
Comunicato Stampa
Roma, 24 marzo 2025 – La Federazione Italiana Diritti Umani – FIDU condanna la
sconcertante ripresa, sulla stampa francese, della campagna di disinformazione e
diffamazione contro il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) condotta dal
regime iraniano. In particolare, la pubblicazione il 18 marzo da parte del settimanale
satirico “Canard Enchaîné” di un servizio contro l’Organizzazione dei Mojahedin del
Popolo dell’Iran e contro Maryam Rajavi, presidente-eletta del CNRI, contiene una serie di
accuse diffuse dal Ministero dell’Intelligence del regime venti anni fa, quali presunti abusi
finanziari, sulla base di rapporti che sarebbero stati trasmessi alla Procura francese; ma
che, dopo 12 anni di indagini da parte di un giudice istruttore, erano già state respinte in
quanto prive di ogni fondamento.
Un aspetto particolarmente grave è che la campagna di diffamazione appare legata alla “diplomazia degli ostaggi” che il regime degli ayatollah pratica ormai sistematicamente, poiché il servizio in questione è stato pubblicato il giorno prima del rilascio del cittadino francese Olivier Grondeau, arrestato nell’ottobre 2022 e condannato a cinque anni di carcere per “cospirazione contro la Repubblica Islamica”, e mentre la Francia cerca di ottenere la liberazione dei coniugi Cécile Kohler e Jacques Paris, arrestati nel maggio 2022 e accusati di spionaggio. Ormai da decenni il regime degli ayatollah attacca l’opposizione del CNRI con la diffamazione, oltre che con l’uccisione di alcuni suoi esponenti e con attentati terroristici come quello sventato a Parigi nel 2018.
«Nell’esprimere piena solidarietà a Maryam Rajavi e a tutto il movimento della Resistenza
iraniana», ha dichiarato Antonio Stango, presidente della FIDU, «ritengo che ogni Paese
democratico debba sostenere il “Piano in 10 punti per il futuro dell’Iran” da lei presentato,
che include il rispetto dei principi universali dei diritti umani, della democrazia, dello Stato
di diritto, dell’uguaglianza di genere e della separazione tra religione e Stato»
