HomeNotizieResistenza IranianaIRAQ: ALLARME PER MUJAEDDIN POPOLO, RISCHIANO RIMPATRIO IN IRAN

IRAQ: ALLARME PER MUJAEDDIN POPOLO, RISCHIANO RIMPATRIO IN IRAN

Image(AGI) – Roma, 29 set. – Paura per la sorte di 36 Mujaeddin del popolo arrestati dalle forze di sicurezza irachene nel corso di un blitz al campo Ashraf lo scorso 27 luglio. Da quel giorno, migliaia di profughi che abitano nell'enclave in territorio iracheno sono in sciopero della fame per chiedere la liberazione dei loro compagni.
  "Il governo di Nuri al Maliki ha deciso di trasferire i detenuti in un posto sconosciuto a Baghdad, un luogo molto pericoloso", ha raccontato Ahmad Foroughi.

La paura maggiore, ha spiegato Foroughi, e' che vengano trasferiti in Iran che sta facendo pressioni sulle autorita' irachene affinche' chiudano il campo in cui vivono attualmente 3.400 profughi. "Una parte del campo e' stata occupata dalle forze irachene e alle Ong viene impedito l'ingresso", ha spiegato. Lo scorso 27 luglio, la polizia irachena tento' di assumere il controllo di campo Ashraf: nell'attacco furono uccisi 11 residenti e in centinaia rimasero feriti. I 36 arrestati sono stati giudicati per tre volte innocenti dai giudici iracheni che hanno disposto la loro scarcerazione. Ma il governo di Baghdad ha deciso di lasciarli in galera. I Mujaeddin del popolo, acerrimi nemici della Guida Suprema Ali Khamenei e di Mahmoud Ahmadinejad, chiedono inoltre che la sicurezza del campo di Ashraf, che dal primo giugno e' sotto la responsabilita' irachena dopo il passaggio di consegne da parte dell'esercito Usa, venga restituita agli Stati Uniti.

Sulla questione del campo Ashraf e' intervenuto anche il 'Comitato italiano di parlamentari e cittadini per l'Iran libero' di cui fanno parte decine di parlamentari di tutti gli schieramenti e numerose personalita'. In una lettera al primo ministro iracheno, il comitato ha chiesto l'immediata liberazione dei 36 dissidenti iraniani "tuttora tenuti come ostaggi". "La magistratura di Khalis, il 28 settembre, per la terza volta, ha confermato la sentenza di liberazione dei 36 ed ha ordinato di liberarli immediatamente, ma la polizia su ordine del governo iracheno non esegue ancora la sentenza", hanno denunciato. "Questi 36 rifugiati sono secondo la IV Convenzione di Ginevra 'persone protette', e il loro sequestro e' un crimine contro l'umanita'", si legge nella lettera inviata dai parlamentari italiani a Maliki. "I loro difensori non hanno ancora potuto incontrarli e i 36, per protestare contro il loro illegale sequestro, sono in sciopero della fame da due mesi, e non hanno alcun mezzo per difendersi, si trovano in pericolo di morte".