
Dichiarazione Iran 2025
La situazione dei Diritti Umani in Iran continua a destare gravi preoccupazioni. Sono almeno 1000 le esecuzioni effettuate dal regime iraniano nel 2024.
La cosiddetta legge per la “promozione della cultura della castità e dell’hijab” non solo mira a rafforzare le pene sull’imposizione del velo obbligatorio, ma anche a inasprire quello “stato di polizia” già in atto nel Paese con il completo e assoluto controllo sulla società.
Ciò è in netto contrasto alla volontà del popolo iraniano e a quanto promosso dall’opposizione democratica, che ribadisce il suo “NO” all’hijab obbligatorio, alle imposizioni culturali, sociali e religiose da parte del regime, ma soprattutto il suo forte “NO” alle esecuzioni.
L’esperienza siriana ha dimostrato che i regimi, come quello dei mullah e quello degli Assad, contrariamente alla loro propaganda, sono in realtà vulnerabili e nel tempo condannati alla sconfitta. Continuare una politica di accondiscendenza, o persino fare affari con i mullah, non solo è in contrasto con i valori democratici ma, soprattutto, rischia di alimentare la carica destabilizzatrice di un regime revisionista, principale sponsor del terrorismo internazionale.
In particolare, ciò significherebbe garantire risorse aggiuntive al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) – che detengono oltre il 70% delle attività economiche finanziarie e produttive del Paese – per portare avanti le attività terroristiche di cui è protagonista fin dalla istituzione della Repubblica Islamica. Il popolo iraniano merita il più convinto sostegno alla legittima aspirazione di un Iran finalmente libero dalle oppressioni del regime dei Mullah e fondato sui principi di Democrazia, Giustizia e Stato di Diritto. La rivolta nazionale, iniziata nel 2022, condotta con esemplare coraggio dal popolo iraniano di ogni estrazione sociale – in particolare donne e giovani – e a rischio della vita, ha chiarito di fronte al mondo che la società iraniana non è più disposta a tollerare alcun ulteriore anacronistico regime assolutista, che sia degli Ayatollah o dello Scià. I tentativi di reprimere le proteste popolari e le attività delle Unità di Resistenza, così come di eliminare qualsiasi voce di dissenso anche al di fuori dei propri confini, si sono ulteriormente intensificati. È impressionante la crescita del numero di arresti arbitrari, torture, condanne a morte ed esecuzioni di oppositori politici, specialmente tra le fila del MEK/PMOI, principale movimento di resistenza al regime.
L’opposizione democratica iraniana, organizzata nel Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) e guidata dalla Presidente-eletta, Maryam Rajavi, nel suo “Piano in 10 Punti per il futuro dell’Iran” ha perfettamente sintetizzato gli elementi per l’istituzione di una Repubblica democratica basata sulla separazione tra religione e Stato, sulla parità di diritti di uomini e donne, un Iran non nucleare e senza pena di morte. In tale ottica auspichiamo, per il popolo iraniano e per la stabilità e sicurezza internazionale, la fine del regime terrorista al potere a Teheran e una ritrovata solidarietà nazionale in un Iran democratico, elemento imprescindibile al raggiungimento di una pace duratura nell’intera regione.
È quanto mai urgente l’intervento delle Nazioni democratiche, con passi concreti e decisivi, a sostegno della lotta per libertà e giustizia che il popolo iraniano sta portando avanti per cambiare la grave situazione in Iran.
Tra questi, in particolare, il non più rinviabile inserimento nelle liste delle organizzazioni terroristiche del Corpo dei Pasdaran (IRGC) e la chiusura delle Ambasciate iraniane coinvolte nel sostegno ad attività terroristiche.
