Di Reza Haftbaradaran,scoop.co.nz – 10 settembre; Sono esattamente cinque mesi che mia figlia è stata assassinata insieme ad altre 35 persone, in un massacro perpetrato dalle forze di Al-Maliki e sotto l’ingiunzione di Teheran. Le manifestazioni, le occupazioni pacifiche delle piazze e le campagne contro il regime dei mullah continuano nel mondo. Il bagno di sangue al campo così come le decine di arresti clandestini, e i trasferimenti coatti dei familiari dei dissidenti dell’OMPI in Iran, proseguono regolarmente, giustificati dall’iscrizione dell’OMPI sulla lista nera, da parte del Dipartimento di Stato degli USA.
Non solo; nel luglio del 2010, la Corte d’Appello del Distretto di Columbia, ha ordinato al Dipartimento di Stato di riesaminare la decisione di mantenere l’OMPI sulla lista delle organizzazioni terroriste internazionali. L’inusuale reticenza, durante 13 mesi, del Dipartimento di Stato, a conformarsi alle decisioni della giustizia, è priva di giustificazioni e costituisce un’infrazione alla legge.
All’inizio del 2004 nove enti statali americani, tra li quali l’FBI, il Dipartimento di Stato, il Dipartimento della Giustizia, l’ufficio dell’immigrazione e la DIA, hanno portato avanti un’inchiesta di 16 mesi al campo di Ashraf, situato a 60 miglia a nord di Baghdad, che ospita 3400 membri dell’OMPI.
L’obbiettivo era quello di esaminare i casi di ogni abitante del campo.
Il 27 luglio 2004, sul New York Times, il governo degli USA ha annunciato che: “Gli Stati Uniti non vedono motivi né ragioni di nessun tipo per perseguire giuridicamente il gruppo d’opposizione iraniano detenuto in Iraq, “terrorista” .”
In seguito alla decisione della Corte d’Appello del Distretto di Columbia, il 16 luglio 2010, che chiedeva di riesaminare il caso, diverse voci al Congresso degli Stati Uniti hanno vivamente esortato il segretario Clinton a mettere fine a questa politica sbagliata, che mira a compiacere i mullah di Teheran e a mantenere l’OMPI sulla lista nera.
Dal 2008, venti tribunali europei hanno preso la definitiva decisione di radiare l’OMPI dalla lista delle organizzazioni terroriste dellUE, in ragione dell’assenza di prove; decisione che è stata subito applicata. Nel 2011, il sistema giudiziario francese, ha annunciato che non sussistevano prove di attività terroriste da parte dell’OMPI.
Tuttavia, dal momento che il Dipartimento di Stato ha una costante tendenza a soddisfare i mullah, la “rabbia mediatica vociferante” dei partigiani del regime iraniano e degli esperti di Capitol Hill è al culmine, e cerca di persuadere la Casa Bianca a mantenere l’OMPI sulla lista delle organizzazioni terroriste.
La campagna elaborata in queste ultime quattro settimane, i cui indizi riportano a Teheran, ha provato a tutti gli osservatori neutrali che questo genere di sforzi rientrano in una strategia volta ad impedire un cambiamento di regime in Iran.
In questo periodo, le inquietudini dei parlamentari e degli analisti del mondo intero mostrano il dubbio circa l’indipendenza della Casa Bianca nel prendere una decisione in merito alla radiazione dell’OMPI dalla lista nera.
Lo scacco di una politica tendente al dialogo con un regime già morto, o ad indurlo a cambiare la sua attitudine politica, e il ricorso all’etichetta di “terrorista” dell’OMPI, come acquiescenza verso i mullah illegittimi, che hanno reso l’anima che dirige l’Iran, forma un gioco di scacchi messo a punto da Teheran.
L’interpretazione dei responsabili iraniani della politica del “riavvicinamento” coi tiranni malfattori in Iran, è stata apertamente derisa e interpretata come un segno di debolezza della Casa Bianca.
E con tutto ciò, mia figlia Saba, ha pagato con la sua vita il prezzo di questa politica malaccorta.
L’OMPI è il solo movimento, i cui diritti, conformemente al diritto internazionale e ai principi dei diritti dell’uomo, sono stati deliberatamente ignorati col pretesto della “sicurezza internazionale” e della “lista americana delle organizzazioni terroriste internazionali”.
Se si considera la realpolitik, si capisce che il recente vento di cambiamento, che ha rovesciato uno dopo l’altro i dittatori arabi, finirà certamente per raggiungere i mullah di Teheran.
L’amara verità per gli esperti del regime dei mullah, è che sarà l’opposizione, alla fine, che causerà un cambiamento nel Paese in rivolta.
Malgrado gli sforzi per mantenere l’opposizione democratica iraniana (l’OMPI), sulla lista nera americana, e l’enorme dispendio di milioni di dollari spesi in una campagna feroce – ma ripetitiva – di diffamazione dell’OMPI, l’ultima dimostrazione di legittimità dell’organizzazione in occasione dell’elezione della sua nuova segretaria generale, così come i numerosi ultimi raduni, hanno provato la futilità di questi sforzi.
Il nocciolo di queste argomentazioni può esser letto fra le righe di un discorso di Jean Ziegler, Vice Presidente della Commissione Consultiva del Consiglio dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, durante una riunione nel luglio di quest’anno.
“Il campo di Ashraf è una fonte d’ispirazione e di speranza per il popolo iraniano, per il compimento della democrazia.
Se il campo di Ashraf non dovesse sopravvivere, sarà chiaro che per le rivoluzioni arabe, per i rivoluzionari arabi che cercano un modello cui ispirarsi, che cercano un esempio, sarà una tragedia.”
Ha inoltre aggiunto che: “È chiaro che dall’Egitto fino alle montagne di Nafous, ad est della Libia e fino alla Tunisia, tutti quei giovani cercano un modello e un esempio. Ashraf è l’immagine di ciò che cercano.”
Ogni ritardo nel porre fine a questa politica di conciliazione aumenterà il prezzo ad un gran numero di vite al campo di Ashraf.
L’OMPI deve essere radiato dalla lista; la sopravvivenza dei diritti umani e dei valori democratici è una necessità del XXI secolo contro i dittatori.
Gli Stati Uniti devono cambiare la loro politica verso il regime iraniano e allinearsi al fianco del popolo iraniano e della sua resistenza.
