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Ferma condanna per l’occupazione militare irachena di Campo Ashraf ed esortazione al Governo iracheno a ritirare immediatamente le sue forze

Comunicato Stampa
3 aprile 2011

Abbiamo ricevuto con grande preoccupazione la notizia che le forze irachene sotto il comando del Primo Ministro iracheno hanno occupato la parte settentrionale di Campo Ashraf, che ospita i membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, con decine di veicoli blindati.

Campo Ashraf è una zona completamente civile e disarmata e l’ingresso di una tale forza offensiva militare è in violazione del diritto internazionale e precisamente della Quarta Convenzione di Ginevra.

Finora almeno 30 BMP corazzati da trasporto truppa e Humvee sono piazzati all’interno del campo.

Queste misure stanno avendo luogo in conformità con i piani del regime iraniano per la repressione della sua opposizione democratica, mentre affronta la rivolta nazionale da parte del popolo iraniano.

L’aiuto europeo per l’Iraq deve essere subordinato al miglioramento del trattamento dei residenti di Ashraf da parte del governo iracheno. Questo è il minimo previsto dal tipo di Iraq che l’Unione europea considera partner ed amico. Il Parlamento europeo ha adottato diverse risoluzioni su Ashraf, sottolineando l’obbligo di rispettare la 4 ° Convenzione di Ginevra e di porre fine alla repressione disumana e alle restrizioni sui residenti.

Il Comitato Internazionale in Cerca di Giustizia (ISJ) invita il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il suo Rappresentante Speciale in Iraq, le forze americane, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq e l’Alto Rappresentante dell’UE baronessa Ashton all’intervento immediato perchè le forze irachene escano dal campo, non permettendo che abbia luogo ad Ashraf un’altra catastrofe umanitaria peggiore di quella avvenuto nel luglio 2009.
 
Alejo Vidal-Quadras
Vice Presidente del Parlamento europeo
Presidente, Comitato Internazionale in Cerca di Giustizia (ISJ)
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Il Comitato Internazionale di In Cerca di Giustizia (ISJ) gode del sostegno di oltre 4.000 parlamentari di tutto il mondo