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L’ Iraq sposta la scadenza per permettere agli esuli iraniani di abbandonare il Campo Rifugiati

Associated Press  December 21, 2011
BAGHDAD –  A causa delle pressioni internazionali, mercoledì il governo iracheno ha ritirato la propria minaccia di chiudere un campo rifugiati di 3,400  esuli iraniani entro la fine del mese. L’Iraq sostiene che il Campo di Ashraf verrà invece chiuso a gennaio, ed insiste affinché tutti i suoi residenti lascino il paese entro aprile. Ha inoltre promesso di non deportare nessuno in Iran.
 
Una portavoce degli esuli ha risposto in maniera positiva a questo piano, ed ha insistito affinché gli Stati Uniti e le Nazioni Unite garantiscano la loro sicurezza. Lo spostamento della scadenza fa intravedere la possibilità di una risoluzione pacifica all’attuale stato di stallo che potrebbe concludersi con il possibile bagno di sangue temuto da molti osservatori internazionali.
 
Il futuro del Campo di Ashraf, che ospita gli esuli che dedicano la propria vita al rovesciamento del regime iraniano, è un tasto dolente per il governo iracheno guidato da Sciiti, che considera l’Iran un alleato.
 
L’Organizzazione armata dei Mujahedeen del Popolo dell’Iran fu inizialmente trasferita nel campo durante il regime di Saddam Hussein, che vide nel gruppo un alleato contro Tehran. I soldati americani lo disarmarono durante l’invasione dell’Iraq nel 2003.
 
Il primo ministro Nouri al-Maliki è determinato a chiudere il campo, situato in un terreno arido ed improduttivo a nord-est di Baghdad, a circa 50 miglia dal confine iraniano. Il suo governo considera il campo, che viene difeso strenuamente dagli esuli con una sofisticata operazione di relazioni pubbliche in Occidente, come un affronto alla sovranità irachena.
 
Mercoledì, tre giorni dopo l’abbandono dell’ Iraq da parte degli ultimi soldati americani, durante una conferenza stampa,  al –Maliki ha detto: “Non vogliamo consegnarli all’ Iran. Non vogliamo ucciderli. Non vogliamo perseguitarli o farli morire di fame. Ma la loro presenza in Iraq è illegale ed illegittima.”
 
Il governo iracheno ha promesso di chiudere completamente il campo entro la fine di dicembre, e di trasferire altrove i residenti. Ciò ha destato preoccupazione, dato che il loro trasferimento forzato avrà come risultato atti di violenza, e le Nazioni Unite stanno lavorando per negoziare un accordo.
 
Le Nazioni Unite sostengono che lo scorso aprile, almeno 34 persone sono state uccise durante un incursione nel campo da parte di forze di sicurezza irachene.
 
Mercoledì, il portavoce iracheno Ali al-Dabbagh ha detto che il governo ha messo a punto un piano per trasferire fino ad 800 dei residenti in una nuova struttura a Baghdad entro la fine di dicembre. La struttura in questione è una ex base militare americana chiamata Camp Liberty.
 
Al-Dabbagh dice che in gennaio, gli altri residenti verranno trasferiti il prima possibile. Una volta che saranno tutti trasferiti, il Campo Ashraf verrà chiuso. Ha aggiunto che tutti i residenti del campo verranno poi trasferiti fuori dall’ Iraq non più tardi di aprile.
 
Mercoledì, il leader dell’ Organizzazione dei Mujahedeen del Popolo dell’Iran,  Maryam Rajavi, in un comunicato ha accolto favorevolmente la decisione di una soluzione pacifica per il Campo di Ashraf. Ha aggiunto di aver chiesto ai residenti del Campo di Ashraf di trasferirsi a Camp Liberty, a condizione che vengano rispettate alcune condizioni, tra cui il monitoraggio da parte degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite.
 
Al-Dabbagh sostiene che il piano prevede che i residenti del campo che non sono cittadini iraniani vengano trasferiti in quei paesi. Ma la maggior parte dei residenti ha solo la cittadinanza iraniana, quindi dovranno trovare una casa in altri paesi anche per loro. Sostiene che nessuno verrà rimandato in Iran a forza, e che verranno trattati bene a Campo Liberty.
 
Mercoledì una portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland, ha detto che ci vorrà tempo per trasferire i residenti in un nuovo campo. “Siamo felici di constatare che il governo iracheno concederà ancora un po’ di tempo e che stanno lavorando bene, in particolare con le Nazioni Unite.”
 
Per tutte le discussioni sul Campo di Ashraf, non si sa molto della vita quotidiana dei residenti all’ interno del campo. Il governo iracheno solitamente non permette a giornalisti stranieri di entrarvi.
 
La strada che porta al Campo di Ashraf è fortemente sorvegliato, con cartelli che avvertono di non fare fotografie. L’esercito iracheno impedisce alle persone di avvicinarsi troppo, e l’unica cosa visibile sono le torri da cui le truppe sorvegliano gli abitanti.
 
I residenti si lamentano della mancanza di accesso a cure mediche adeguate o di carburante in inverno. Accusano anche il governo iracheno di tormentarli con centinaia di altoparlanti disseminati intorno al campo, che lanciano costantemente insulti e minacce a tutto volume.
Le guardie irachene fuori dal Campo di Ashraf, dicono che sono I residenti e non l’esercito a lanciare insulti con altoparlanti. Sostengono anche che i residenti attaccano regolarmente i soldati con pietre, che i residenti hanno accesso regolare a cure mediche e che gli unici oggetti che sono confiscati sono possibili esplosivi o veleno.
 
Le guardie non hanno voluto essere identificate perchè non sono state autorizzate a parlare con i giornalisti. Il Dipartimento di Stato americano ha detto di ignorare che ci siano restrizioni su cibo, carburante o acqua, ma che c’è preoccupazione riguardo all’approvvigionamento di carburante dei residenti.