “L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e l’Ufficio per i Diritti Umani dell’UNAMI hanno ora confermato che le infrastrutture e le costruzioni di Camp Liberty sono in accordo con gli standards umanitari internazionali espressi nel Memorandum di Intesa. ” Quindi, ancora una volta, i residenti di Ashraf si trovano di fronte ad un “fatto compiuto” come quello della firma del Memorandum di Intesa (MOU) tra Mr. Kobler, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, e il governo iracheno.
Sembra che la suddetta dichiarazione sia stata scritta senza la conoscenza dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che sono le parti competenti per la questione di Ashraf e che, allo stesso tempo, si intenda ignorare la completa responsabilità di Martin Kobler, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite in Iraq, e gettare la responsabilità sull’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati e sull’Ufficio per i Diritti Umani dell’UNAMI a Baghdad.
Lo scopo, come i residenti di Ashraf hanno scritto a Mr. Kobler il 25 e il 29 Gennaio: “E’ abbastanza chiaro: o accettate queste condizioni in modo completamente “volontario” o la colpa per susseguenti attacchi missilistici e quindi del massacro che avverrà alla prossima scadenza dell’ultimatum ricadrà su di voi e sulla vostra leadership!”
1. Nella dichiarazione dell’UNAMI e nell’annuncio di Mr. Kobler vengono ignorati i più fondamentali criteri sui diritti umani, e sono state considerate solo questioni come questa: in un’area di poco più di mezzo kilometro quadrato (esattamente 0,683 kilometri quadrati), che secondo l’UNAMI ha la capacità di contenere 5500 persone, è disponibile  una toilette ogni 8 persone, ed un rubinetto per l’acqua ogni 7 persone. La dichiarazione dell’UNAMI indica che secondo gli standards umanitari, sono certamente sufficienti una toilette ogni 20 persone ed un rubinetto per l’acqua ogni 100!
2. La realtà su Camp Liberty, come Mr. Kobler ha esplicitamente dichiarato ai residenti di Ashraf, è ben altra:
• Non c’è acqua potabile.
• I residenti non hanno diritto ad avere accesso libero al campo, di accedere agli avvocati ed ai servizi medici.
• Non possono portare i loro veicoli e beni mobili con loro e gli è consentito solo di portare i loro “effetti personali”. La questione dei veicoli e delle proprietà mobili ed immobili viene completamente ignorata.
• Sebbene Camp Liberty, con i suoi muri di cemento armato di 3,6 metri di altezza, sarà circondato da forze di sicurezza e  militari iracheni e tutti i possibili punti di entrata e di uscita saranno controllati da loro, le forze di sicurezza armate avranno una presenza capillare.
• I residenti non avranno, in nessun modo, accesso fisico e privato 24 ore su 24 agli osservatori delle Nazioni Unite e il contatto con loro avverrà, come ad Ashraf, solo via telefono.
• Non si fa menzione delle strutture necessarie per i feriti e le persone disabili.
• Invece di designarlo come campo profughi, hanno illegalmente designato Camp Liberty come un “luogo di trasferimento temporaneo – TTL” per mascherare la eccessiva mancanza degli standards necessari per i campi profughi e per violare le leggi e i regolamenti relativi ai rifugiati e ai richiedenti asilo.
3. Il 25 Gennaio, il rappresentante del governo iracheno, in presenza di Mr. Kobler, a detto ai consulenti legali dei residenti di Ashraf che nel processo di trasferimento a Camp Liberty, i residenti si recheranno individualmente presso il quartier generale della brigata delle forze irachene e dopo una perquisizione personale, verranno trasferiti agli autobus iracheni e i loro effetti personali verranno portati a Camp Liberty separatamente dalle forze irachene, ed immediatamente dopo l’arrivo a Camp Liberty, verranno prese loro le impronte digitali. Procedure che non sono diverse da quelle per il trasferimento dei prigionieri di guerra e dei prigionieri in genere.
4. La lettera del 25 Gennaio del Rappresentante dei residenti di Ashraf fuori dall’Iraq a Mr. Kobler ricordava: “Verremo sorpresi da un altro “affare fatto” come quello della firma del MOU, ma questa volta sulla preparazione di Camp Liberty?”
“La prego di prevedere di incontrarci, così come programmato a Parigi, per la prima settimana di Febbraio, al di là di qualsiasi annuncio propagandistico. In modo da poter trovare una soluzione a questa situazione complicata, terrificante ed estremamente tragica. Mi aspetto solo imparzialità da lei.”
“Consenta a noi e agli avvocati di entrambe le parti, nel’ambito del comitato legale che ha proposto oggi, di trovare una soluzione. Questo può essere un comitato legale congiunto comprendente anche gli avvocati del governo iracheno, dell’UNAMI e dell’UNHCR e può riunirsi a Ginevra, Bruxelles o Parigi, presieduto da lei. Ciò ci permetterà di provare a firmare un documento specifico per il trasferimento accettabile per tutte le parti in causa come il Segretario Generale Ban Ki-moon ha dichiarato e lei ha ribadito al Consiglio di Sicurezza del 6 Dicembre. Per questo comitato legale congiunto a porte chiuse, invito personalmente, attraverso la sua persona, i rappresentanti e gli avvocati del governo dell’Iraq, facendomi carico di tutte le spese.”
5. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha scritto ai legali di Ashraf a Londra il 26 Gennaio: “l’UNHCR ha inviato un esperto in questioni sui rifugiati per consigliare il governo iracheno.” Il 27 Gennaio, il SRSG ha scritto al Rappresentante dei Residenti di Ashraf fuori dall’Iraq: “ Io non esercito alcuna influenza sul progettista del sito inviato dall’UNHCR per confermare che Camp Liberty è in accordo con gli standard umanitari internazionali. Durante il nostro meeting ad Ashraf ieri il progettista del sito ha già presentato le sue impressioni ai rappresentanti.”
In ogni caso, nel meeting del 25 Gennaio con i consulenti legali di Ashraf, il progettista del sito ha chiaramente detto loro che il suo lavoro era di controllare e sistemare le infrastrutture e non gli standards umanitari in quanto questi sono una questione politica e non di sua competenza. Lei concorderà che infrastrutture del tipo “quante docce sono necessarie per un certo numero di persone”, possono essere verificate in qualunque prigione; mentre la questione principale sono gli standards di comportamento.
Per questa ragione il Rappresentante dei Residenti di Ashraf fuori dall’Iraq ha scritto al SRSG il 27 Gennaio: “E’ molto chiaro che all’interno della struttura delle Nazioni Unite, lei, come SRSG, è la persona responsabile per il piano di trasferimento a Camp Liberty e di tutti i suoi dettagli, a meno che non dichiari che l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati è responsabile del piano. In tal caso affronteremo la questione con l’UNHCR”.
6. Nella sua lettera al SRSG del 29 Gennaio, il Rappresentante dei Residenti di Ashraf ha aggiunto: “Siamo molto dispiaciuti che il Governo dell’Iraq (GoI), rifiuti il permesso ad un team di esperti di Ashraf  o ai loro avvocati di visitare Camp Liberty prima del trasferimento dei residenti. Lei ha confermato che questa opposizione del GoI ad accordare una tale semplice richiesta è dovuta alla preoccupazione che, a seguito di questa visita, i residenti si rifiuterebbero di trasferirsi. In ogni caso, una visita a Camp Liberty prima del trasferimento dei residenti è un loro minimo diritto e l’ostruzionismo del GoI manca di ogni logica e legale giustificazione. Sembra che, presentandoci quelle poche fotografie che ci avete passato, che non riflettono assolutamente la realtà delle cose, il GoI voglia portare i residenti di Ashraf in una prigione senza dare l’opportunità  ai loro rappresentanti o avvocati di vedere il sito.”
“Lei ha dichiarato che il Segretario Generale non ha tempo di controllare i dettagli esposti nelle nostre lettere e di conseguenza ci ha detto di rispondere con una sola parola “sì” o “no”, se i residenti hanno intenzione di andare a Camp Liberty. La nostra risposta è stata: “ Come lei sa, su richiesta di Mrs. Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, dal 30 Dicembre, 400 residenti di Ashraf  erano pronti a trasferirsi con i loro beni mobili e veicoli a Camp Liberty. Però molti di loro sono rimasti delusi dopo aver udito le dichiarazioni pubbliche del Primo Ministro Maliki sui mandati di arresto contro i residenti di Ashraf, insieme alle infamanti dichiarazioni che Hassan Danaifar le ha attribuito. Ciononostante, Madame Parsaei ad Ashraf ha fatto il possibile per convincere gli altri residenti a trasferirsi a Camp Liberty. Come dichiarato da Mrs. Rajavi il 28 dicembre, sono pronti e si inpegnano a trasferirsi a Camp Liberty con i loro veicoli e beni mobili… E’ davvero deplorevole che il GoI respinga questa minima richiesta mentre sta portando via i residenti dalla loro dimora dove migliaia di persone hanno lavorato e su cui hanno investito per 26 anni e che vale centinaia di milioni di dollari. Nella sua dichiarazione del 21 Dicembre 2011, il Primo Ministro Maliki stesso ha detto che “Ashraf è una città dell’Iraq e non un campo come è stato definito dai media”. Quindi, perché il GoI non consente ai residenti di portare i loro veicoli e proprietà mobili con sé a Camp Liberty? Lei ci ha detto che poteva ottenere solo un accordo dal GoI per 10 veicoli per 400 persone.
“Contrariamente alla sua promessa, questo Memorandum di Intesa che determina il destino, la vita e la morte di tutti i residenti di Ashraf, è stato firmato con il GoI senza la nostra conoscenza e non abbiamo avuto alcuna partecipazione di sorta nei negoziati che hanno condotto ad esso. Nessuna delle garanzie minime richieste fatte da Mrs. Rajavi a lei o enumerate nel testo delle molte lettere a lei indirizzate dal Rappresentante dei Residenti di Ashraf fuori dall’Iraq sono state viste in questo MOU.”
“L’abbiamo informata che, basandoci su tutte queste prove, le misure del governo iracheno sono considerate sgombero forzato, gli standards che devono essere presi in considerazione basandosi sulle leggi internazionali sono diverse e molto lontane dagli standards menzionati dal progettista del sito dell’UNHCR, e questi standards non possono essere trascurati dai funzionari delle Nazioni Unite.”
7. Nella lettera del 29 Gennaio del Rappresentante dei Residenti di Ashraf al SRSG si affermava anche: “Lei ha chiesto se i residenti di Ashraf vogliono che il lavoro delle Nazioni Unite e del suo personale riguardo ad Ashraf continui. Sicuramente lo vogliamo ed insistiamo su questo. Come alcuni eminenti giuristi, come il Prof. Eric David hanno detto, la responsabilità delle Nazioni Unite nel caso di Ashraf è una responsabilità legale ed un obbligo giudiziale affinché casi come quello del Ruanda non si ripetano. La nostra richiesta al SRSG su cosa stia avvenendo sul campo in Iraq, è che lei agisca secondo ciò che è stato espresso nel rapporto del Segretario Generale dell’ONU sulla “attuazione di qualsiasi accordo che sia accettabile dal Governo dell’Iraq e dai residenti del campo”, e le asserzioni del Segretario Generale che “l’accordo pone le basi per una soluzione pacifica e duratura a questa situazione, rispettando sia la sovranità dell’Iraq che i suoi obblighi internazionali sui diritti umani e umanitari” (6 Dicembre 2011).
Anche lei come SRSG ha specificato nel Consiglio di Sicurezza del 6 Dicembre: “Qualsiasi valida soluzione deve essere accettabile sia per il governo dell’Iraq che per i residenti di Campo Ashraf. La soluzione deve rispettare, da una parte, il governo iracheno  e dall’altra la Legge Internazionale sui Diritti Umani, Umanitari e i Rifugiati applicabile.”
8. Il Rappresentante dei residenti di Ashraf ha ricordato: “A proposito dell’ingerenza del regime iraniano nel caso di Ashraf e delle spudorate dichiarazioni a lei attribuite da Hassan Danaifar, l’Ambasciatore del regime iraniano a Baghdad (nonché noto comandante delle Forze Quds) contro i residenti di Ashraf e ampiamente trasmesse su tutti i media del regime iraniano, le ricordiamo un fatto risaputo, e cioè che ai funzionari dell’UNHCR, o delle Nazioni Unite o di altre organizzazioni internazionali coinvolte, è consentito di sedersi a discutere le condizioni di un richiedente asilo con il governo al quale egli è sfuggito.”
9. “Ora, dopo la firma del MOU con il GoI, come le ha richiesto Mrs. Rajavi a Parigi, noi la invitiamo vivamente a continuare a fare in modo che si arrivi ad un documento esaustivo riguardante gli accordi dettagliati per il trasferimento dei residenti da Ashraf a Camp Liberty, che non lasci spazio ad ulteriori tensioni e crisi e che venga firmato dai nostri avvocati e dal GoI, ma anche dal SRSG e dai rappresentanti degli Stati Uniti e dell’UE. Anche se lei si astenesse, ciononostante noi ancora una volta insisteremmo sulle nostre legittime, logiche e legali richieste che impedirebbero grossi problemi futuri; la sollecitiamo di sottoporre questi suggerimenti all’attenzione del Segretario Generale delle NU. Questo documento esaustivo faciliterebbe il trasferimento dei residenti di Ashraf a Camp Liberty.”
10. Nel succitato comunicato stampa che l’UNAMI ha rilasciato a Baghdad, non c’era riferimento al fatto che la presenza dei residenti di Ashraf in Iraq nei passati 26 anni sia stata legale e pacifica, e che questo era stato stabilito dalla corte per i 36 residenti di Ashraf presi in ostaggio nel 2009. Il cambio di governo in Iraq non può avere alterato i diritti legali e lo status legale acquisito dai residenti di Ashraf e gli obblighi del GoI nei loro confronti. Il non riconoscere questa realtà, significa dissimulare lo sgombero forzato, che fa del trasferimento a Camp Liberty senza le minime garanzie, un trasferimento forzato.
11. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha ottenuto dei documenti segreti dall’interno del regime teocratico, riguardanti un “piano di lavoro congiunto” per smantellare la principale forza di opposizione iraniana attraverso le condizioni imposte a Camp Liberty sull’opposizione iraniana, sfruttando l’UNAMI in Iraq. Secondo questo piano, Ashraf dovrebbe essere chiusa prima della scadenza dell’ultimatum di Aprile 2012 e i residenti trasferiti in gruppi di 350, e in seguito in gruppi di 200. Sempre secondo il piano, l’UNAMI dovrebbe essere posto in contatto costante con l’Ambasciata iraniana a Baghdad e questo è risulta chiaro e inequivocabile. L’obbiettivo è costringere più residenti possibile a pentirsi, arrendersi e ritornare in Iran. Lo scopo di porre i residenti di Ashraf di fronte al fatto compiuto, è quello di sottometterli a condizioni disumane ed illegali a Camp Liberty. E se non si sottomettessero, nelle fasi successive verrebbero accusati di essere responsabili e incolpati del loro stesso attacco e massacro.
12. Hassan Danaifar, l’Ambasciatore del regime iraniano in Iraq, ha spudoratamente dichiarato il 30 Gennaio, che rappresentanti consolari del regime teocratico saranno posti a Camp Liberty (Agenzia giornalistica di Stato – Mehr).
Il Comitato Internazionale dei Giuristi in Difesa di Ashraf (ICJDA), composto da 8500 giuristi in Europa e Nord America, ha scritto al SRSG: “Qualsiasi intervento di un regime al quale i residenti di Ashraf si sono opposti a causa del loro convinzioni politiche e che ora li accusa di “Moharebeh” (intentare guerra contro Dio) e li condanna a morte, è completamente illegale e immorale… E’ fatto noto che a nessun funzionario delle Nazioni Unite è consentito intrattenere rapporti con un governo dal quale un/una richiedente asilo è sfuggito.”Come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha dichiarato il 30 Gennaio: “Come la Resistenza Iraniana ha ribadito il diverse occasioni, qualunque ingerenza del regime dei mullah sul destino ed il futuro dei residenti di Ashraf viene considerata come un ostacolo insormontabile e i residenti di Ashraf non lo accetteranno mai. Queste dichiarazioni rivelano ancora una volta gli sforzi del regime iraniano per far fallire la soluzione pacifica per Ashraf contro i quali la Resistenza Iraniana ha messo in guardia più e più volte. Bisogna perciò che le Nazioni Unite e in particolar modo il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite in Iraq, condannino immediatamente le dichiarazioni dell’Ambasciatore a Baghdad del regime iraniano  e dichiarino che le Nazioni Unite e i suoi principali organismi, come UNAMI e UNHCR, impediranno ingerenze dirette e indirette del regime iraniano su Camp Liberty e sul destino dei residenti di Ashraf.”
13. Il Comunicato Stampa del 31 Gennaio dell’UNAMI a Baghdad è stato “adornato” con questa frase: “Il Governo dell’Iraq si è impegnato a rispettare le norme della legge internazionale sui diritti umani. Nessuno verrà rimpatriato forzatamente in Iran. Il trasferimento dei residenti di Campo Ashraf è completamente volontario. Il Governo dell’Iraq è responsabile della sicurezza ed incolumità dei residenti di Campo Ashraf durante il loro trasferimento e per la durata della loro permanenza.”
Ma le realtà sono ben altre:
• Il GoI ha ripetutamente trattato i residenti di Ashraf in modo disumano e denigratorio. Negli ultimi tre anni ha ucciso 47 persone e ne ha ferite 1071 anche investendole con veicoli blindati. Mediante l’imposizione di un assedio e il rifiuto a consentire loro l’accesso alle cure mediche, ha causato la morte di 12 residenti. Mentre le Nazioni Unite tacciono su questi crimini, la Corte Nazionale di Spagna ha convocato quelli accusati di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini contro la comunità internazionale.
• I residenti di Ashraf crederanno al rispetto del governo iracheno della legge internazionale sui diritti umani, quando vedranno il rapporto di una commissione di indagine indipendente sul massacro dei 47 residenti che, come richiesto dall’Alto Commissario per i Diritti Umani Mrs. Pillay, e dal SRSG Ad Melkert, nelle dichiarazioni del 15 Aprile 2011, ritenga responsabili gli esecutori.
• La parte nord di Ashraf viene saccheggiata dai militari iracheni e continua ad essere spogliata. Camp Liberty è stato saccheggiato dopo il ritiro delle forze armate statunitensi. Il trasferimento dei residenti di Ashraf senza i loro beni personali da’ il via libera al saccheggio e alla spoliazione delle proprietà di Ashraf nella fase successiva.
14. Mr. Kobler ha ripetutamente dichiarato che l’UNHCR rilascerà un certificato di conformità con gli standards internazionali, ma nonostante tutte le pressioni ricevute, l’UNHCR si è rifiutato di farlo ed ha riferito che le infrastrutture tecniche sono in linea con gli standards internazionali per i campi profughi.
Nel Comunicato Stampa dell’UNAMI, gli standards di trattamento vengono intenzionalmente ignorati. E’ un modo questo di nascondere la verità o di sfuggire la responsabilità di uno sgombero forzato dei residenti di Ashraf e sfuggire quindi alla responsabilità del prossimo massacro?

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
1 Febbraio, 2012