Il WIP – Da Shahriar Kia 4 dicembre 2011

Al fine di giustificare i crimini futuri delle forze irachene ad Ashraf, hanno ripetuto bugie già svelate dell’ intelligence dei mullah e hanno detto che i residenti di Ashraf detengono armi e prevedono di sparare alle forze irachene. Queste bugie vengono dette, nonostante il fatto che le forze Usa abbiano dichiarato esplicitamente e più volte che i residenti di Ashraf hanno consegnato tutte le loro armi. Le forze irachene hanno cercato in ogni centimetro di Ashraf il 18 aprile, il 19 e il 20 maggio 2009 con i cani della polizia e hanno annunciato che non ci sono armi di Ashraf.
Secondo un altro rapporto, l’intelligence dei mullah (MOIS) e la Forza Quds hanno chiesto al quartiere generale dell’Operazione Diyala, di avere un numero di agenti dei servizi segreti che sorvoli Ashraf in elicottero per identificare i’ punti sensibili ‘mirarli loro durante l’attacco successivo e anche per la diffusione di volantini su tali edifici.
Tutti i segnali indicano che il regime iraniano ed i suoi mercenari iracheni stanno pianificando un massacro senza precedenti di residenti indifesi in particolare donne e bambini. Attraverso l’ostruzionismo e ostacolando le misure, stanno impedendo l’inizio del processo dell’UNHCR per riconfermare lo status di rifugiati residenti di Ashraf nel tentativo di mettere da parte tutte le barriere nel percorso di questo massacro.
Mentre il primo ministro iracheno si appresta andare a visitare gli Stati Uniti il 12 dicembre, i residenti di Campo Ashraf stanno avvisando il Presidente degli Stati Uniti, il Segretario di Stato ed altri funzionari competenti americani, insieme al Consiglio di sicurezza dell’ONU, al Segretario Generale e al Rappresentante Speciale per l’Iraq al Segretario Generale delle Nazioni Unite per quanto riguarda un prevedibile bagno di sangue. Stanno chiedendo loro di accelerare immediatamente l’inizio del processo di riconferma dello status di rifugiato degli abitanti di Ashraf e di evitare una nuova catastrofe umanitaria.
Shahriar Kia è un portavoce dei residenti di Campo Ashraf e un analista politico formatosi negli Stati Uniti, che attualmente risiede a Ashraf, in Iraq.
