
L’eurodeputato Francisco Assis interviene alla conferenza presso il Parlamento europeo a Bruxelles
Il 22 aprile 2026, durante una conferenza al Parlamento europeo a Bruxelles, l’eurodeputato Francisco Assis ha pronunciato un’appassionata condanna della “cultura della morte” del regime iraniano, evidenziando le recenti esecuzioni di giovani attivisti e membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI). Ha criticato il “grande silenzio” della comunità internazionale, in particolare dell’Unione Europea e della sinistra europea, sostenendo che tale inerzia permette a Teheran di continuare la sua guerra interna contro il proprio popolo in totale impunità.
Assis ha avvertito che il regime sfrutta i conflitti regionali per mascherare la propria fragilità interna e distogliere l’attenzione dall’inevitabile rivolta di una popolazione che aspira alla libertà. Ha respinto con fermezza l’idea che attacchi militari dall’esterno o un ritorno alla monarchia pre-1979 possano fornire una soluzione, affermando che solo il popolo iraniano e la sua resistenza organizzata possono realizzare una transizione duratura verso la democrazia.
Di conseguenza, l’eurodeputato portoghese ha esortato l’UE a cambiare strategia, riconoscendo il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) e il Piano in dieci punti di Maryam Rajavi come la tabella di marcia più credibile per la pace. A sostegno di questo cambiamento, ha chiesto la designazione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) come organizzazione terroristica, la chiusura delle ambasciate del regime e l’espulsione dei suoi agenti utilizzati per la repressione transnazionale. Ha insistito sul fatto che qualsiasi futuro accordo internazionale con Teheran debba essere strettamente vincolato a miglioramenti verificabili in materia di diritti umani.
Di seguito la traduzione del discorso di Francisco Assis
Francisco Assis: The regime targets @Mojahedineng because it is the most plausible alternative with the best chance to overthrow the mullahs. The EU must engage with the NCRI and support @Maryam_Rajavi’s Ten-Point Plan—the only credible path to peace, freedom, and democracy.…
— NCRI-FAC (@iran_policy) April 22, 2026
Signora Maryam Rajavi, cari colleghi, signore e signori, desidero innanzitutto deplorare profondamente la morte di decine di migliaia di uomini e donne iraniani massacrati da un regime che ha dichiarato guerra al proprio popolo. Esprimo inoltre la mia tristezza per le recenti esecuzioni di giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni arrestati durante le recenti rivolte e di sei membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran. Il coraggio di questi giovani e la dignità con cui hanno affrontato i loro carnefici sono quasi inconcepibili. Abbiamo fatto tutto il possibile in seno a questo Parlamento per garantire una chiara condanna di queste mostruose esecuzioni e della cultura della morte che caratterizza quel regime. Siamo tuttavia preoccupati dal silenzio della comunità internazionale, e in particolare dal silenzio dell’Unione Europea, riguardo a queste recenti esecuzioni.
E andrò anche oltre. Come uomo di sinistra, di centrosinistra, deploro il grande silenzio della sinistra europea di fronte a questa vera e propria tragedia umana. L’atteggiamento provocatorio del regime sembra indicare che esso preveda la propria caduta come inevitabile conseguenza dell’intervento militare americano e israeliano. Con la scusa della guerra, il regime non solo può presentarsi come vittima alla comunità internazionale, ma anche continuare la guerra contro il proprio popolo in totale impunità, approfittando dell’oscuramento di Internet. Il regime sa che, al termine del conflitto armato, dovrà nuovamente affrontare la rivolta e l’indignazione della popolazione. Per questo, contrariamente a quanto si crede comunemente in Europa, il sostegno pubblico alla Resistenza iraniana avrebbe il maggiore impatto sul regime. Il riconoscimento politico della Resistenza rappresenta una grave minaccia per Teheran. Continuando a ignorare il popolo iraniano e la sua resistenza organizzata, l’Europa si è privata della sua leva e del suo alleato più efficaci nella politica verso l’Iran.
Per esperienza, il regime sa che la sinergia tra manifestazioni di massa, Unità di Resistenza e combattenti dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI) costituisce una formidabile minaccia esistenziale alla sua sopravvivenza. I raid aerei non possono rovesciare il regime, ma la resistenza iraniana sì. Nessun livello di bombardamento può sostituire questa forza sul terreno: la forza del popolo iraniano. Voglio chiarire la mia posizione. Non spetta all’Unione Europea scegliere l’opposizione iraniana che preferisce e disprezzare quella che le piace di meno. Ancor meno le spetta cedere alle pressioni volte a promuovere gli eredi della monarchia pre-1979, un’epoca segnata dalle persecuzioni perpetrate dalla sinistra polizia segreta Savak, dalle esecuzioni, dalle torture e dallo scioglimento dei partiti politici.
Spetta al popolo sovrano dell’Iran scegliere il proprio destino e chi desidera vedere alla guida del Paese attraverso libere elezioni. Ma perché il regime avrebbe mobilitato il suo sistema repressivo contro l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI) negli ultimi decenni se non l’avesse identificata come la principale minaccia alla sua sopravvivenza? Se l’OMPI è il principale obiettivo del regime, è perché rappresenta l’alternativa più plausibile, l’organizzazione con le migliori possibilità di rovesciare i mullah e realizzare un vero cambiamento. Per questo motivo l’Unione Europea deve avviare un dialogo con il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran, in quanto alternativa democratica impegnata per una transizione basata sulla sovranità popolare. Già nel 2004, la signora Maryam Rajavi dichiarò pubblicamente che la soluzione per l’Iran non era né la guerra dall’esterno né la politica di condiscendenza con il regime, ma la terza opzione: un cambiamento democratico promosso dal popolo iraniano e dalla sua resistenza. Contrariamente a quanto auspicano i residui dei mullah e dello scià, lei ha accolto con favore il cessate il fuoco ed ha espresso la speranza che esso porti alla fine della guerra e apra la strada alla pace e alla libertà.
MEP from #Portugal Francisco Assis condemns the execution of young protesters and @Mojahedineng members, warning that #EU silence is unacceptable in the face of such atrocities. pic.twitter.com/dnRTUdp6nY
— NCRI-FAC (@iran_policy) May 1, 2026
Quale ruolo potrebbe svolgere l’Unione Europea in questa crisi? È fondamentale che gli appelli alla pace non vengano strumentalizzati dal regime come pretesto per ulteriori politiche di condiscendenza. Questo è, a mio avviso, il rischio maggiore che ci troviamo ad affrontare oggi. Una pace senza un chiaro impegno per un cambio di regime guidato dal popolo non risolverà la crisi e rischia di preparare il terreno per guerre ancora più ampie e distruttive in futuro. L’Unione Europea deve subordinare qualsiasi accordo internazionale con Teheran, compreso qualsiasi accordo basato sull’attuale cessate il fuoco, a miglioramenti verificabili della situazione dei diritti umani in Iran.
L’Unione Europea deve, naturalmente, designare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche come organizzazione terroristica, come questo Parlamento ha ripetutamente richiesto nelle risoluzioni adottate. Ma l’Unione Europea deve anche chiudere le ambasciate del regime ed espellere i suoi ambasciatori, diplomatici e agenti che agiscono come strumenti di repressione transnazionale e di attività ostili del regime in tutta l’Unione Europea. Ma soprattutto, l’Unione Europea deve affermare il diritto del popolo iraniano e delle Unità di Resistenza popolare a lavorare per il cambiamento democratico e a proteggersi dalla repressione sistematica esercitata dalle forze di sicurezza del regime. Ciò significa, infine, respingere le alternative create artificialmente dall’esterno e sostenere chiaramente da parte nostra la Resistenza iraniana, tutti i combattenti della Resistenza iraniana e il Piano in Dieci Punti, che è il miglior piano conosciuto per l’Iran, presentato dalla signora Maryam Rajavi, perché rappresenta l’unica strada credibile verso tre obiettivi essenziali: pace, libertà e democrazia.
Grazie mille.
