giovedì, Dicembre 8, 2022
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Rivelazione: Ad agosto l’attacco all’Iran

Maryam Rajavi è stata molto esplicita nel suo lungo discorso: «no» al regime islamico- fascista di Ahmadinejad ,«no» a una nuova guerra in Iran, «si» alla «terza via» ,come unica alternativa pacifica possibile per riportare la libertà e la democrazia in Iran,che deve tornare ad essere «uno Stato laico,pluralista,rispettoso di tutte le etnie,culture e credi politici e religiosi».

ImageScritto da Aldo Forbice
Il Tempo, 5 luglio – Innanzitutto i tempi c'è chi parla addirittura di una data vicina ad agosto,forse durante le Olimpiadi di Pechino (quando il mondo è distratto dalle competizioni sportive e i riflettori sono accesi nella capitale cinese per possibili rischi di azioni terroristiche). In ogni caso non si dovrebbe andare al di là della fine di quest'anno,comunque prima delle elezioni presidenziali Usa.

Bush nei suoi più recenti discorsi ha fatto capire che "l'opzione militare" non è esclusa visto il sostanziale fallimento anche delle ultime sanzioni decise dall'Onu. Per il momento Washington ha frenato l'attuazione dei progetti militari israeliani ma ci sono due scadenze in vista che renderebbero improcrastinabile l'ora X . La prima è legata all'arricchimento dell'uranio che si sta producendo nella centrale sotterranea di Natanz. Se sarà prodotta una quantità di uranio arricchito sufficiente per mettere a punto la prima bomba nucleare gli aerei israeliani potrebbero ricevere il segnale rosso di intervento.L'altra scadenza è rappresentata dall'installazione dei potenti missili russi SA ( che risultano già acquistati da Teheran ).

L'Iran dispone già di missili a media e lunga gittata,ma quelli russi potrebbero rafforzare, non solo il dispositivi difensivo, ma anche quello offensivo,essendo in grado di colpire obiettivi israeliani, oltre che le basi americane nel Golfo persico. I tempi sono ora molto stretti e tutte le cancellerie europee sono in allarme:dalla Germania alla Francia ,alla Gran Bretagna. Proprio due giorni fa il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha ribadito con fermezza al congresso dell'Internazionale socialista, a Lagonisi (Grecia),che «la minaccia nucleare dell'Iran non puٍ essere permessa».

Ma ad essere fortemente preoccupati sono proprio gli iraniani,quelli della resistenza, che da molti anni combattono il regime islamico di Teheran. Sabato scorso nei padiglioni della Fiera di Parigi oltre 70 mila iraniani (dati della polizia francese) sono arrivati da tutta Europa (ma anche dagli Usa,Canada,Australia,Iraq,Giordania,ecc.) in un meeting , convocato anche per sollecitare una presa di posizione dell'Unione europea sulla cancellazione dei mojahedin del popolo (che sono una componente del Consiglio della resistenza) dalla lista del terrorismo internazionale,cosi come ha fatto nei giorni scorsi il parlamento inglese. Marjiam Rajavi,storica presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (che ha sede proprio a Parigi) è stata molto esplicita nel suo lungo discorso: «no» al regime islamico- fascista di Ahmadinejad ,«no» a una nuova guerra in Iran ( che puٍ diventare più sanguinosa di quella del'Iraq),«si» alla «terza via» ,come unica alternativa pacifica possibile per riportare la libertà e la democrazia in Iran,che deve tornare ad essere «uno Stato laico,pluralista,rispettoso di tutte le etnie,culture e credi politici e religiosi».

Il clima che si percepiva (anche nei nostri parlamentari presenti,sia del Pdl,della lega e del Pd) era molto teso. Anche i rappresentanti di governo irakeno ci hanno confermato che, dalle notizie in loro possesso, «ci troviamo alla vigilia di un grande evento e pensiamo che,come ritorsione l'Iran possa attaccare anche noi,coinvolgendoci in una guerra totale, in tutta la regione». Un ministro ha aggiunto,chiedendoci l'anonimato: «Siamo oppressi dalla forte ingerenza dei pasdaran iraniani:dalle nostre frontiere ,ridotte a un colabrodo, passa di tutto(armi, dollari ,militari iraniani ,ecc.) per finanziare i gruppi armati,anche quelli vicini ad al Qaeda. Sono ormai oltre 300 mila gli iraniani,con nomi irakeni,compresi diversi parlamentari e alcuni ministri ,sulla busta paga della Forza Qods ,che fa capo al Corpo delle guardie rivoluzionarie di Teheran.

Noi temiamo mille volte di più gli iraniani che gli americani». Le notizie su un prossimo attacco israeliano ( con la copertura americana) ora vengono confermate dai mojaheddin ,le cui informazioni si sono rivelate sempre sono molto attendibili. Ricordiamo infatti che le prime denunce pubbliche sui siti nucleari sono venuti proprio da loro perché dispongono di una rete diffusissima di informatori sul territorio,anche nei cantieri dove si costruiscono gli impianti nucleari mimetizzati nel vasto territorio iraniano. Essi continuano a sfidare l'attivissima vigilanza dei pasdaran e sono consapevoli che,una volta scoperti,non sfuggiranno alla tortura e alla morte.Una sorte che è stata riservata negli ultimi anni a ben 120 mila uomini ,donne e anche ragazzi iraniani che si sono ribellati alla tirannia dei mullah . Neppure l'Aiea (l'agenzia dell'Onu per l'energia nucleare) e il Pentagono ,prima dei dossier resi noto dalla resistenza iraniana, non sapevano nulla sulla reale portata del programma nucleare del regime.

Non solo,ma sono stati sempre loro a rivelare l'anno scorso,la gigantesca ingerenza iraniana in Iraq e in Libano ,documentando tutti i finanziamenti ,compresi centinaia di migliaia di agenti mascherati tutt'ora sul libro paga di Teheran. Ecco perché le informazioni,confermate a Parigi,sono credibili. I partigiani iraniani si stanno preparando a questa eventualità. Forse anche l'Italia ,a di là delle dichiarazioni rituali,dovrebbe fare qualcosa di più.
 

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