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Estratti del discorso di Struan Stevenson, eurodeputato, Presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l’Iraq, alla conferenza stampa del Residence Palace di Bruxelles; 30 novembre 2011

Iran e Iraq preparano una “soluzione finale” per la crisi di Ashraf – S. Stevenson

Il governo iracheno lavora instancabilmente sul suo piano d’attacco ad Ashraf e al massacro dei suoi abitanti 

Sulla base delle informazioni ricevute, il 23 novembre, il comitato del governo iracheno incaricato della repressione di Ashraf, ha inviato un certo numero di agenti dell’informazione del regime iraniano al Quartier Generale delle operazioni militari della provincia di Diyala, per delle consultazioni strettissime sull’attacco imminente contro Ashraf. Secondo un altro rapporto, i servizi d’informazione dei mullah (il Vevak), e la cellula terrorista Qods, hanno chiesto al QG delle operazioni di Diyala, di far sorvolare Ashraf in elicottero da un certo numero di agenti dell’informazione, con lo scopo di individuare dei “luoghi sensibili”, suscettibili di fare da bersaglio durante l’attacco.
 
Ieri, il regime iraniano ha orchestrato un attacco contro l’ambasciata britannica a Teheran. Alcune settimane fa il complotto dei mullah volto all’omicidio dell’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, è stato scoperto a Washington. Il regime al potere in Iran continua nel suo programma di sviluppo di armi nucleari con le quali minaccerebbero la pace e la stabilità del Medio Oriente e del mondo. L’Iraq è uno stato paria, e siamo chiari: è il regime iraniano che lo governa. Il governo di coalizione iracheno è stato creato a Teheran. Nouri Al-Maliki prende gli ordini dai mullah, e i mullah gli hanno ordinato di sterminare Ashraf.
 
Le informazioni in nostro possesso, che giungono da Baghdad, indicano chiaramente che i piani sono stati elaborati allo scopo di portare un massiccio attacco ad Ashraf nel prossimo mese (dicembre 2011 – ndt), il quale vedrebbe implicato l’esercito iracheno, la polizia irachena e dei battaglioni speciali sotto il comando diretto di Al-Maliki, insieme alle forze anti-terroriste dei rappresentanti del Vevak e la cellula Qods iraniana. Il piano consiste nel dividere uomini e donne, giovani e anziani, per poi privarli di ogni mezzo di comunicazione col mondo esterno, prima di essere condotti con dei camion verso diversi luoghi dell’Iraq. 120 fra i responsabili di Ashraf saranno arrestati, condotti verso l’infame prigione di Al-Mothanna, fuori Baghdad, e in seguito inviati in Iran, dove rischiano la tortura e l’esecuzione.
 
Questo è il piano del governo iracheno, il quale ci ha rivelato, la settimana scorsa, in un documento chiaro e dettagliato, che i residenti di Ashraf sono considerati come terroristi, e dove si rifiuta categoricamente il loro status di rifugiati in virtù di un diritto internazionale, in base al quale godono di ogni protezione garantita dalle convenzioni di Ginevra.
 
Ed ecco il piano col quale ONU e UE rispondono, con toni di affettata lamentela, a proposito della “sovranità irachena”. Ebbene, anche Hitler deteneva la “sovranità” sugli Ebrei nella Germania nazista. Il governo iracheno, aiutato ed incoraggiato dai suoi padroni, che tirano le asticelle a Teheran, ha tutta l’intenzione di commettere un massacro ad Ashraf. I due governi non smettono di ripetere che rispetteranno i diritti umani dei residenti di Ashraf e che ne garantiranno la sicurezza. Il mondo ha già visto per ben due volte in che modo. Loro garantiscono la sicurezza mitragliando uomini e donne disarmati, schiacciandoli sotto le ruote dei veicoli blindati e dei carri cingolati. Rispettano i loro diritti umani urlando slogan e minacce attraverso 300 alto-parlanti ad un insopportabile livello di decibel, 24 ore su 24, da due anni. Rispettano la loro dignità privandoli di carburante e di cure mediche, e lasciando i feriti e i malati a morire tra dolori e angosce.
 
È a questo stesso governo iracheno che l’ONU e l’UE ci chiedono, oggi, di conferire le sorti di 3400 rifugiati. È il governo che prevede di mettere in pratica la “soluzione finale” alla crisi di Ashraf. Ma tutto questo si può evitare. I ministri degli Affari esteri dell’UE e la baronessa Ashton hanno il dovere di mostrare che non si lasceranno intimidire. Devono dimostrare di avere coraggio. Devono denunciare l’ultimatum imposto da Maliki per chiudere Ashraf alla fine dell’anno, e devono condannare ogni deportazione forzata dei residenti di Ashraf all’interno dell’Iraq. L’HCR dovrà ottenere il tempo e lo spazio per registrare l’insieme dei 3400 residenti di Ashraf come rifugiati, così che si possa mettere in opera il piano dell’UE di evacuare e reinstallare queste persone, disarmate e indifese, in un Paese nel quale regni la sicurezza.
 
La resistenza iraniana e la sua presidentessa Maryam Rajavi, hanno dimostrato una grande flessibilità e un gran senso della cooperazione, in questi ultimi otto mesi, per trovare una soluzione pacifica alla crisi di Ashraf. Dopo la sottoscrizione della proposta del Parlamento europeo, hanno seriamente lavorato a livello internazionale per mettere in opera questi propositi. Ma ogni sforzo è stato vanificato dagli ostacoli posti dal governo iracheno.
 
Se l’Iraq mantenesse il suo proposito di deportare i residenti di Ashraf, allora bisogna assolutamente rendere chiaro che queste persone non sono disposte a farsi deportare con la forza all’interno dell’Iraq, e non bisogna aspettarsi che partano volontari per essere massacrati. Se si arrivasse alla deportazione, essi non avranno altra scelta che resistere.
 

 

 

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