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Nuovi dettagli sul coordinamento del governo iracheno con il regime iraniano nel massacro del 1° settembre ad Ashraf

Massacro a Camp Ashraf – n. 23

Come affermato in precedenti comunicati, il massacro dei residenti di Ashraf il 1° settembre è stato ordinato personalmente da Khamenei e attuato da forze sotto il comando di Maliki in completo coordinamento con la terroristica ‘Forza Qods’. Nel rivelare ulteriori dettagli su questo, la Resistenza Iraniana chiede la formazione di una commissione internazionale d’inchiesta che conduca un’indagine imparziale e rigorosa su tale crimine e persegua e punisca coloro che lo hanno perpetrato.

1. Qualche tempo fa, la ‘Forza Qods’ era stata incaricata da Khamenei di pianificare questo massacro, che doveva essere attuato dal governo dell’Iraq. Secondo tale piano, tutti i residenti di Ashraf dovevano essere uccisi o presi come ostaggi. In seguito all’attacco chimico nei dintorni di Damasco e alla crescente probabilità di un intervento militare da parte degli Stati Uniti contro la Siria, Khamenei ha chiesto che il progetto di massacro ad Ashraf fosse accelerato.

2. Martedì 27 agosto, il comandante della terroristica ‘Forza Qods’ Ghassem Solaymani si è affrettato ad andare in Iraq e si è incontrato con Maliki al di fuori del normale orario amministrativo (alle 22.30). Nel corso di quell’incontro si è discusso delle probabilità di un attacco USA alla Siria e del massacro di Ashraf. Alla presenza del consigliere di Maliki per la Sicurezza Nazionale Faleh Fayyaz, Solaymani e Maliki hanno concordato il momento dell’attacco ad Ashraf. Quindi, dopo la visita di Solaymani sono iniziati i passi pratici per l’attuazione di tale attacco, la cui preparazione era già stata svolta.

3. Per la preparazione dell’attacco, con un certo anticipo, un gruppo di agenti dell’intelligence dell’ufficio del Primo Ministro iracheno guidati da Haidar Azab erano stati inviati ad Ashraf. Haidar Azab è già stato chiamato a comparire alla Corte Nazionale Spagnola per la sua partecipazione a due massacri ad Ashraf, nel 2009 e nel 2011. Negli ultimi giorni, per rafforzare tale squadra, era stato trasferito ad Ashraf anche Ahmed Khozair, un altro criminale coinvolto nei precedenti massacri.

4. Pochi giorni prima dell’attacco, una squadra di quattro uomini dell’intelligence, con la supervisione di Haidar Azab, ha condotto una ricognizione dell’area. In particolare, la loro ricognizione ha riguardato il fianco settentrionale di Ashraf sul muro di sabbia che domina la Strada 100, fra la moschea di Ashraf e Piazza dei Tulipani. Tali persone hanno usato maschere per non essere identificate dai residenti o anche da forze irachene. L’attacco del 1° settembre è stato condotto da quest’area.

5. A mezzanotte di sabato 31 agosto (circa 6 ore prima dell’attacco), il maggior generale Jamil Shemeri, comandante della polizia di Diyala, è arrivato ad Ashraf e si è installato nel comando della forza di polizia di intervento rapido. Egli ha svolto il necessario coordinamento per iniziare l’attacco con il colonnello Nahad, comandante del battaglione di stanza ad Ashraf.

6. Con la supervisione del maggior generale Jamil, dall’una del mattino, la forza d’attacco che era stata trasferita da Baghdad a Ashraf è stata spostata dietro il muro di sabbia a nord della Strada 100. Questo spostamento è stato condotto nel massimo di segretezza per evitare che l’operazione fallisse.

7. L’unità impegnata faceva parte delle forze per operazioni speciali (SWAT) e aveva in dotazione armi speciali a manico corto e pistole calibro 9 mm con silenziatore. I militari avevano con sé manette di metallo e di plastica. Erano sgherri ben addestrati, in particolare per questa operazione, ed esperti in esplosioni e uccisioni a breve distanza.

8. Gli attaccanti, che erano ben consapevoli del fatto che i residenti erano disarmati, entrando nell’area hanno iniziato a sparare contro la maggior parte delle persone che capitavano sotto il loro sguardo e hanno dato anche i colpi di grazia. Hanno ammanettato alcuni dei residenti, li hanno radunati in un punto e hanno aperto il fuoco contro di loro con mitra, dando poi i colpi di grazia.

9. La forza d’attacco aveva con sé esplosivi al plastico confezionati con timer e varie granate. Ha fatto esplodere molti veicoli, container, serbatoi d’acqua e porte dei locali. Uscendo dall’area, i criminali hanno fatto esplodere e incendiato molti locali, alcuni caravan, carrelli elevatori, cisterne di carburante, refrigeratori e otto land cruiser Toyota. In alcuni locali e veicoli gli esplosivi non sono detonati e sono rimasti sul posto.

10. Per preparare questo attacco criminale, il governo dell’Iraq aveva tagliato l’acqua e l’elettricità di Ashraf tre settimane prima dell’attacco. Aveva pianificato di forzare i residenti a raccogliersi in un’area limitata per risparmiare acqua ed elettricità, per semplificare il piano del massacro. Tuttavia, a causa di vaste proteste internazionali, era stato costretto a desistere.

11. Dichiarazioni dopo questo massacro da parte di funzionari della Sicurezza iracheni, dei Pasdaran (IRGC) e del ministro dell’Intelligence dei mullah non lasciano alcun dubbio circa il coinvolgimento delle autorità di governo irachene dei massimi livelli e circa il loro coordinamento con la terroristica ‘Forza Qods”. Il 1° settembre, la rete televisiva CNN ha riferito: “Due funzionari del Ministero degli Interni dell’Iraq hanno detto alla CNN che forze di sicurezza hanno fatto irruzione in Camp Ashraf dopo che la loro base era stata colpita da proiettili di mortaio. I funzionari hanno detto che vi sono state vittime per l’incursione, ma di non poter fornire dettagli”. L’agenzia Reuters ha riferito lo stesso giorno, citando “due fonti della sicurezza irachena”: “L’esercito e forze speciali hanno aperto il fuoco sui residenti”. La Reuters ha aggiunto: “Tali fonti della sicurezza […] credono che i residenti non fossero armati’’.

12. Il 1° settembre, l’agenzia d’informazione del Ministero dell’Intelligence (Mehr) ha citato il ministro dopo una riunione di gabinetto: “C’è la possibilità che in questo caso il governo dell’Iraq sia stato costretto ad affrontare i terroristi che risiedevano nella base di Ashraf”. L’IRGC ha anche scritto in un suo comunicato: “I forti figli dei combattenti martirizzati iracheni, in un atto rivoluzionario, hanno preso la loro storica vendetta sull’OMPI”. L’agenzia d’informazione “Tasnim” della ‘Forza Qods’ ha scritto che “il movimento popolare dei figli della rivolta di Shabania” ha assunto la responsabilità per l’attacco ad Ashraf.

Dati questi fatti, la Resistenza Iraniana rivolge un appello al governo degli Stati Uniti e alle Nazioni Unite, in particolare al Consiglio di Sicurezza, perché formino una commissione internazionale d’inchiesta che identifichi coloro che hanno perpetrato questo crimine e li conduca davanti alla giustizia senza alcuna interferenza da parte del governo dell’Iraq, che ne è il principale colpevole.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

2 settembre 2013

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