domenica, Dicembre 4, 2022
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L’evento annuale dei gruppi parlamentari “Amici per un Iran Libero” ospita la presidente dell’opposizione iraniana Maryam Rajavi

L’annuale incontro dei Gruppi Parlamentari “Amici per un Iran Libero – FOFI”, si è tenuto lo scorso 9 febbraio, ha registrato quest’anno la partecipazione di membri del Parlamento Europeo, i deputati dei parlamenti di 19 Paesi ed inoltre l’intervento di una delegazione dall’Australia.

All’evento, ospite d’onore la Signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), che ha raccolto il sostegno dei partecipanti provenienti da Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Italia, Lituania, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, San Marino, Spagna, Slovenia e Svizzera.

“Come amici dell’Iran Libero, esprimiamo il nostro sostegno alla lotta del popolo iraniano e della Resistenza per il rovesciamento di questa tirannia religiosa e per l’instaurazione di una Repubblica democratica e pluralista al servizio della pace e della stabilità”, così ha introdotto ai lavori il Presidente della Federazione Italiana per i Diritti Umani (FIDU), Antonio Stango che ha poi aggiunto “Iniziamo la sessione congiunta di oggi con le osservazioni di apertura della signora Maryam Rajavi che ci darà informazioni di prima mano sulla situazione attuale in Iran e sulle prospettive per il futuro del Paese”.

La sig.ra Rajavi ha ricordato i martiri e i veri leader della rivoluzione anti-monarchica iraniana del 1979, aggiungendo che la resistenza del popolo iraniano contro l’attuale dittatura religiosa è, di fatto, la continuazione e l’evoluzione della rivoluzione del 1979. Il popolo iraniano, che ha rovesciato il regime dello scià 43 anni fa, sta ora cantando: “Abbasso l’oppressore, che sia lo scià o il leader”, riferendosi per quest’ultimo al leader supremo del regime Ali Khamenei.

Allo stato attuale, la gran parte delle criticità che affliggono la società iraniana attuale hanno raggiunto il punto di “non ritorno”, portando nelle piazze iraniane migliaia di lavoratori, contadini, insegnanti e altri settori della società in rivolta nei confronti del regime.

Dalla fine del 2017 in poi, l’Iran è stato teatro di numerose proteste a livello nazionale, che continuano ancora oggi. Nonostante le affermazioni del regime, i mullah non godono di alcun sostegno tra la base sociale, ha spiegato la signora Rajavi. Di fronte a un simile scenario, Khamenei non ha pensato di meglio che nominare Ebrahim Raisi, conosciuto come il “macellaio del massacro del 1988”, come presidente dei mullah.

Khamenei ha cercato di contenere le crisi stringendo i ranghi del regime per consolidare la sua presa sul potere. Tuttavia, dopo solo sei mesi di presidenza Raisi, il suo governo si è già dimostrato il più inetto degli ultimi quattro decenni del regime.

Se non fosse per la Resistenza iraniana, il regime dei mullah avrebbe ottenuto il pieno controllo su tutta la regione attraverso la sua esportazione del fondamentalismo islamico. Il regime iraniano considera il PMOI/MEK, e tutta la Resistenza iraniana, come una minaccia alla propria esistenza. Pertanto, affrontare la Resistenza iraniana è considerata la sua principale priorità nelle politiche interne ed estere. La maggior parte delle risorse di sicurezza, di propaganda e di guerra psicologica dei mullah sono allocate per affrontare la Resistenza iraniana, ha continuato la signora Rajavi.

Diversi membri della FOFI sono intervenuti durante la Conferenza, in particolare chiedendo ai governi e ai parlamenti europei di riconoscere il massacro del 1988 in Iran come “genocidio e crimine contro l’umanità”.

Nei pochi mesi tra l’estate e l’inizio dell’autunno del 1988, più di 30.000 prigionieri politici, in prevalenza appartenenti o sostenitori del PMOI/MEK, sono stati giustiziati dal regime in tutto l’Iran.

“Quando ho saputo che Ebrahim Raisi aveva intenzione di venire a Glasgow lo scorso novembre per partecipare al Summit sui cambiamenti climatici “COP 26”, abbiamo presentato alla polizia britannica un enorme dossier di prove da parte dei sopravvissuti al massacro del 1988 e dei familiari delle vittime, chiedendo la sua incriminazione per crimini contro l’umanità e per genocidio in base alla giurisdizione universale e chiedendo che venisse arrestato se avesse messo piede nel Regno Unito”, ha detto l’ex deputato scozzese Struan Stevenson. “Si era persino vantato di non vedere l’ora di venire a Glasgow. In seguito, all’ultimo minuto, un funzionario di Teheran è apparso alla televisione di stato per dire che non aveva nessuna intenzione di venire a Glasgow”, ha aggiunto Stevenson.

L’ex primo ministro irlandese John Perry ha duramente criticato l’approccio di “appeasement” adottato dai governi europei nei confronti del regime dei mullah in Iran. “L’intollerabile silenzio del governi europei ha permesso al regime di Teheran di continuare a perpetrare i suoi orrendi crimini nel Paese, il terrorismo internazionale, le ambizioni nucleari, nella completa impunità fino ad oggi. Riteniamo quindi di dover levare forte il nostro appello ai governi nazionali europei”, ha dichiarato Perry.

Che poi ha concluso “Dovremmo tutti offrire il nostro sostegno e cooperare con l’NCRI, una valida alternativa democratica al regime che ha la capacità di garantire una repubblica democratica, pluralistica e non nucleare”.

“La politica di “appeasement” è inutile e fallimentare”, ha detto l’ex Vicepresidente del Parlamento Europeo Alejo Vidal-Quadras. “È controproducente. Sta alimentando il nostro peggior nemico… Lavoriamo insieme, senza sosta, con forza, volentieri per far sì che i governi occidentali e anche l’Unione Europea, il Servizio di Azione Esterna, il Consiglio e la Commissione, cambino la loro politica nei confronti dell’Iran, e sostituiscano questa inutile politica di “appeasement” e di dialogo, con una politica ferma e forte che porti al cambio di regime in Iran”, ha aggiunto.

Gideos Varekis, ex membro del Parlamento lituano ed ex Vicepresidente del gruppo parlamentare del PPE dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, ha parlato dell’importanza di considerare il regime dei mullah responsabile del massacro del 1988. “Un paio di settimane fa, un gruppo formato da 467 importanti funzionari, ed ex, delle Nazioni Unite, premi Nobel, esperti di Diritti Umani, ONG e altre personalità hanno inviato una Lettera alle Nazioni Unite in cui hanno espresso la necessità di classificare il massacro [del 1988] come un crimine contro l’umanità e un atto di genocidio. Su queste basi hanno inoltre chiesto un’indagine internazionale in tempi brevi”.

“Dobbiamo pretendere che i responsabili di questo grave crimine vengano assicurati alla giustizia, e bisogna agire anche nei confronti della Guida Suprema Ali Khamenei e il suo Presidente Ebrahim Raisi”, ha aggiunto.

“Una valutazione realistica della situazione iraniana mostra che l’unica risposta possibile risiede nel rovesciamento dell’attuale dittatura religiosa. Noi siamo membri di comitati che sostengono la resistenza democratica, per cui siamo il bersaglio degli attacchi del regime iraniano”, ha detto Leo Dautzenberg, capo della delegazione tedesca del “FOFI” ed ex membro del Bundestag.

“Grazie, signora Rajavi, per essere un’ispirazione per il suo grande popolo in Iran. Signora Rajavi, la sua implacabile visione di un Iran libero non è più una speranza. Non è più un sogno. Ora è una realtà che aspetta di concretizzarsi”, ha detto il deputato maltese Mario Galea. “Purtroppo, viviamo in un mondo pesantemente afflitto dall’indifferenza, dall’egoismo, dalla stupidità o dalla miopia. Un mondo che scioccamente sceglie di aspettare fino a domani per condannare i crimini contro l’umanità in Iran piuttosto che agire oggi per prevenirne altri in futuro”, ha aggiunto.

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