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Emma Bonino: Il caso si Ashraf, è un problema politico, non è affatto un problema tecnico, come salvare o come proteggere 3500 persone

Grazie mille per questa iniziativa , non ho molto d’ aggiungere  alle cose che sono state dette , se non portare un contributo, anche come esperienza da ex commissario agli aiuti umanitari  ed agli aiuti d’emergenza.
 Del tutto evidente che stiamo parlando, poi parlerò più in generale ma la focalizzazione  sul campo di Ashraf, è di tutta evidenza un problema politico, non è affatto un problema tecnico, come salvare o come proteggere 3500 persone . Viva Dio per esperienza  la comunità internazionale  lo sa fare, Irene ricordava la Macedonia, ricordava l’Albania, lunedì 11 Luglio, 11 luglio è il  massacro di Srebrenica 1995 io ero commissario all’epoca del massacro che avvenne, quando la comunità internazionale non fece nulla . Lo dichiarò ma il generale Mladić  capì molto bene che  era una pura dichiarazione vuota che nel contesto non c’era nessuna protezione, che fallì oggi di fronte  al tribunale dell’Aia come sapete . ed anche questo diciamo che lo dico con orgoglio da radicale, perché questa idea della giustizia internazionale, che magari sarà lenta, ma di tutta evidenza prima o poi arriva. Questa idea dei tribunali ad hoc, poi per la corte penale internazionale  forse lentamente , ma comincia a farsi strada nella coscienza e diciamo anche nella prassi internazionale , lenta sicuramente. Oggi, siamo a 16 anni dopo il massacro e però come dire forse può servire anche da monito agli altri che non ad altri , quindi  mi ripeto,per questo aggiungo alla richiesta che è stata fatta, quella cioè di protezione. Potrebbe benissimo essere un gruppo permanente united National for Iraq.

Quindi non mi dilungo  vi assicuro sulle soluzioni che in pratica si possono trovare, ne abbiamo trovate quando si è voluto è potuto .
Il problema tutto politico  è il problema di non voler intervenire a protezione della vita e del diritto alla vita di 3500 persone, magari irritando, diciamo cosi, alcune potenze  vicino o lontane che siano, quindi, la verità di quello che dobbiamo superare per affermare  un diritto umanitario, cioè un diritto alla protezione. dobbiamo affrontare di tutta evidenza un problema di resistenza politica, la quale resistenza è quella del non intervento della non interferenza e non disturbo di alcuni diciamo  pseudo equilibri vicini o lontani che siano. Io penso ad esempio che un’iniziativa di Elisabetta Zamparutti che per noi Radicali segue più puntualmente, questa, la vostra vicenda credo ad esempio che uno degli sbocchi della risoluzione, ma francamente lo farei ufficialmente, in fondo la commissione Europea ha un commissario per i diritti umanitari e dell’urgenza, e credo Irene  ricordava molto bene, quanto abbiamo dovuto negoziare per esempio con il governo macedone perché accettasse le decine di migliaia di Kossovari espulsi con i treni blindati. Ne ho trovati una notte a Blacer, pensavo che mai nella vita avrei visto un  treno blindato dall’esterno pieno di Kossovari espulsi , che erano i racconti dei miei genitori, e pensavo che mai più si sarebbe rivisto in Europa un racconto di questo tipo, e quindi non solo gli ho rivisti ma toccati con mano.

Abbiamo negoziato con il governo Macedone  con qui c’era certamente un problema, perché era un problema anche  di equilibrio etnico. la Macedonia un paese piccolo, un paese fragile, certamente l’arrivo di decine di migliaia di kossovari poneva dei problemi politici, e ce ne siamo fatti carico. Abbiamo negoziato, abbiamo negoziato dove, come, chi li avrebbe protetti e chi li avrebbe mantenuti. Irene ricordava l’Albania, è stata la stessa cosa, un milione di profughi che dal kossovo in una settimana sono sbarcati a kukash, hanno visto la comunità internazionale presente non solo dal punto di vista, diciamo tecnico, fare le tende,  ma dal punto di vista del negoziato politico e dell’assunzione delle responsabilità. Io penso quindi che proprio perché “il problema è tutto politico”.

Il problema vostro è più ampio, ma intanto  ci siamo focalizzati su questo. Ma il problema vostro mi pare in via di soluzione, è un problema più generale, io penso che uno degli sbocchi di risoluzione sia davvero la richiesta formale alla commissione europea  e al commissario per gli aiuti umanitari. Questa richiesta, e chiudo, è credibile ad una condizione, cioè che chi lo fa per esempio gli italiani o il governo italiano, sia anche disponibile  ad assumersi una parte di responsabilità. se la richiesta è un rinviare la palla di serie se ne occupi qualche altro.

Evidente che questa richiesta non è molto credibile se la richiesta è accompagnata  da una proposta. Dire noi faremmo la nostra parte. Questa richiesta io penso che  possa avere un grande peso, in particolare in questo momento, dove mi pare che anche a livello Europeo si naviga a vista, anzi se ho capito bene spesso si affonda e sarebbe  ora che invece tornassimo a  remare tutti quanti italiani ed Europei e dare un segno di esistenza, di esistenza all’altezza delle convenzioni che abbiamo rettificato e firmato, un segno di esistenza di legalità e di legalità internazionale di cui facciamo parte, quindi penso che riscattando noi e mettendoci  noi all’altezza d’una  legalità  internazionale forse riusciamo a dare un aiuto anche a voi.
Grazie