martedì, Novembre 29, 2022
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Monito della Resistenza Iraniana al Guardian: il regime iraniano è intenzionato a sfruttare la testata per preparare il terreno ad atti terroristici contro l’opposizione

Vi prego di notare le due lettere sotto riportate, inviate entrambe dal portavoce dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) all’Editore del Guardian; queste due missive avvertono circa il tentativo da parte del regime iraniano di trasformare il Guardian, servendosi di persone sotto le spoglie di giornalisti, in una tribuna per la demonizzazione dei Mojahedin e della Resistenza Iraniana, ponendo così le basi per atti terroristici contro l’opposizione.

La concomitanza di questi sforzi con una serie di attentati terroristici portati avanti dal regime in Albania, Francia, Stati Uniti e Danimarca aumenta l’importanza di questo tema; a seguire i testi delle due lettere.

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 Sig.ra Katharine Viner

Caporedattore del Guardian

Oggetto: Articolo diffamatorio di Arron Reza Merat nei confronti dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano e dei rifugiati iraniani membri del PMOI in Albania; articolo che, se dovessimo basarci su prove e fatti, inclusa la lettera inviatami del lui stesso in data 31 ottobre, risulterebbe crivellato di bugie, calunnie ed argomentazioni infondate contro la Resistenza Iraniana, argomentazioni contro cui è possibile fare ricorso e che possono costituire la base di un’azione legale.

Come promemoria le allego la mia lettera del 3 ottobre, in cui avevo approfondito le radici dell’inimicizia di Reza Merat nei confronti dei Mojahedin e la sua condotta profondamente sospetta ed inusuale. Nella missiva avevo specificato, sulla base di anni di esperienza, che questo tipo di articoli, che seguono la politica di demonizzazione del regime iraniano nei confronti dei Mojahedin, non fanno altro che preparare il terreno ad atti contro i Mojahedin e la Resistenza Iraniana.

1. La lettera di Merat, che ricalca parti del suo articolo, contiene un litania di argomentazioni che non fanno altro che rivangare le menzogne pronunciate dal Ministero dell’Intelligence del regime iraniano (MOIS), menzogne che vengono sistematicamente e quotidianamente ripetute, usando le stesse identiche parole, dai media governativi. Il fatto che la gran parte di queste argomentazioni si ritrovino nei tweet del regime iraniano, smascherati da Twitter il 17 ottobre, è di per sé molto eloquente. Questi tweet appartengono a 770 falsi account appartenenti al regime e disattivati da Twitter nel mese di agosto. Buona parte di questi tweet spargeva menzogne ed era parte della campagna di demonizzazione contro i Mojahedin e la Resistenza Iraniana. Il 17 ottobre il Washington Post ha riportato la seguente notizia: “Iraniani sotto le mentite spoglie di giornalisti stranieri lanciano messaggi politici sul web: smascherati dai nuovi dati di Twitter”. (Vi prego di fare riferimento alla dichiarazione del 30 ottobre della Commissione Antiterrorismo del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana: https://www.ncr-iran.org/en/ncri-statements/iran-resistance/25456-tweets-reveal-mullahs-setting-the-stage-for-acts-of-terrorism-against-the-iranian-resistance). L’uso da parte del Ministero dell’Intelligence iraniano di individui sotto le spoglie di giornalisti è tutt’altro che una novità. Il 9 luglio 2017 l’ex Ministro dell’Intelligence Ali Fallahian, in un’intervista televisiva, gettò ulteriore luce su queste tattiche: “Per raccogliere dati il Ministero dell’Intelligence necessita di coperture, sia qui che all’estero. Non mandiamo agenti dei servizi segreti in Germania o negli stati Uniti a dire: “Ehi, lavoro per il Ministero dell’Intelligence.” Piuttosto, li facciamo lavorare come imprenditori o giornalisti sotto copertura.”

2. Il tempismo dell’articolo è anch’esso molto eloquente. Secondo le osservazioni dello stesso Merat egli avrebbe iniziato a lavorarci nel mese di agosto, tuttavia sta per essere pubblicato solo alcuni giorni dopo l’annuncio del 30 ottobre, che ha rivelato il fallimento del quarto complotto terroristico portato avanti dal regime iraniano in territorio europeo, e l’arresto di un agente dei servizi segreti iraniani in Danimarca, elementi che, per il regime, costituiscono un nuovo fallimento. Precedentemente, nei mesi di luglio ed agosto (2018), erano stati arrestati ed estradati in Belgio un diplomatico iraniano e diversi terroristi del regime; sempre ad agosto, negli USA, erano poi state arrestate due spie del Ministero dell’Intelligence, che avevano focalizzato la loro attenzione sui Mojahedin; per concludere, nel mese di marzo (2018), in Albania, era stato sventato un complotto terroristico che aveva come bersaglio i Mojahedin. Il regime clericale, che dovrà tra qualche giorno affrontare una nuova ondata di sanzioni imposte dagli Stati Uniti, ha un disperato bisogno dell’articolo di Merat: esso si trova di fronte ad una nuova ondata di proteste e scioperi su scala nazionale. I mullah stanno sostenendo la più grande sfida mai presentatasi da quando si sono appropriati del potere, e non hanno trovato nessuna soluzione se non quella di tornare ai complotti ed agli attentati terroristici contro la Resistenza Iraniana. Tutto questo accade in un momento in cui le valutazioni degli alleati europei del regime iraniano rivelano che la politica della riconciliazione ha miseramente fallito. Il Primo Ministro ed il Ministro degli Esteri danese hanno annunciato, in data 30 ottobre, che avrebbero sollecitato nuove sanzioni contro il regime iraniano da parte dell’UE. Il signor Merat e, più in generale, la sua categoria, sono per il regime ancore di salvezza arrivate con troppo ritardo. Con crisi così acute, i mullah non possono essere salvati dal pantano in cui sono affondati.

3. Il macchinario propagandistico dei mullah sforna calunnie a sfondo sessuale contro la Resistenza ed i suoi leader da ormai 40 anni. Durante le prime elezioni presidenziali successiva al rovesciamento dello Shah, nel gennaio del 1980, la candidatura del signor Rajavi ricevette ampio consenso. I criminali e corrotti mullah attaccarono gli uffici dei Mojahedin a Qom, Teheran ed in altre città, ricorrendo allo stesso tipo di calunnie relativamente alla morale ed all’etica dell’opposizione usate da Merat nella sua lettera del 31 ottobre. In realtà, la vera costante delle politiche e della condotta del regime negli ultimi 40 anni è stata la visione dei Mojahedin, della Resistenza Iraniana e del suo leader, il signor Rajavi, come loro antitesi, e come principale minaccia alla propria sopravvivenza; è questa la ragione per la quale egli viene bersagliato con ogni mezzo disponibile e da tutti gli agenti, mercenari ed alleati del regime. In centinaia di tweet il regime ha scritto a proposito della “corruzione morale del leader dei Mojahedin”, degli “abusi sessuali ad opera del leader dei Mojahedin Masoud Rajavi a Camp Ashraf” arrivando anche a chiedere: “Sapete chi è l’uomo con più mogli al mondo? #Rajavi”. La gran parte della campagna di demonizzazione dei mullah, comprese le campagne su twitter portate avanti dal Ministero dell’Intelligence, mostrano ostilità e cieca isteria nei confronti del leader della Resistenza Iraniana, il signor Rajavi, e della Presidente eletta della Resistenza Iraniana, la signora Rajavi. Se il Guardian è alla ricerca della realtà e non ha intenzione di diventare una piattaforma del regime iraniano converrà che il signor Merat sta scimmiottando il Minstero dell’Intelligence iraniano. Il popolo iraniano, che ha perso per mano del regime 120.000 dei suoi migliori giovani, incluse migliaia di donne, che hanno scarificato la proprio vita combattendo contro questa teocrazia misogina, ha risposto a queste assurdità chiedendo un cambio di regime durante le manifestazioni e le proteste nazionali che, nonostante le misure repressive del regime, sono proseguite e stanno avendo luogo da ormai dieci mesi.

4. Il fatto che Merat citi “ex membri dei Mojahedin” come sua fonte non fa che provare ulteriormente che le informazioni riportate nell’articolo provengono dal Ministero dell’Intelligence iraniano. I rapporti annuali dei servizi segreti occidentali, inclusi quelli tedeschi ed olandesi, hanno sottolineato che, per diversi anni, individui descritti come “ex membri dei Mojahedin” sono stati gli obiettivi primari dei servizi segreti iraniani, col fine di impiegarli in campagne di demonizzazione nei confronti della Resistenza. Un rapporto della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, risalente al 24 dicembre 2012, evidenzia anch’esso questo fenomeno. Precedentemente, in lettere inviate tra il 10 ed il 13 agosto a Channel 4 ed in una lettera datata 22 agosto 2018 destinata ad Al-Jazeera English, così come in una dichiarazione della Commissione Antiterrorismo del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana del 19 settembre, i Mojahedin hanno denunciato ad una rete di giornalisti che si sono rivelati vicini ai mullah la squallida messinscena architettata dal Ministero dell’Intelligence, fornendo loro dettagli, documenti e nomi degli agenti impiegati in questi progetti.

5. È un tale coordinamento tra Merat ed l’Intelligence iraniana frutto di una semplice coincidenza? Secondo lo stesso Merat, egli si è concentrato sulla presenza dei Mojahedin in Albania. I tweet del regime clericale che erano stati identificati da Twitter, oltre a diffamare il leader della Resistenza Iraniana, erano focalizzati anch’essi sulla presenza dei Mojahedin in Albania. Come risulta dalla dichiarazione del 30 ottobre della Commissione Antiterrorismo del CNRI (Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana), Massoud Khodabandeh e sua moglie, Anne Singleton, che sono agenti del MOIS (Ministero dell’Intelligence), avevano prima concentrato le loro energie su Camp Ashraf e Camp Liberty in Iraq, mentre si sono ora completamente focalizzati sulla presenza dell’opposizione in Albania. Come se non bastasse, i loro tweet contro i Mojahedin in Albania vengono costantemente retweettati dal regime.

6. I tweet del regime parlano della “sospetta sparizione di un membro dell’organizzazione terroristica dei Mojahedin in Albania”, e Merat ha scritto che “i Mojahedin sono responsabili della morte di Maleh Sharai in Albania”. Quest’oltraggiosa menzogna è stata fabbricata in contemporanea con la pubblicazione di una dichiarazione, in data 22 giugno 2018, che riportava come Malek Sharai avesse cercato di salvare uno dei suoi amici che stava affogando, affogando lui stesso. La Polizia Albanese, le autorità legali e l’ufficio del Coroner sono perfettamente al corrente dei dettagli del caso. Sembra che durante il suo soggiorno in Albania il signor Merat fosse così impegnato con gli agenti del MOIS da non avere il tempo di chiedere maggiori informazioni alla autorità locali, per poi accusare i Mojahedin di omicidio.

7. La teoria secondo la quale i Mojahedin avrebbero istituito una “brigata del web che crea messaggi coordinati” è un’altra bugia inventata per supportare Javad Zarif, in disperato bisogno di un simile aiuto, dato il fallimento globale che il regime si trova da affrontare. Il 16 settembre Zarif ha scritto: “Twitter ha chiuso account di persone reali, inclusi presentatori televisivi e studenti, per una loro presunta appartenenza ad un’operazione mirata ad influenzare l’opinione pubblica. Perché non concentra invece la sua attenzione sui robot di Tirana, usati per promuovere la propaganda in favore di un “cambio di regime” nata a Washington? #SieteDeiRobot.”

8. Per quanto concerne la falsa accusa riguardante il coinvolgimento dei Mojahedin nell’omicidio di uno scienziato nucleare, diffusa dal regime e rivangata dall’NBC TV il 2 febbraio 2012, i Mojahedin si sono ripetutamente ed inequivocabilmente dichiarati esterni ai fatti, ed il 28 settembre 2012, un alto funzionario del Dipartimento di Stato americano, rispondendo ad un giornalista, affermò: “E dovrei aggiungere che il governo degli Stati Uniti non ha dichiarato che i Mojahedin erano coinvolti nelle uccisioni degli scienziati in Iran.”

Shahin Ghobadi

Portavoce delle stampe del Mojahedin del Popolo Iraniano

1 novembre 2018

 

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