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Rajavi : La crisi di Ashraf non altro che il pericolo per la vita delle persone disarmate difronte all’attacco delle unità corazzate

Il discorso di Maryam Rajavi alla conferenza sulla protezione del campo Ashraf alla camera dei deputati il 6 luglio 2011

Onorevoli, rappresentanti del popolo italiano,
Rispettabili personalità presenti in questa conferenza,
Sono felice di essere ancora una volta, l’ospite del popolo cordiale e caloroso italiano.
Cari Amici, passano sei mesi dall’inizio della primavera delle rivoluzioni dei paesi medio Orientali e quelli del Nord Africa. Fino ad oggi, abbiamo assistito al rovesciamento dei regimi dittatoriali della Tunisia e l’Egitto. Il regime Libico assieme a quello Siriano e Yemenita sono  prossimi all’epilogo e la nuova dittatore iracheno è assediato dai crescenti molti di protesta e contestazione. Anche in Iran, il regime dei Mullah è alle prese con alcune sfide a dire poco letali :
Primo: il pericolo delle rivolte degli iraniani, la cui esplosione è attesa d’ora in ora.
Secondo: la minaccia della resistenza organizzata che ispira la comunità iraniana, in particolare le donne e i giovani per conquistare la libertà.
E, l’Ultima, la crisi di non obbedienza del presidente dei Mullah e la lotta letale del potere in corso ai vertici del regime teocratico che  lo sta asfissiando sempre di più .
Ora il regime, sia che Khamenei destituisca  Ahmadinejad, o lo  salvi, incassa un duro colpo alla propria esistenza.
Pressati  dal peso dei problemi sopracitati, I mulla hanno individuato una via d’uscita : l’annientamento degli abitanti di Ashraf.
A questo proposito, nel corso delle ultime settimane, le autorità del regime e il suo governo fantoccio  insediato a Baghdad, hanno avuto innumerevoli colloqui.
Il ministro dell’informazione del regime clericale, riferendosi  agli incontri con le autorità irachene, ha affermato:”noi per la più celere  disfatta dei Mojahedin abbiamo inserito dei programmi nell’agenda del governo e per il destino finale di Ashraf siamo in trattative con il governo iracheno.
Questo complotto e in particolare l’attacco dell’8 aprile di quest’anno ha suscitato un’ondata di protesta ed indignazine in Iraq, nei paesi arabi,cosi come  in Europa e negli Stati Uniti d’America.
La maggioranza di 30 Parlamenti del mondo, La Sig.ra Pilay l’alto commissario dell’ONU per i diritti umani e la Baronessa Ashton l’alto esponente della politica estera dell’Unione Europea sono tra  le persone che si sono pronunciate, condannando l’atto criminale.
Nei giorni scorsi, 525 mila tra gli abitanti  della regione irachena Dialy, ciò la regione nella quale è situato il campo di Ashraf, in un appello hanno denunciato gli sforzi isterici atti all’eliminazione dei residenti di Ashraf quale segno tangibile delle ingerenze del regime nel territorio iracheno.
Gli abitanti di questa regione, nell’appello firmato, sostenedo la soluzione proposta dal Europarlamento, hanno chiesto all’ONU e gli USA di garantire l’incolumità dei Mojahedin fino a quando ivi, risiedono.
Accogliamo con favore e salutiamo questo grande movimento  in sostegno dei residenti di Ashraf, nonostante le minacce della dittatura regnante in Iraq.
Cari Amici, i popoli medio Orientali sono felici  che dopo anni di sostegno al  regime dittatoriale, finalmente l’occidente, appoggia la lotta dei ribelli libici.
Cioe’ nonostante i paesi occidendali, sono caduti nell’immobilismo totale, difronte alla principale minaccia della regione e l’intero mondo, cioè la dittatura religiosa al potere in Iran.
L’eccidio avvenuto l’8 aprile ad Asraf,che  era un crimine evitabile, è soltanto una delle brutte  conseguenze  della politica irresponsabile dell’occidente adottato, soprattutto da parte degli USA nei confronti del regime.
Continuare questa politica, il silenzio e l’immobilismo, riguardo l’assedio disumano di Ashraf da parte del governo iracheno, ha trasformato la questione delicata dei feriti in una tragedia umanitaria.
La scadenza pretestuosa e fabbricata  dai Mullah per una celere chiusura di Ashraf, prepara il terreno ad un’altra tragedia e irresponsabilità degli USA nonostante tutti i vincoli giuridici assunti dagli americani nei confronti degli abitanti di Ashraf, offre alla dittatura al potere in Iran e i suoi sicari iracheni, maggiore libertà d’azione .
La mancata diffusione del rapporto della delegazione politica- militare e sanitaria degli Stati Uniti, dopo l’eccidio dell’8 aprile, la negazione dell’accesso della delegazione del Congresso americano per le indagini riguardo il crimine e la proposta del piano illegale ed impraticabile per lo spostamento dei Mojahedin di Ashraf all’interno del territorio iracheno, praticamente funge da carburante per la macchina della morte del regime clericale e quello  iracheno di Maleki.
Però, quello che le parti in causa, sono incapaci a decifrare, è l’unione e la resistenza dei Mojahedin e il prezzo che sono disposti a pagare per i loro principi e la democrazia oltre alla  vasta base popolare di cui godono, in Iran.
Oggi, l’argomento principe nei paesi della regione in particolare in Siria e in Libia, è la sicurezza della popolazione inerme e disarmata in balia agli attacchi delle forze armate e la macchina della repressione dei regimi dittatoriali.
La crisi di Ashraf non altro che il pericolo per la vita delle persone disarmate difronte all’attacco delle unità corazzate.
Nel corso dell’attacco dell’8 aprile tra i 346 feriti, vi sono 225 colpiti dai proettili e le schegge dei mortai e 22 schiacciati dai blindati.
Questo è il risultato dell’aggressione di una forza armata fino ai denti a delle persone disarmate, la cui  soluzione, consiste nel garantire l’incolumità dei residenti di Ashraf.
Qualsiasi piano che non garantisca la sicurezza degli abitanti, per esempio il piano del loro  spostamento all’interno del territorio iracheno, inevitabilmente viene sabotato dal regime teocratico e il suo  iracheno guidato da Maleki, creando i presupposti per i crimini ben più gravi. Pressati  dal peso dei problemi sopracitati, I mulla intendono evitare il proprio rovesciamento colpendo la resistenza attraveeso l’annientamento di  residenti di Ashraf.  Ecco perche il processo della difesa dei quest’ultimi va precisamente in direzione dell’instaurazione della democrazia in Iran
Cosi come se si partisse dal principio della bonifica del campo e l’allontanamento del pericolo, all’orizzonte, si vedrebbero diverse soluzioni.
Il piano dell’UE, oltre a proporre una soluzione definitiva  e pacifica, tratta e garantisce la sicurezza degli abitanti di Ashraf,in breve tempo.
Il piano in questione però, in maniera diretta o indiretta  viene ostacolato dal regime iraniano e quello iracheno,  perche il regime clericale vede possibile soltanto due soluzioni per gli abitanti di Ashraf,o la resa  o l’eliminazione e plaude a qualsiasi soluzione in linea con questi obiettivi, ecco perche lo spostamento forzato all’interno è sponsorizzato dal regime. In uqesto modo è più facile ucciderli.
Quello che non trova una risposta nella logica delle parti in causa è la tenacia e la resistenza dei Mojahedin sui loro principi, quali, la democrazia e la libertà e la decisione di non arrendersi mai alle richieste ed imposizioni dei Mullah.
Permettetemi  a questo punto, spiegare la situazione dei feriti e i malati Ashraf, ai quali è stata negata la possibilità di cura .E’ in corso un blocco premeditato  da parte del governo iracheno per finirli, privandogli della cura .
A causa della  preoccupazione per i feriti di Ashraf, sono tre mesi che non ho pace.
Più volte abbiamo invocato l’aiuto dell’ONU.
Più volte abbiamo chiesto al governo americano di ricoverare i feriti presso l’ospedale americano, situato nelle vicinanze di Ashraf.
Tra tutti i feriti soltanto 93 persone ciòe meno di %27, sono state trasferite negli ospedali dell’Iraq, i quali sono stati riportati ad Ashraf senza avere cure adeguate e necessarie e gli USA ne hanno trasferiti soltanto 7 nel loro ospedale.
Non ho dubbi che se ci fosse stata la libertà d’accesso alle cure mediche, oggi , alcuni dei feriti, come Saba Haftbaradaran, Behrooz Sabet, Bahman Atighi, Mansoor Hajyan, Mohammad Reza Pirzadi e Majid Ebadyan, erano stati salvati.
A distanza di tre mesi, in alcuni di loro, a causa dell’assenza delle cure, la funzionalità degli organi coinvolti dall’avento traumatico, è definitivamente è compromessa e sono degenerate in menomazione.
Gli specialisti sono allarmati per l’aumento di questo fenomeno che lo dichiarano in forte aumento. Perche il governo iracheno tiene  Ashraf, sotto un  disumano assedio sanitario.
Il loro scopo è lo sterminio di tutti i membri della resistenza, residenti in Ashraf o fuori .
Proprio qui a Roma, hanno ucciso Mohammad Hossein Naghdi, il rappresentante del Consiglio Nazionale della resistenza iraniana in italia.
In tutto questo, io però, fonfido molto nella amicizia degli italiani.
Noi chiamiamo l’UE e Gli USA ad un’iniziativa umnitaria, a proposito di Ashraf.
Una  soluzione realistica e a portata di mano per il periodo di transizione è quella dell’insediamento degli osservatori delle Nazioni Unite all’interno di Ashraf, cui sicurezza deve essere garantita dagli Stati Uniti  d’America e l’Unione Europea, in base ai loro impegni assunti  e sanciti dalle convenzioni internazionali.
Garantire la sicurezza di Ashraf, non è  soltanto nell’interesse del popolo iraniano ma anche in quello dei popoli della regione e del tutto l’universo che si mobilita ad affrontare la sua più importante minaccia cioè: il regime iraniano.
Vorrei ringraziarvi ancora una volta e Grazie.

 

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