mercoledì, Dicembre 7, 2022
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A Washington, esperti in sicurezza nazionale e affari esteri chiedono una politica ferma contro Teheran

Celebrando il Nowruz e il nuovo anno iraniano, l’Ufficio di Washington del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran ha organizzato una conferenza in cui ex funzionari ed esperti statunitensi in materia di sicurezza nazionale e affari esteri, fra i quali ricercatori di importanti istituti di studio, hanno affermato che occorre mantenere le Guardie Rivoluzionarie del regime iraniano nell’elenco delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento di Stato, aumentare le sanzioni contro Teheran e sostenere la lotta degli iraniani per la libertà e la democrazia nel loro Paese.
Nelle sue osservazioni di apertura, la signora Soona Samsami, rappresentante del CNRI negli Stati Uniti ha evidenziato il fatto che il leader supremo del regime Ali Khamenei, che ha insediato Ebrahim Raisi, un assassino di massa, come presidente per consolidare il suo regime e prevenire lo scoppio di altre rivolte, in sostanza ha fallito.
“L’anno scorso, l’Iran è stato teatro di grandi rivolte anti-regime ogni quattro mesi da parte di agricoltori, operai, insegnanti, infermieri, investitori truffati, lavoratori del settore siderurgico e autotrasportatori di carburante” – ha detto la signora Samsami, aggiungendo: “Invece di pensare a quali designazioni dovrebbero essere rimosse alle macchine del terrore del regime iraniano, gli Stati Uniti e le nazioni occidentali dovrebbero cercare modi per mettere il regime di fronte alle proprie responsabilità per decenni di repressione, genocidio e terrorismo in corso. I leader del regime devono affrontare la giustizia per quattro decenni di crimini contro l’umanità e genocidio. La comunità internazionale dovrebbe riconoscere la lotta del popolo iraniano per rovesciare il regime clericale e stabilire una Repubblica dell’Iran democratica, laica e non nucleare. Niente può ostacolare la vittoria del popolo iraniano, che ha dimostrato incredibili coraggio, resilienza e determinazione di fronte alle avversità”.
Il sottosegretario di Stato per gli affari politico-militari nell’amministrazione Bush ambasciatore Lincoln Bloomfield Jr. ha detto: “L’Iran continua a violare le norme internazionali. La crisi in Ucraina ci ricorda che le norme internazionali sono ciò a cui dobbiamo attenerci per vivere in un mondo pacifico. Quindi, quando tutto sarà finito, ricordate le mie parole, sarà il momento di avere un dibattito importante sul ritorno all’iniziativa dei Paesi democratici, del mondo libero, con gruppi come il CNRI, per sostenere il piano in 10 punti della signora Rajavi, che è perfettamente coerente con tutti i nostri valori”.
“Dal 2018, ci sono state 8 grandi rivolte in Iran che hanno coinvolto 200 città e centinaia di migliaia di persone”, ha detto l’ambasciatore Mitchell Reiss, già direttore del Dipartimento di Stato per la pianificazione delle politiche, aggiungendo: “Le proteste sono continuate nel 2022. Le Unità di Resistenza, organizzate dalla principale opposizione iraniana, il MEK, e composte da tutti i settori della società iraniana, hanno guidato le proteste e preso di mira i simboli della repressione in tutto l’Iran”.
Citando l’eroica resistenza dell’esercito ucraino e del suo popolo, l’ambasciatore Reiss ha aggiunto: “I combattenti per la libertà ad Ashraf 3, il simbolo della Resistenza per il popolo iraniano, si trovano nella stessa situazione da decenni. Che sia in Ucraina o in Iran, la causa è la stessa: la lotta è per la libertà, la democrazia e l’uguaglianza. Sia in Ucraina che in Iran, questi uomini e donne coraggiosi stanno mostrando al mondo che per questi princìpi vale la pena di combattere e persino di morire”.
Il senatore Robert Torricelli, ex senatore degli Stati Uniti del New Jersey, ha detto alla conferenza: “Dato che ora vediamo la comunità internazionale imporre in modo netto sanzioni ai russi per la distruzione che infliggono al popolo ucraino, chiediamo “Che ne dite dell’Iran? Perché è diverso? E il popolo iraniano merita di meno semplicemente perché non si trova nel cuore dell’Europa? Non abbiamo tutti gli stessi standard e gli stessi diritti?”. E mentre l’amministrazione negozia con Teheran e i mullah insistono affinché la Guardia Rivoluzionaria venga tolta dalla lista delle organizzazioni terroristiche, affermiamo con forza di no. Cosa è cambiato? In che modo la Guardia Rivoluzionaria è oggi meno terrorista di quanto non fosse ieri o di quando uccideva i soldati americani in Iraq?”.
“Quelli di noi che possono preoccuparsi dell’Iran ma non sono iraniani non sono meno determinati sull’obiettivo che il popolo iraniano sia libero e questo incubo finisca”, ha concluso il senatore Torricelli nelle sue decise osservazioni.
Discutendo i progressi nucleari del regime iraniano e citando prove documentate che Teheran ha lavorato senza sosta al suo programma nucleare dal 1979, l’onorevole Michael Mukasey, ex procuratore generale degli Stati Uniti, ha aggiunto: “Rimuovere l’IRGC [Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica] dall’elenco delle organizzazioni terroristiche straniere sarebbe in realtà anche peggio che non averlo messo nella lista. In effetti, in questo modo sarebbe come se gli Stati Uniti affermassero che l’IRGC, che è una delle due entità responsabili dello status dell’Iran come Stato sponsor del terrorismo, non sia di per sé un’organizzazione terroristica”.
L’ambasciatore Robert G. Joseph, ex sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ha dichiarato alla conferenza: “Il regime iraniano non rinuncerà mai al suo programma di armi nucleari. È un regime debole. È un regime disperato in guerra contro il suo popolo. Coglie la lezione di Gheddafi e della Libia e probabilmente ora dell’Ucraina e ritiene di dover avere una capacità di armi nucleari come garanzia per scoraggiare l’intervento esterno nel conflitto civile che sicuramente arriverà quando il popolo iraniano si solleverà nella sua richiesta di libertà e dignità. È questo fatto fondamentale che dovrebbe guidare la politica statunitense, fornendo speranza e assistenza all’opposizione iraniana, non un’ancora di salvezza per i mullah”.
“Abbiamo i russi che stanno negoziando affinché l’America rinnovi il JCPOA [PACG – Piano d’Azione Congiunto Globale sul nucleare]” ha detto il dottor Steven Bucci, professore ospite presso la Heritage Foundation ed ex vice sottosegretario alla Difesa. “Allo stesso tempo, chiediamo all’Iran e alla Russia, due Paesi che abbiamo sanzionato, di pompare più petrolio per noi a causa di preoccupazioni puramente interne… Dobbiamo fermare questa follia di cercare di lavorare con i mullah, dobbiamo tornare ad operare da una posizione di forza e con sanzioni massime, fare del nostro meglio per porre fine a questo regime orribile e lavorare per la vera libertà del popolo iraniano”.
Mettendo in guardia contro l’offerta di concessioni a Teheran, l’ambasciatore Joseph DeTrani, ex direttore del National Counterproliferation Center e consigliere speciale del direttore della National Intelligence, ha dichiarato: “Nel corso degli anni, abbiamo visto il comportamento dell’Iran. Abbiamo visto cosa hanno fatto con Hezbollah e il Libano. Abbiamo visto cosa hanno fatto con gli Houthi nello Yemen… Questo è stato prima del PACG e dopo il PACG del 2015. Penso che dovremmo ricordarlo, quando parlavamo del PACG e della sua attuazione c’era speranza, una sensazione che con questo l’Iran avrebbe moderato il suo comportamento. Che avrebbe cessato le sue attività terroristiche, il suo invadente atteggiamento minaccioso, nello Yemen, in Iraq, in Siria, in Libano eccetera. Ma questo non è successo”.
Ricordando le centinaia di vite americane che sono state perse o mutilate nella guerra in Iraq, alle Khobar Towers [nell’attacco terroristico in Arabia Saudita], in Siria e altrove a causa degli atti terroristici dell’IRGC, l’onorevole David Shedd, ex direttore ad interim della Defense Intelligence Agency ha messo in guardia sulla rimozione dell’IRGC dall’elenco delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento di Stato e ha affermato: “Con il coraggio e la schiettezza di quell’opposizione che si esprime quotidianamente contro questo regime a Teheran, dobbiamo stare con il popolo iraniano non cancellando l’IRGC e non aderendo alla richiesta fatta tramite una terza parte, che sono i russi e i cinesi e altri membri della squadra negoziale che sono stati a Vienna mentre eravamo seduti fuori nell’anticamera in attesa di vedere cosa ne sarebbe uscito… Vorrei che ci fosse una prospettiva più brillante per il 2022, ma la speranza sgorga eterna e siamo con il popolo iraniano nel parlare contro le politiche sciocche, errate e mal concepite che alla fine danneggiano non solo l’Iran ma anche gli Stati Uniti e coloro che si battono per la libertà”.
Discutendo di come gli iraniani abbiano combattuto il brutale regime di Teheran, l’ambasciatrice Paula Dobriansky, ex sottosegretaria di Stato per gli affari globali ha dichiarato alla conferenza: “Un’altra area che si distingue davvero come molto rilevante in termini di violazioni dei diritti umani è quella dei diritti e della dignità delle donne. Sono fortemente limitati in Iran. Le donne sposate non possono ottenere un passaporto o lasciare il Paese senza il permesso del marito. E una donna considerata disobbediente o anche senza alcun motivo potrebbe essere picchiata e ferita. I suoi figli le potrebbero essere portati via. Il regime ha davvero miseramente fallito anche nell’affrontare quella che è una vera epidemia di violenza domestica. Le violazioni dei diritti umani sono sistematiche per l’Iran”. “Quindi, mentre ci riuniamo per celebrare il nuovo anno, ricordiamoci della forza di quei popoli che amano la libertà in Iran e in tutto il mondo, e di quella stessa speranza per un nuovo giorno” – ha concluso l’ambasciatrice Dobriansky.
Jonathan Ruhe, direttore della politica estera del JINSA (Jewish Institute for National Security of America), ha dichiarato: “La mia organizzazione segue da vicino gli attacchi missilistici e con droni del regime nella regione. E, solo per dare a tutti una sorta di istantanea, mi limiterò a notare che nel 2015, quando l’accordo originale è stato concordato, l’Iran e i suoi delegati hanno utilizzato circa 100 proiettili totali negli attacchi in Medio Oriente. La maggior parte di questi proiettili erano razzi non guidati a corto raggio semplici, relativamente rudimentali. In confronto, solo l’anno scorso quel numero è salito a 750, rispetto ai 100 di sette anni fa, e si è trattato per lo più di droni avanzati, a lungo raggio, molto più costosi e di missili balistici. Ciò rappresenta un’importante tendenza al rialzo delle capacità iraniane e potrà solo peggiorare con l’allentamento delle sanzioni”.
“La cosa principale a cui dovremmo pensare in questo momento è che se l’Iran dovesse ottenere un’arma nucleare, cambierebbe la dinamica in Medio Oriente”, ha affermato il generale (a riposo) Chuck F. Wald, ex vice comandante del Comando Europeo degli Stati Uniti, che ha avvertito: “Ciò ammanetterebbe gli Stati Uniti dal punto di vista della nostra partecipazione lì e dei nostri negoziati con altri Paesi del Medio Oriente. Cambierebbe sicuramente la nostra statura con i nostri alleati. E la rimozione dell’IRGC dalla lista dei terroristi sarebbe un errore grave e immorale”.
Offrendo informazioni tecniche sui programmi nucleari e missilistici di Teheran, il dottor Behzad Raofi, ingegnere responsabile della verifica e convalida di progetto e ingegnere capo della convalida per le missioni spaziali, ha dichiarato alla conferenza: “Come iraniano-americano che desidera vedere un Iran non nucleare libero, democratico e laico, il messaggio finale con cui vorrei lasciarvi è che, nonostante la falsa e ingannevole dimostrazione di forza esterna, il problema esistenziale del regime iraniano è interno e correlato alla sua popolazione ribelle che vuole un cambiamento positivo in Iran. La principale opposizione, il CNRI e il MEK sono organizzati, sempre più forti e stanno guadagnando slancio tra i giovani ribelli dell’Iran”.
Discutendo lo sfruttamento sistemico della struttura economica dell’Iran da parte dell’IRGC e le conseguenti crisi, il dottor Siamack Shojai, professore ed ex preside del Cotsakos College of Business della William Paterson University, ha dichiarato: “A mio parere, il mondo esterno ha due scelte. Numero uno, continuare a non imparare nessuna lezione dagli ultimi 20 anni o dagli ultimi 42 anni, continuare più o meno il gioco del gatto e del topo e anche la politica di condiscendenza e lasciare che le Guardie Rivoluzionarie e il clero abbiano accesso a miliardi di dollari… L’altra scelta – e concludo qui – l’altra scelta del mondo libero è unirsi al popolo iraniano, ascoltarlo e assisterlo, sostenerlo e sperare che attraverso il suo impegno diretto e il sostegno reale e pieno di soggetti esterni, compresi gli Stati Uniti d’America, questo regime sarà consegnato alla storia e un Iran libero, democratico e laico prevarrà sostanzialmente in Iran e costruirà il futuro del popolo iraniano”.

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