Parigi, 20 Gennaio – In una conferenza internazionale tenutasi a Parigi venerdì 20 gennaio, su invito del CFID (Comitato francese per la democrazia e i diritti umani in Iran), eminenti autorità americane ed europee hanno avvertito del trasferimento obbligatorio dei residenti di Ashraf a Camp Liberty che il governo sta trasformando in una prigione. Mentre la conferenza ha biasimato l’Iraq per la continua violazione dei suoi obblighi verso le Nazioni Unite e Stati Uniti, inclusa la violazione del memorandum d’intesa (MoU), ha espresso la sua preoccupazione per i complotti del regime iraniano per sconfiggere la risoluzione pacifica della crisi ad Ashraf. La conferenza ha invitato le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e l’Unione europea ad adottare misure urgenti per rompere lo stallo iracheno e rivitalizzare la soluzione pacifica. I relatori denunciato il mantenimento dell’etichetta illegale terroristica contro il PMOI / MEK da parte del Dipartimento di Stato americano ripetendo che quest’ingiusta etichetta che ha di fronte una vasta opposizione negli Stati Uniti e nel mondo, è l’elemento principale nel massacro dei residenti di Ashraf e il principale ostacolo per la delocalizzazione dei residenti verso paesi terzi che rende gli Stati Uniti ancor più responsabili della situazione di Ashraf.I relatori della conferenza stampa sono: Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza iraniana, Rudy Giuliani, ex sindaco di New York e candidato presidenza (2008), il generale Hugh Shelton, Capo di Stato Maggiore americano (1997-2001), il giudice Michael Mukasey, l’ex procuratore generale degli Stati Uniti (2007-2009), Ingrid Betancourt, candidata alla presidenza colombiana, Porter Goss, direttore della CIA (2003-2006), Yves Bonne, ex capo dell’Agenzia francese Antiterrorismo; John Sano, ex funzionario della CIA vice direttore del National Clandestine Service, il Generale David Phillips, comandante della Polizia Militare americana (2008-2011), Philippe Douste-Blazy, il Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite ed ex ministro degli Esteri francese, Geir Haarde, Primo Ministro islandese (2006-2009); Aiham Samarrae, un ex ministro di gabinetto iracheno, Carlo Ciccioli, vice presidente della commissione degli Affari sociali della camera dei deputati italiani; Ken Maginnis, membro della Camera dei Lord britannica, André Glucksmann, membro della New France Philosophers.
La conferenza è stata aperta da Francois Colcombe, giudice ed ex membro del parlamento francese, e presieduta da William Bourdon, prominente giurista francese.
Ecco il discorso dell’On. Carlo Ciccioli
Cari signore/ signori
Cara presidente Rajavi
Quando abbiamo appreso la notizia che era stata revocata la data dell’ultimatum fissato alla fine del 2011, per noi era chiaro che questo era il risultato della grande campagna internazionale a cui ha contribuito anche la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica italiana. Visti i violentissimi attacchi delle forze irachene ai residenti di Ashraf, sia del luglio 2009 che dell’aprile 2011, non ci si poteva fidare del governo iracheno, e ritenere risolta la questione. Noi non ci siamo fidati del primo ministro iracheno al-Maliki, e i fatti ci hanno dato ragione.
Del resto, uno che continua a governare, pur avendo perso le elezioni, sicuramente non è una persona affidabile.
Ora, mentre a parole il governo iracheno dichiara di volere trasferire i residenti di Ashraf in un altro campo, in realtà intende deportarli in una prigione. A questo punto ci chiediamo quale sia la relazione tra la sovranità irachena ed i maltrattamenti inflitti ai residenti. Nessuna, ovviamente. Allora ci chiediamo: perché il governo iracheno ogni giorno inventa una scusa che di fatto limita i residenti di Ashraf e calpesta i loro diritti? La risposta è ovvia: il governo iracheno ha intenzione di rendere impossibile la vita ai residenti in modo che questi si arrendano alla dittatura iraniana. Mette a disposizione dei residenti solo una parte esigua del campo Liberty per creare la netta sensazione che, quando verranno trasferiti, andranno in una prigione. Come se non bastasse, innalza massicce e alte mura intorno allo spazio delimitato, per intensificare la sensazione di segregazione. Il governo iracheno vuole assicurasi di premere a sufficienza sui residenti di Ashraf. Fa stazionare la sua polizia all’interno del campo in modo da impedire qualsiasi libera autonomia dei residenti.
Il governo iracheno sostanzialmente vuole dimostrare al governo di Tehran che sa fare bene il proprio lavoro. Non consente ai residenti di Ashraf il diritto di portare con sé i propri beni e veicoli acquistati con il loro denaro, senza motivarne il divieto. Il trasloco del patrimonio privato dei residenti di Ashraf forse lede la sovranità irachena? Il governo iracheno non permette che gli esperti di Ashraf visitino il campo Liberty, anche solo per poche ore, per valutare la situazione, e anche in questo caso ovviamente non ne motiva il perché. Il primo ministro iracheno annuncia che è stato emanato un mandato di cattura contro 121 residenti del campo, costruito ad arte per soddisfare i mullà di Teheran, e per incutere paura e vendicarsi della resistenza dei residenti.
Tutti noi però conosciamo il coraggio e la tenacia dei residenti di Ashraf: certamente non si spaventano. Lo hanno dimostrato nelle precedenti terribili vicende di fronte alle ritorsioni e alle restrizioni. Invece è palese che dietro al trasferimento si cela la nefasta e ostinata sopraffazione del governo iracheno contro i residenti e la resistenza iraniana.
Noi, in Italia, abbiamo intrapreso una politica di fermezza contro le assurde prepotenze di al-Maliki e abbiamo sostenuto vivamente i residenti di Ashraf e continueremo a farlo anche in futuro. Il nostro governo, dopo tre mesi dal sanguinario attacco dell’8 aprile, ha deciso di accogliere i feriti di Ashraf per farli curare in Italia. Il Comitato italiano di parlamentari e cittadini per l’Iran libero, che ha il sostegno della maggioranza del Parlamento italiano, è molto attivo sulla questione di Ashraf.
Il Comitato porterà direttamente, anche attraverso il governo italiano, le proprie richieste e proposte sulla drammatica questione al Commissariato dell’ONU, nella speranza che si attivi per ripudiare fermamente il trasferimento dei residenti di Ashraf al campo Liberty e per dare inizio al processo della definizione dello statuto di rifugiato dei residenti di Ashraf, previsto delle norme della legge internazionale, cosa ancora avvenuta per vaghi ed fumosi motivi addotti dal governo di Baghdad.
Noi, fino al raggiungimento delle nostre richieste, proseguiremo nel nostro lavoro e non ci fermeremo.
Il Comitato parlamentare per l’Iran libero sostiene l’appello del presidente Rajavi di far intervenire il Consiglio di Sicurezza dell’ONU affinché il Campo Liberty sia davvero un campo della libertà, così come recita il nome, e non diventi un campo di prigionia e di concentramento, che ci riporta alla memoria drammatiche pagine della nostra storia.
