domenica, Dicembre 4, 2022
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Struan Stevenson: “Si vedono spaccature nel regime iraniano”.

“Si vedono spaccature all’interno del regime iraniano e le elezioni-farsa tenutesi la scorsa settimana hanno rivelato le crescenti divisioni all’interno dell’élite al potere”, ha scritto l’ex-parlamentare europeo Struan Stevenson giovedì per United Press International.

Nel suo editoriale per UPI, Stevenson ha precisato che il popolo iraniano ha subito persecuzioni e repressione per mano dei tiranni col turbante di Teheran, negli ultimi 38 anni. “Il declino e la caduta della Repubblica Islamica dell’Iran è uno spettacolo atteso con impazienza da 80 milioni di poveri iraniani e da un mondo frustrato da decenni di minacce, terrorismo e guerre”, ha scritto.

Ed ha aggiunto:

I segni di un collasso incombente del regime teocratico sono chiari ed evidenti. Le fratture  sono visibili. Le false elezioni in Iran hanno rivelato le crescenti divisioni all’interno dell’élite al potere. Il leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei odia l’Occidente, odia i sunniti, odia l’Arabia Saudita, odia le minoranze religiose di qualunque genere e, quale arbitro finale di tutto il potere in Iran, ha favorito l’elezione del suo amico, l’ultra-integralista Ebrahim Raisi, il mullah dal turbante nero spesso citato quale suo potenziale successore. Il fatto che  Hassan Rouhani sia stato dichiarato il vincitore fuori controllo alle elezioni presidenziali, è stato proclamato in Occidente come un trionfo delle forze moderate e riformiste. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.

Il combattimento tra cani nelle settimane finali della campagna presidenziale, ha visto i due favoriti Rouhani e Raisi, incolparsi l’un l’altro per le atrocità e la corruzione in un modo tale da suscitare stupore persino tra la popolazione iraniana abituata alla brutalità di questa dittatura teocratica. Rouhani ha accusato Raisi di essere il principale boia responsabile dell’annientamento di 30.000 prigionieri politici negli anni ’90, in quanto membro della famigerata “Commissione della Morte”, creata dal fondatore della Repubblica Islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomenei. Questo massacro è rimasto un segreto di stato strettamente sorvegliato per decenni. Persino i parenti che domandavano informazioni sul luogo di sepoltura dei loro cari dispersi, hanno rischiato l’arresto e il carcere. Era un argomento tabù. Per rappresaglia, Raisi ha rivelato come le mani del cosiddetto “moderato” Rouhani fossero macchiate del sangue di anni di acquiescenza verso il terrorismo e di esecuzioni di stato, che hanno portato l’Iran al 1° posto per il numero di esecuzioni pro-capite.

Normalmente il leader supremo avrebbe attentamente aggiustato il risultato delle false elezioni per garantire la vittoria al suo candidato favorito Raisi, ma è tanta e tale la paura di una rivolta simile agli eventi che seguirono la fraudolenta rielezione di Mahmoud Ahmadinejad nel 2009, che Khamenei non ha potuto fare nulla. Egli sa che l’Iran è una polveriera pronta ad esplodere alla più piccola scintilla. Un’altra rivoluzione spazzerebbe via gli odiati mullah dal potere. Ma questa improvvisa rivelazione della sua debolezza si aggiunge all’ira di Khamenei. La sua rabbia nei confronti di Rouhani farà diventare più profonde le fratture che stanno incessantemente dividendo l’élite al potere.

Intanto la rete dell’opposizione, i Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o  MEK), in Iran è stata piuttosto attiva durante le elezioni presidenziali, con l’apparizione di migliaia di poster e striscioni che riportavano l’immagine di Maryam Rajavi, la leader dell’opposizione iraniana con sede a Parigi. Il sostegno al PMOI porta ad una condanna a morte obbligatoria in Iran, ma i loro poster hanno proclamato sprezzanti: “No al boia! No al ciarlatano! Il nostro voto è per il rovesciamento del regime”. I media del regime iraniano  hanno parlato con amarezza di questi poster a Teheran.

Dopo otto anni dell’umiliante accondiscendenza di Barack Obama verso il regime iraniano, il presidente americano Donald Trump ha utilizzato il suo primo viaggio all’estero da presidente, per visitare l’Arabia Saudita e Israele, i due più grossi nemici degli ayatollah. Al summit Arabo-Islamico-Americano, tenutosi nella capitale saudita Riyadh domenica, ha denunciato l’Iran come il principale sponsor del terrorismo in Medio Oriente e sostenitore di Bashar al-Assad, affermando che: “Dal Libano, all’Iraq, allo Yemen, l’Iran finanzia, arma e addestra terroristi, milizie ed altri gruppi estremisti che diffondono la distruzione e il caos in tutta la regione”. Trump ha esortato i leader di oltre 50 stati a maggioranza musulmana sunnita a “cacciare via” gli estremisti dalle loro nazioni. Il presidente americano ha bollato il regime iraniano come “un governo che parla apertamente di omicidi di massa, che ha giurato di distruggere Israele, morte all’America e la rovina per molti leaders e nazioni in questa stanza”.

Ci sono segnali in aumento che l’amministrazione Trump sta considerando di designare ufficialmente il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane una “organizzazione terroristica straniera”. L’ala extra-territoriale dell’IRGC, la forza Quds, si trova nella lista delle organizzazioni terroristiche da anni ed è illogico che Obama si sia rifiutato di estendere questa designazione alla casa madre che gestisce più della metà dell’economia iraniana e spende miliardi in guerre che provocano morte e distruzione in tutto il Medio Oriente. Inserire l’IRGC nella lista terroristica sarà come una coltellata al cuore del regime iraniano. La presa dei mullah sul potere ne sarà ulteriormente indebolita. I giorni del regime sono contati.

Struan Stevenson è Presidente della European Iraqi Freedom Association. E’ stato membro del Parlamento Europeo in rappresentanza della Scozia (1999-2014), Presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le Relazioni con l’Iraq (2009-14) e presidente di Friends of a Free Iran Intergroup (multi-partisan) dal 2004 al 2014. E’ un autore pluripremiato ed esperto internazionale sul Medio Oriente.

 

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