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Voglia di libertà per l’Iran

Fondazione di Camis De Fonseca

ImageSabato 26 giugno 2010, allo stadio di Taverny, ai sobborghi di Parigi, si è tenuta la consueta manifestazione annuale della Resistenza Iraniana in esilio, a cui ho avuto l’onore di partecipare come membro della delegazione italiana.
 
Imponente la presenza dei militanti iraniani del CNRI – Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (una sorta di CLN – Comitato di Liberazione Nazionale, del quale fanno parte esponenti di tutte le confessioni religiose, di tutte le etnie e di tutte le tendenze politiche iraniane) e di loro simpatizzanti: oltre 100.000 persone hanno offerto uno spettacolo straordinario, colorando di viola (il colore scelto per la manifestazione di quest’anno) tutto lo stadio francese.

Eccezionale anche la presenza di personaggi politici di tutto il mondo, oltre 300 fra parlamentari, esponenti governativi, amministratori locali, sindacalisti provenienti dai paesi di tutt’Europa, dall’Africa, dal Medio Oriente, dall’America (USA e Canada), i quali hanno consegnato alla Presidente del CNRI, signora Maryam Rajavi, gli appelli di solidarietà con la resistenza iraniana e con la città-stato di Ashraf in Iraq, firmati dalla maggioranza dei rispettivi Parlamenti nazionali e del Parlamento Europeo (oltre 3.500 firme di parlamentari, in rappresentanza di 25 paesi democratici).
 
Massiccia, come sempre, anche la presenza degli organi di informazione (giornali, radio, televisioni) di tutto il mondo, che hanno dato ampio risalto a questo significativo evento.
 
Il grande raduno di Parigi si è svolto ad un anno esatto dall’assassinio di Neda Agha Soltan, la studentessa uccisa in strada a Teheran lo scorso 26 giugno e diventata icona e simbolo della rivolta permanente del popolo iraniano contro il regime fascista/teocratico, clericale e fondamentalista dei Mullah e degli Ayatollah, al potere da oltre trent’anni in Iran.
 
Quattro gli obiettivi che la resistenza iraniana (che opera sia all’estero, in esilio, che all’interno dell’Iran), basata soprattutto sulla struttura organizzata dei Mojahedin del Popolo (“partigiani del popolo”) si è prefissa per quest’anno.
 
1)      Definitivo smascheramento della falsa “opposizione” interna al regime, contro i “falchi” e gli intransigenti (la guida suprema Alì Khamenei, successore di Khomeini ed il suo Presidente-fantoccio Mahamoud Ahmadinejad), che sarebbe rappresentata dai cosiddetti “riformisti” o “colombe” del dialogo apparente con l’Occidente (Moussavi, Rafsanjani, Karroubi, Kathami): è chiaro a tutto il mondo che il duro scontro di potere interno al regime teocratico, fra gerarchi di opposte fazioni, non potrà portare ad alcun reale risultato per il popolo iraniano, né in termini di democrazia interna e di rispetto dei diritti umani, politici, civili e sociali, né in termini di riforme economiche che tolgano dalla più nera miseria la popolazione di uno dei paesi potenzialmente più ricchi del mondo, né in termini di arresto della folle corsa alla bomba atomica, che punta a fare dell’Iran teocratico la potenza egemone dell’intero Medio Oriente, con l’obiettivo dichiarato di giungere all’eliminazione dello Stato di Israele ed alla destabilizzazione dell’intera area, appoggiando e finanziando il terrorista islamico fondamentalista in vari paesi (Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina, Talebani in Afghanistan, le frange più estreme in molti altri paesi arabi).
 
2)      Solidarietà e difesa della vita e dei diritti umani dei circa 3.500 esponenti del Mojahedin del Popolo iraniani residenti nella città-stato di Ashraf (una sorta di “Repubblica partigiana” di Alba o dell’Ossola), da oltre un anno assediata dalle milizie paramilitari del Presidente iracheno Al Maleki, complice del regime iraniano, il quale, benché chiaramente sconfitto alle recenti elezioni presidenziali in Iraq, ancora non si decide di abbandonare il potere e minaccia ancora di attaccare e radere al suolo il campo della resistenza iraniana di Ashraf, sterminando e deportando in Iran (mandandoli incontro a morte certa) gli esponenti della resistenza al regime dei Mullah.
A tal riguardo Maryam Rajavi ha ricordato come il governo americano, che aveva il controllo della Regione di Ashraf e ne garantiva la sicurezza fino allo scorso anno, si era assunto la responsabilità e l’impegno internazionale di fare da garante per l’incolumità dei    residenti in Ashraf nel momento in cui aveva ceduto il controllo militare e poliziesco alle    forze irachene: il mondo intero si aspetta ora che il Presidente americano Barak Obama tenga fede a tale promessa, impedendo una strage annunciata e finora scongiurata soltanto grazie ad una straordinaria mobilitazione internazionale.
 
3)      Due anni or sono, dopo quindici anni di battaglie politiche e diplomatiche, l’Unione Europea ha finalmente cancellato dalla propria lista nera delle organizzazioni terroristiche il movimento dei Mojahedin del Popolo; tuttavia ciò ancora non è avvenuto negli Stati Uniti, il cui governo ancora oggi considera ufficialmente terroristi gli esponenti della resistenza iraniana, mentre allo stesso si dimostra indeciso e titubante nel contrastare apertamente e seriamente il terrorismo di stato del governo iraniano.
Occorre che tutto il mondo libero e democratico appoggi con forza l’iniziativa dei parlamentari americani che intendono far riconoscere, anche negli USA, il movimento della Resistenza Iraniana come il vero rappresentante delle aspirazioni alla libertà ed alla democrazia del popolo iraniano. Operare ancora più attivamente in Iran, per provocare la caduta ed il crollo del regime al potere.
 
4)      Il regime clericale, duramente fiaccato da trent’anni di lotta di opposizione sociale e politica, straordinariamente fattasi attiva dopo le elezioni truffa dello scorso anno, ha saputo tuttavia resistere al potere attraverso una durissima e spietata repressione interna, consentita ed agevolata dalla perdurante politica di “accondiscendenza” nei confronti dei gerarchi teocratici ancora praticata da troppi governi occidentali, in nome di interessi commerciali ed economici confessati (l’importazione del petrolio, l’esportazione di tecnologie) ed inconfessabili (il traffico d’armi e la corruzione praticata dal regime nei confronti di esponenti politici, governativi e del mondo dell’informazione in Occidente).
 
E’ necessario che la resistenza iraniana operi con ulteriore determinazione su due livelli, sia all’estero (isolando ancor di più il regime iraniano dalle democrazie occidentali e dai         paesi moderati nel Medio Oriente), sia all’interno dell’Iran (intensificando l’azione di contrasto contro i fondamentalisti islamici al potere, per provocarne in tempi rapidi la caduta e la fuoriuscita dal paese).
 
La storia ed il programma del CNRI e della Resitenza Iraniana dimostrano al mondo intero che l’opzione di un governo liberaldemocratico nei paesi di cultura islamica è possibile: un governo basato sul consenso popolare, da ottenersi attraverso vere elezioni democratiche, sotto il controllo dell’ONU, che faccia della laicità, fondata sulla separazione fra Stato e religioni, un proprio caposaldo, così come del rispetto dei diritti delle donne e di tutte le minoranze (religiose, etniche, politiche e sociali) un proprio principio irrinunciabile.
 
Dai centomila di Parigi si leva alto verso tutto il mondo il messaggio che il grande sogno di libertà di un popolo intero è possibile ed è a portata di mano: ciascun democratico è chiamato a fare la propria parte!
 
 
Tullio Monti
 
Presidente dell’associazione “Iran libero e democratico”
Coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni
Portavoce del Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni

 

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