
Giovani sostenitori dell’OMPI al raduno per l’Iran libero a Bruxelles il 6 settembre 2025, a simboleggiare una nuova generazione nella lotta per la libertà
La reazione coordinata del regime iraniano alla grande manifestazione del CNRI a Bruxelles il 6 settembre 2025 ha messo in luce i suoi timori più profondi: la crescente influenza dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK) all’interno del Paese e il potenziale di nuove rivolte a livello nazionale. Decine di migliaia di espatriati iraniani e sostenitori internazionali si sono radunati nei pressi dell’Atomium per celebrare il 60° anniversario della fondazione dell’OMPI, sostenendo il Piano in Dieci Punti di Maryam Rajavi per un Iran laico, democratico e non nucleare.
Per l’establishment clericale, la portata, il messaggio e la visibilità internazionale della manifestazione rappresentavano più di una sfida simbolica: colpivano la maggiore vulnerabilità del regime, mentre le reti di opposizione organizzate acquisivano forza.
Una campagna diffamatoria uniforme tra Stato e media
Nel giro di poche ore dalla manifestazione di Bruxelles, il regime ha lanciato un’offensiva di propaganda centralizzata attraverso i media controllati dallo Stato, smascherando un chiaro coordinamento da parte del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza (MOIS): l’OMPI avrebbe ricevuto 5 milioni di dollari da Israele per organizzare la manifestazione e avrebbe assunto “rifugiati ucraini e migranti europei” per aumentare la partecipazione.
Questa uniformità tra decine di organi di stampa non è una coincidenza. A Teheran, il Ministero degli Affari Esteri ha incaricato i media statali di cercare di neutralizzare l’impatto della manifestazione, dipingendo il CNRI e l’OMPI come agenti stranieri distaccati dalla popolazione iraniana. Eppure, la stessa necessità di questa narrazione sincronizzata tradisce l’ansia del regime. Se l’OMPI non avesse risonanza tra gli iraniani, lo Stato non avrebbe dedicato risorse così coordinate a tentare di screditarla.
A bold act by #MEKResistanceUnits in Yazd sends a clear message: the dictatorship’s end is near. It underscores both the courage of Iranians and the @Mojahedineng's organizational strength despite immense risk. pic.twitter.com/jJBAGxyp1f
— NCRI-FAC (@iran_policy) September 2, 2025
Un regime sotto assedio
Il panico del regime si verifica in uno dei periodi più turbolenti a livello nazionale dal 2017. L’inflazione alle stelle, i blackout a catena, i salari non pagati e la crescente carenza di beni di prima necessità hanno creato una società esplosiva, pronta a scatenare disordini. In questo contesto, la manifestazione di Bruxelles è stata più di una semplice manifestazione all’estero: ha segnalato a milioni di iraniani che seguivano online che la resistenza organizzata sta crescendo e gode del sostegno internazionale.
In un articolo del 7 settembre, Hamshahri, un’organizzazione controllata dallo Stato, ha avvertito che i giovani iraniani “mancano di consapevolezza del pericoloso passato dell’OMPI”, lamentando il fatto che una nuova generazione consideri l’organizzazione senza l’ostilità ideologica radicata in decenni di propaganda di Stato. Questa sincera ammissione evidenzia una paura più profonda: il monopolio del regime sul controllo narrativo sta crollando, in particolare tra i giovani iraniani radicalizzati da anni di repressione politica, difficoltà economiche e sanguinose repressioni.
#Iran's Regime Admits Its Fear of #MEKResistanceUnits https://t.co/nmvFCsE6sx
— NCRI-FAC (@iran_policy) July 6, 2025
Processi inscenati, tribunali armati
In un’ulteriore intensificazione, la magistratura ha annunciato che quattro individui presumibilmente legati “al Mossad e all’OMPI” erano stati arrestati e processati a Karaj. I funzionari li hanno accusati di sabotaggio, spionaggio e pianificazione di attacchi a strutture militari, accuse che rispecchiavano precedenti invenzioni del regime.
La tempistica è stata rivelatrice. Questi arresti erano avvenuti mesi prima della manifestazione di Bruxelles, ma Teheran ha riconfezionato vecchie detenzioni trasformandole in un processo di alto profilo per distogliere l’attenzione dal successo del CNRI.
Evocando Israele e il Mossad, il regime cerca di trasformare una minaccia politica interna in una questione di sicurezza estera, una tattica utilizzata ripetutamente per giustificare la repressione, cercando nel contempo di minare l’immagine dell’OMPI in patria.
In defiance of the Iranian regime's repressive measures, Resistance Units celebrated the PMOI's founding anniversary with daring activities across Iran. pic.twitter.com/Yt1ytWEl67
— People's Mojahedin Organization of Iran (PMOI/MEK) (@Mojahedineng) September 3, 2025
La minaccia rappresentata dal CNRI
La manifestazione di Bruxelles ha avuto un peso particolare perché ha messo in luce la crescente credibilità internazionale del CNRI. Alte personalità politiche europee e americane hanno partecipato, sostenendo l’appello del movimento per un Iran democratico. Per Teheran, questo riconoscimento globale è pericoloso perché mina anni di narrazioni statali che descrivono l’OMPI come isolata e irrilevante.
Ma, cosa ancora più importante, il messaggio del CNRI trova riscontro tra gli iraniani all’interno del Paese. Il Piano in Dieci Punti di Maryam Rajavi – che promuove la separazione tra religione e Stato, l’uguaglianza delle donne, libere elezioni e un Iran denuclearizzato – è in netto contrasto con la corruzione, la repressione e i costosi interventi all’estero del regime.
A Teheran, le agenzie di sicurezza hanno avvertito i vertici che le reti dell’OMPI hanno svolto un ruolo nell’organizzazione e nel sostegno delle proteste sin dalla rivolta del 2017. Il regime sa che le difficoltà economiche, unite alla crescente rabbia per la repressione politica, creano un terreno fertile per il reclutamento dell’OMPI, e questo rende la manifestazione di Bruxelles più di una minaccia simbolica: è una minaccia strategica.
Rispondendo con campagne diffamatorie, processi inscenati e una retorica sempre più disperata, Teheran ha confermato ciò che sperava di nascondere: che la sua sopravvivenza non è più garantita. Con l’aggravarsi della crisi economica e politica dell’Iran, la paura del regime nei confronti della Resistenza iraniana e la crescente possibilità di una rivolta nazionale non faranno che intensificarsi.
