lunedì, Dicembre 5, 2022
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L’Iran minaccia di usare l’arma del petrolio

ImageIl Giornale, 26 Giu – L’Iran non cede. Hamid Reza Asefi, portavoce del ministro degli Esteri della Repubblica islamica, ha fatto sapere che il Paese non ha alcuna intenzione di sospendere l’arricchimento dell’uranio, nemmeno per un periodo di tempo limitato, quello per arrivare a un compromesso con la comunità internazionale. E adesso torna anche a minacciare l’uso di quella che ormai si può definire «l’arma petrolio», ossia lo stop o la riduzione della produzione di oro nero, che avrebbe conseguenze deleterie sui mercati internazionali. 

Sulla questione le autorità iraniane hanno rilasciato dichiarazioni contrastanti negli ultimi mesi. L’Iran, che è il quarto produttore di petrolio a livello mondiale e il secondo nell’Opec, in caso di stop, potrebbe far lievitare il prezzo del greggio, che in questo momento si mantiene sui 70 dollari al barile.
Ipotesi tutt’altro che remota, se si pensa che il ministro iraniano del petrolio, Kazem Vaziri Hamaneh, ha dichiarato: «Se gli interessi del nostro Paese verranno attaccati utilizzeremo tutte le nostre capacità come risposta e il petrolio è una di queste.  In questo caso il suo prezzo schizzerà ad almeno 100 dollari al barile».
Prospettiva decisamente poco rosea, tanto quanto il vedere l’Iran che continua nelle operazioni di arricchimento dell’uranio senza poter fare nulla. Intanto passano i giorni dal 6 giugno, quando i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) e la Germania hanno presentato alla Repubblica islamica un pacchetto di proposte per limitare l’arricchimento dell’uranio.
 

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